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L’euro torna in coma: si attende una nuova crisi

Crisi-economicaL’euro risvegliato dal coma anni fa da oligarchie che se ne sono servite come di un’arma per imporre sempre nuovi massacri sociali, non è affatto guarito, ma sembra anzi  giungere a grandi passi al capolinea, almeno per l’europa del Sud. Oggi il web trabocca di un pezzo del Telegraph che riporta l’opinione di un notissimo economista tedesco, Peter Bofinger, secondo il quale ” se fossi nei panni di un politico italiano tornerei alla mia moneta il più presto possibile: sarebbe l’unico modo di evitare la bancarotta”. Il fatto è che l’idea peregrina di imporre pesanti perdite ai detentori privati di titoli sovrani in caso di crisi, prima ancora di un intervento dell’Ems, ovvero del famigerato Meccanismo europeo di stabilità , non solo potrebbe innescare una profezia autoavverante, ma anche una crisi di fiducia così grave da azzerare l’economia e le classi dirigenti che hanno assecondato e spinto il disegno oligarchico di questi anni.

Non si tratta di un parere isolato, perché Bofinger fa parte del Deutsche Gesellschaft
für Auswärtige Politik, ovvero del consiglio tedesco per la politica estera e del Sachverstaendigenrat fur wirtschaft , ossia del consiglio degli esperti di economia ( qualcosa di molto diverso dalla traduzione inglese come “tavolo di consulenti” alla quale siamo imprigionati per servilismo linguistico)  molto ascoltato dal governo e in particolare dal ministro delle finanze Schauble. Dunque non è il parere del primo che passa, né quello di un economista eretico visto che Bofinger, a parte qualche nuance keynesiana, fa parte a pieno titolo del mondo ideologico ordo liberista. Ma certo viene da chiedersi come mai questi illustri pareri così diversi da quelli di qualche anno fa, giungano adesso e come mai si stia pensando a un  meccanismo tipo bail in bancario anche per le crisi sovrane dopo aver fatto fuoco e fiamme per creare e imporre un onerosissimo fondo ad hoc.

La risposta è semplice: si sente l’avvicinarsi di una nuova crisi o meglio un nuovo acuirsi della vecchia superata solo a forza di manipolazioni statistiche, di una nuova tempesta di tali dimensioni a cui è difficile che possano rispondere da soli Stati già fiaccati dalle vecchie crisi bancarie, privi di qualsiasi autonomia monetaria e di bilancio, la cui credibilità e consenso sono già stati profondamente scossi da anni di inutili e controproducenti riforme antipopolari. Perciò si  pensa come ultima spiaggia di saccheggiare il risparmio privato. Certo l’idea ha cominciato ad accelerare da quando si è capito che la Grecia è ormai ingovernabile e che il Portogallo è entrato in una nuova spirale di diminuzione di Pil e aumento dello spread che escludono la possibilità di una restituzione del debito. Si tratta di un 10 per cento scarso dell’economia europea: non sarebbe un problema irresolubile se non fosse per i segnali che denunciano un nuovo armageddon a partire proprio dagli Usa dove si dava ormai per scontato il superamento della crisi. Ora però si scopre che i dati sull’occupazione sono di fatto fasulli, che la domanda aggregata  ristagna, che i profitti delle maggiori corporation  è in calo, che si è instaurato un trend negativo di investimenti e ordinativi in presenza di livelli indebitamento molto alti, favoriti dai vari quantitative easing e dall’aumento esponenziale dei crediti inesigibili. E tutto questo senza che la crescita in altre parti del mondo, Cina in particolare, possa più tamponare queste situazioni.

Non ci vuole molto a capire che gli Usa, stretti nella morsa tra il costo del denaro in aumento per evitare la dedollarizzazione in vaste aree del pianeta e dunque la loro supremazia e il disastro interno di cui l’inedita campagna presidenziale è una manifestazione, tenteranno in ogni modo di scaricare la crisi all’esterno e sull’Europa in particolare, dove peraltro una borghesia cieca e mediocre si è completamente legata a un disegno di colonizzazione che ha il suo vertice nel Ttip. A questo punto l’euro diventerà un peso per tutti gli attori continentali, anche per quelli che ne hanno tratto un temporaneo vantaggio e ci si prepara a buttar via la zavorra.

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