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Lo spazio elettorale e il nulla politico

miserie-del-tempoStiamo guardando un telefilm, anzi un episodio di quelle serie noiose serie ospedaliere dove la sanità diventa qualcosa di radicalmente diverso da ciò che è in realtà e nelle quali vedremo probabilmente in futuro lo stesso Renzi in crisi da visibilità: c’è una equipe di informatori che dopo i ballottaggi grida “lo stiamo perdendo” e tenta di rianimare un soggetto talmente morto da essere stato sconfitto persino nelle sue cittadelle clientelari: Siena, città del Monte Paschi, valga per tutte. L’accanimento terapeutico di tv e giornali, nel far pensare che un soggetto politico morto come il Pd sia in realtà ancora vivo, seppure malconcio, deriva dal fatto che la razza padrona locale aveva individuato nella creatura di Veltroni l’attore ideale per una fuoriuscita alla chetichella dalla socialdemocrazia e l’approdo verso l’eurismo mercatista mentre ora si ritrova con niente in mano e con una grande incertezza dopo l’esperienza col cialtrone di Rignano.

Per la verità il Pd era nato malissimo, sacrificando nelle doglie del parto e nella fusione fredda fra diessini ed ex democristiani il governo Prodi che in qualche modo, magari in maniera flebile e residuale, conservava certi tratti socialdemocratici. Ma l’atto di morte vero e proprio è arrivato quando il partito ha cambiato le sue regole interne per far partecipare Renzi alle primarie su input di Blair, ministri della Merkel, potentati bancari e di Blair. Quella scelta fu come la confessione di un retro pensiero, una resa alla cialtroneria confusionaria e “nuovista”  che doveva traghettare il partito verso la destra, conservando le etichettature di centro sinistra che avrebbero reso più facile ,o smantellamento. Tuttavia sono stati sbagliati i tempi e i modi, mentre il personaggio chiave chiamato a interpretare il passaggio si è rivelato impari al suo compito.

Il crollo di questo progetto che del resto ha analogie sostanziali quasi ovunque in Europa, apre un grande spazio che l’elite è impreparata a riempire: di qui il tentativo di puntare sulla narrazione di una sconfitta temporanea del Pd che in effetti è ormai inesistente e tenuto insieme da interessi extrapolitici, dal quel sotto capitalismo di relazione che ha disperatamente bisogno di referenti. Tuttavia parliamo di spazio elettorale, non di spazio politico che è ancora occupato dagli ingombranti detriti della seconda repubblica e del suo protagonista assoluto ovvero Berlusconi. Da quella parte non si vede molto di più del cattivismo salviniano che funge da programma, mai così efficace in tempi di palese assalto dai toni euro sorosiani ( e non a caso il banchiere Macron è im prima linea con la sua grondante ipocrisia) o dal confuso centrismo di necessità pentastellato, mentre a sinistra non si vedono molti progressi rispetto alle ambiguità piddine: Marx viene molto citato e invocato, ma in realtà è stato introiettato un pensiero liberal di marca americana e formato in sostanza dal catechismo del capitalismo compassionevole che in Usa fa furore. Lo stesso, per esempio che non vuol sentir parlare di contenimento delll’immigrazione, ma ha accettato come se nulla fosse la separazioni dei genitori – braccia a basso costo – dai loro bambini gestiti peraltro da società private. O ancora si aggira dalle parti di Tsipras che abbandonata la camicia bianca, annuncia in giacca e cravatta di aver salvato la Grecia. A prezzo però di un 35%  della popolazione sulla soglia di povertà, il cui livello è peraltro assai inferiore al resto di altri Paesi europei e in taluni casi implica un livello di reddito da soglia di povertà, che è la metà di quello italiano pur non essendoci una significativa differenza del costo della vita.

Quel salvataggio si riferisce esclusivamente all’adesione  a criteri finanziari, rifiutando i quali probabilmente la situazione non sarebbe differente, ma aprirebbe potenzialità infinitamente maggiori della svendita del Paese per quattro soldi ai potentati economici. E tuttavia molta parte della sinistra italiana bazzica intorno non ai suoi temi propri, ma a quelli dell’umanesimo neoliberista senza nemmeno accorgersene e cercando in tutti i modi di vedere internazionalismo dove c’è solo cosmopolitismo e rapido degrado della democrazia. Si rimane in sostanza nello stesso ambito di sconfitta ideologica che ha preceduto il Pd e che ha posto le basi della sua creazione: si fa poca strada rimanendo fermi e non accorgersi che senza cambiamenti strutturali, si può fare ben poco per cambiare le cose, anzi si finisce per aggravarle. Dunque per ora lo spazio che si è aperto corrisponde ampiamente al nulla, al vuoto da cui la natura rifugge, ad aspirazioni e idee che non riescono a venire da galla, sommerse come sono dai detriti del passato.

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2 responses to “Lo spazio elettorale e il nulla politico

  • redattorecapo

    L’ha ribloggato su bondenocome ha commentato:
    Dunque per ora lo spazio che si è aperto corrisponde ampiamente al nulla, al vuoto da cui la natura rifugge, ad aspirazioni e idee che non riescono a venire da galla, sommerse come sono dai detriti del passato.

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  • Anonimo

    “Per la verità il Pd era nato malissimo, sacrificando nelle doglie del parto e nella fusione fredda fra diessini ed ex democristiani il governo Prodi che in qualche modo, magari in maniera flebile e residuale, conservava certi tratti socialdemocratici. ”

    Il PD è una pustola purulenta, va trattata con potenti antibiotici per eliminarla, e va fondato un partito Minimamente socialista ( Non femminista lagnone e smanioso di poltronette,Non immigrazionista a spese degli italiani, ecc…).

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