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Al servizio del Papa e del Re

cartabia Anna Lombroso per il Simplicissimus

Si sa che di questi tempi di fervidi fedeli di Padre Pio, di fanatici feticisti  di San Gennaro, di  smodati esibizionisti del rosario anche sul  pareo,  la laicità è un optional poco frequentato.

Ma io voglio sperare  che la candidatura a Presidente del Consiglio di Marta Cartabia sia una simpatica concessione all’ideologia  del pepe rosa cosparso a salvare un piatto insapore ma indigesto.   Dovremmo fidarci di qualcuno che non fa della Carta il suo vangelo, ma proprio il Vangelo, grazie alla militanza in una organizzazione che rivendica la missione di persuadere anche con una certa prepotenza i cittadini a abbracciare e seguire un’etica confessionale?  che potrebbe quindi dare più importanza al confessionale, o, voglio esagerare, che possa attribuire più valore a assoluzioni del parroco che a quelle dei giudici e al tribunale celeste più di quello terreno?

Di lei abbiamo saputo in queste ore che è intenta a una ascensione – ma è una mania –  sul Gran Paradiso, visto il suo feeling particolare con la Val d’Aosta dove ha una pittoresca seconda casa, che è una solerte madre di famiglia con un padre putativo – il presidente emerito mai veramente detronizzato Napolitano, attualmente molto visibile e esposto nel contesto delle trattative, che l’ha voluta alla Corte Costituzionale -e un Papa, papa Francesco – che cita di sovente in qualità di faro ideologico più ancora che religioso per via dei ripetuti richiami alla buona politica, che in un Paese civile e laico suonerebbero come ingerenze indebite, ma che invece riscuotono un successo bipartisan quanto un suo incarico autorevole a premier, visto con entusiasmo da Occhetto, dai giornaloni che l’hanno “scoperta” già ai tempi della confezione di un governo Cottarelli,  da un vasto pubblico di addetti ai lavori che hanno plaudito alla sua terzietà dimostrata ai tempi del referendum costituzionale quando non si schierò esplicitamente né per il Si né per il No, anche se il suo curriculum potrebbe far sospettare una chiara propensione.

Perchè due sono le cifre ideali della giudice, due le sue fedi sia pure, forse, non a pari merito: il cattolicesimo e l’Europa, “professata” con autorevoli ruoli,  componente aggiunto del «Network of Independent Experts on Fundamental Rights della Commissione europea» dal 2003 al 2006, esperto italiano di «FRALEX – Fundamental Rights Agency Legal Experts» all’Agenzia europea dei diritti fondamentali dell’Unione europea a Vienna dal 2008 al 2010,  membro sostituto della «Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto, nota anche come Commissione di Venezia».

E si sa che all’Europa piacciono esecutivi forti perchè perlopiù se li sceglie e impone, rispetto a parlamenti deboli, anche se il larga parte hanno dimostrato una lodevole acquiescenza nel votare zitti zitti tutte le possibili cessioni  di sovranità Per dir la verità all’Ue non piacciono poi un granchè neppure le Costituzioni colpevoli  del vizio di origine di essere nata dalle resistenze, “socialisteggiante” e che perciò andrebbero rivisitate e modernizzate per adeguarsi alla supernazione e superpatria regionale.

Ho già visto che l’autrice di un fortunato saggio “Giustizia e Mito” scritto a 4 mani con Luciano Violante il sacerdote della doverosa pacificazione con i fascisti in barba ai valori costituzionali, è guardate con le tradizionali aspettative dal mondo femminile che continua sbadatamente a ritenere che il ricambio meccanico maschio-femmina in posti di comando garantisca cambiamento culturale e politico e promuove il riscatto delle donne. C’era da giurarci che sarebbe bastato creare l’illusione che la rimozione di Pillon avrebbe creato  le condizioni per ripristinare diritti e nuovo slancio alla lotta per la conquista di  prerogative irrinunciabili, come se la storia non ci avesse insegnato che non basta essere donne per tutelare le altre donne, che non basta essere meno fanatici per garantire elementari requisiti di laicità e civiltà.

In questo caso la combinazione di clericalismo e europeismo ( è uscito proprio in qiesti giorni il libro di un’altra “del mestiere”, Nadia Urbinati che rivendica le radici illuministe e cattoliche dell’Ue riconfermando che si tratta di un ossimoro non riuscito), professati in forma sfacciatamente  settari, dà per certo che i problemi della genitorialità responsabile, della procreazione consapevole potrebbero essere agevolmente aggirati con la castità festosamente imposta da condizioni economiche austere in virtù delle quali fare figli è un lusso per pochi che possono permetterselo, raccomandabile per far piacere a Dio, dunque censurato per chi dimostra di appartenere a una collettività irresponsabile, indolente, corrotta nei costumi e nelle opere, a donne che stoltamente perseguono ambizioni smodate magari alla Standa o in un call center, che non consentono loro di conciliare carriera e famiglia come ha potuto fare la prestigiosa candidata.

Non so per voi ma per me questo mondo artificialmente pacificato, evangelizzato del mercato e addomesticato dai consumi, compassionevole più che solidale, dove si raccomanda la sussidiarietà al posto dello stato sociale e il terzo settore al posto dello stato di diritto, unito grazia alla rinuncia a identità, diritti e desideri, che premia in cielo l’onestà e la rettitudine superflue o sgradite in terra, dove perfino la giustizia non è equa e uguale per tutti, dove tra i peccati mortali si annovera l’impiego della ragione, l’esercizio di critica e la passione per la libertà, non è il migliore dei mondi possibili.

 

 

 

 

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