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Olimpiadi, ammazzette oh

28_08_1960_anteriorePer capire bene in che razza di Italia viviamo, e quale sia l’estensione cancerosa dello spirito di casta e della inevitabile corruzione che ne deriva basta pensare al modo furtivo con cui Lega ambiente che appunto dovrebbe difenderlo, aspetta il ferragosto per esprimersi a favore di eventuali olimpiadi a Roma, invocando – udite udite – la necessità di uscire dal dibattito ideologico. Certo è l’ultima risorsa degli ottusi privi di qualsiasi argomento, ma evidentemente si spera di aver rimbecillito a tal punto gli italiani da potersi servire anche di questi topoi del nulla. Del resto ciò che importa è far sapere colà dove si puote la conversione dell’ambientalisti di maniera.

Ora tutti  e dico tutti i dati dimostrano che le olimpiadi così come anche le mega vetrine di qualche tipo come l’Expò sono in netta perdita, che le spese fatte col denaro pubblico non vengono mai ripianate e che se c’è qualche guadagno esso finisce inevitabilmente nella speculazione, nella corruzione e nel profitto di pochi. Quando non accade che un Paese, l’esempio della Grecia è fin troppo evidente, venga rovinato dall’organizzazione dei giochi, mentre un altro come il Brasile esca completamente destabilizzato da enormi spese per strutture e sistemi che raramente trovano un senso dopo i giochi o le kermesse. Certo qualcuno tenta come ha fatto il governo inglese dopo i giochi di Londra di barare sui conti, nascondendo le spese (per esempio quelle per la sicurezza e l’ordine pubblico che sono enormi) e mettendo a bilancio vantaggi puramente ipotetici e privi di controprove. Per esempio Cameron cercando di dimostrare come le olimpiadi avessero portato più soldi di quanti non se ne siano spesi ( tra parentesi cinque volte di più del preventivato) , mise a bilancio più di 1 miliardo e mezzo di appalti vinti da aziende britanniche per partecipare all’organizzazione di altri Giochi, quelli invernali di Soci, in Russia, nel 2014, e quelli estivi di Rio de Janeiro, in Brasile, quest’anno.  Ma questo non solo è indimostrabile e pretestuoso, come ha dimostrato il Financial Times,  in qualche caso è anche bugiardo visto che molti di quegli appalti erano già stati vinti a prescindere.

Insomma grandi spese pubbliche per strutture e impianti che di solito rimangono inutilizzati dopo l’evento o ben che vada si rivelano succedanei del tutto inadeguati di un piano urbanistico. Ed è proprio dentro questa logica che si è alla fine concretizzata la perdita di 200 milioni netti  per l’Expò tenendo conto ovviamente di tutto l’indotto senza che la manifestazione abbia attratto più turismo o che abbia avuto una qualche risonanza di immagine. In effetti le olimpiadi muovono un gigantesco giro economico, ma che bypassa completamente la città o anche il Paese dove si svolgono perché il grosso si muove attorno alle televisioni di tutto il mondo e ai contratti pubblicitari: le presenze fisiche sono ormai poca cosa, anzi in qualche caso tendono addirittura a diminuire scoraggiando il turismo normale. Infatti solo le olimpiadi di Atalanta hanno visto un bilancio economico positivo anche se di poco. Ora immaginiamoci nella Roma del mondo di sopra, di sotto e di mezzo, dei giochi i cui costi previsti  – e dunque di gran lunga inferiori a quelli reali che potrebbero essere tranquillamente triplicare  – sono di 9,8 miliardi (senza il capitolo sicurezza) di cui 8, 7 coperti dal denaro pubblico. Non bisogna dimenticare che i giochi del 1960 furono un’iradiddio di scandali con un villaggio olimpico che cominciò a cadere a pezzi pochi mesi dopo la manifestazione o i 15 chilometri della via Olimpica praticamente distrutta da un temporale ancor prima di essere finita, per non parlare delle orrende speculazioni su Fiumicino o del fatto che furono abbandonati i tram.

Ma almeno allora le olimpiadi avevano un senso come vetrina di un Paese in pieno miracolo dove l’indice della produzione industriale era cresciuto del 90% in un decennio, dove le case dei ceti medi iniziavano a riempirsi di frigoriferi, televisori e lavatrici e a cui l’autorevole Financial Times aveva appena assegnato l’Oscar per la moneta più forte. Fra tre anni cosa presenteremo? Un Paese che in un decennio ha perso il 90% della sua produzione industriale? Che vive di espedienti, uno dei quali sono appunto le grandi manifestazioni del magna magna, non diversamente da quei personaggi che nella Napoli del secolo scorso facevano di mestiere gli invitati ai matrimoni (per accrescere il numero di invitati e dunque il prestigio) abboffandosi un giorno per compensare il digiuno di forzato di mesi. E’ solo un modo per continuare le logiche dell’emergenza che sono ormai da trent’anni la fonte di declino e di corruzione che agiscono in una lieta spirale sinergica.

Ma per preparare le olimpiadi occorre anche lavoro, dunque salari (sempre che non succeda come per l’Expò) e immissione di denaro nel ciclo economico oltre ad essere un’occasione per fornire la città di nuove strutture, come suggerisce in tono di beatitudine Lega ambiente. Vero, ma si tratta sempre di imprese temporanee e precarie che lasciano il deserto e spesso la devastazione sia materiale che morale dietro di sé. Si tratta di sforzi i cui frutti vanno altrove e/o si concentrano in poche mani, di opere pensate per il breve termine e senza un’idea di città e di convivenza, sforzi giganteschi per spostare mucchietti di terra. In due parole lavoro inutile o con un minus valore per la comunità. Se collegamenti, metropolitane, edifici, costruzioni e miglioramenti fossero pensati al fuori dell’occasionalità olimpica e delle sue necessità avrebbero una validità e un senso enormemente superiori. Purtroppo lo avrebbero per la cittadinanza non per gli speculatori che sono avvantaggiati dall’ennesima  emergenza , per i romani e non per i palazzinari di riferimento, per la gente e non per le mafiette capitali. Così meglio fare le olimpiadi, mostrare i rappezzi e compiacersene, meglio devastare l’ambiente circostante, rendere la vita difficile a chi subisce lavori di natura estemporanea o inutile o inadeguata. Meglio magari prendere qualche mancia per compiacere chi conta e rendere migliori i proprio ambiente. Quello di casa s’intende.

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