1 (1)Si cerca l’autore di un filmato. L’ipocrisia impone che la “colpa” di un pestaggio tra due ragazze in una scuola di Bollate, ricada sul misterioso alunno che ha il filmato il fattaccio e lo ha postato su you tube. Come si permette questo anonimo di svelare quali siano i risultati dei disvalori inculcati per decenni, esaltati dalla televisione che ormai non trasmette come messaggio che l’esaltazione del denaro, del possesso e del fatuo protagonismo, sia esso tema di una gara tra cuochi, tra agenti immobiliari  così come tra cravattari nei loro negozi di pegni? Una violenza in tuti i sensi che poi si riverbera anche in una vicenda di fidanzatini come nel caso in questione?

E come si permette di far vedere la rissa e i ragazzi che non intervengono e ridono? O di fare udire due quota rosa di domani che si sommergono di improperi di quel tipo che spiace alla Boldrini o una di loro usare un linguaggio chiaramente mediato dalla criminalità organizzata? Davvero imperdonabile, perché se il filmatore è anonimo, anche la scuola e gli insegnati lo vogliono rimanere: se la squagliano davanti ai cronisti, si danno alla fuga. E anche la preside dice di essersi accorta del fattaccio solo da you tube, forse perché ormai gli ex educatori devono passare il tempo a capire come possono pagare la carta igienica e grottescamente punta il dito  contro “la non consapevolezza dell’uso dei social network”. Come dire che se ci fosse stato un uso responsabile adesso non avrebbe questa grana e non si sarebbe accorta di nulla. La consapevolezza certo è bel peso. Un peso del quale tra l’altro non sappiamo nemmeno la misura: si potrebbe anche supporre che gli insegnanti  siano spaventati anche per motivi estranei al tritacarne mediatico che mette in luce tanta accortezza pedagogica, magari dal fatto che una delle due ragazzine non appartiene alla scuola, ma mostra di essere  molto preparata nelle tipicità del linguaggio della Ndrangheta.

Insomma non è che sia poi così grave il fatto in sé, ma il tentativo di far apparire come i veri colpevoli quelli che lo mostrano è ahimè è una cultura generale che parte dalle elementari e arriva ai vertici con i risultati che sappiamo e che vediamo. Così dopo un’ora di assemblea dei rappresentanti delle classi la sorprendente morale è: “l’accaduto nulla ha a che vedere con questa scuola”.  Il fatto è che “questa scuola”, con questi esperimenti didattici di ipocrisia, rischia di avere poco a vedere con l’incerto futuro del Paese.