
Come preconizzato ieri proprio su questo blog (qui) il nostro governo sta facendo disperate pressioni su Parigi perché la Torino-Lione non venga cancellata: troppe cose si sono mosse e smosse, troppi assegni sono passati di mano, troppa repressione è stata invocata e troppa malriposta credibilità è stata messa sulle spalle di questa grande opera perché ora si possa tornare indietro, almeno in via ufficiale. Infine ho troppa poca stima per la nostra classe dirigente per non avere il sospetto che si chieda al governo francese di ammorbidire la cancellazione, facendola passare per un rinvio o una riorganizzazione dei tempi, in modo da mandare avanti comunque i lavori, in attesa di un radioso futuro che vedranno, semmai, i nostri nipoti.
Ad ogni buon conto l’indiscrezione sul ripensamento francese in merito ai progetti ferroviari che Sarkozy aveva varato (per un costo totale stratosferico di 256 miliardi, una vera presa in giro) ha avuto quanto meno il merito di mettere sul tavolo alcune carte e farle uscire dalla fumosità e dal funanbolismo verbale. Innanzitutto l’Europa si è subito tirata indietro, facendo sapere che la ferrovia a grande capacità è un progetto esclusivamente italo francese e che non verranno messi in moto finanziamenti a nessun titolo. In secondo luogo i dubbi transalpini derivano dall’ inutilità dell’opera: su quella direttrice il traffico merci si è costantemente ridotto dagli 11 milioni di tonnellate dei primi anni ’90 ai 4 milioni di oggi. Considerare imprescindibile un progetto immaginato vent’anni fa in condizioni totalmente diverse è fuori dalla realtà, qualcosa che poteva nascere solo dalla leggerezza di Sarkozy- Berlusconi. Pensare di buttarci 12 miliardi (che potrebbero facilmente raddoppiare) nelle attuali condizioni, rasenta l’assurdo, anche perché è ben noto come proprio le grandi opere siano voraci di finanziamenti, ma assorbano poca occupazione rispetto a quelle “piccole”.
Insomma su questi fatti non si può più barare: l’opera è costosa, non si inserisce in alcuna strategia europea e rimane nella sostanza pletorica rispetto alle esigenze. E’ davvero l’ultima cosa a cui pensare in mezzo a un a drammatica carenza di infrastrutture moderne e un’altrettanta drammatica carenza di soldi. Purtroppo sappiamo che in Italia l’utilità non viene misurata in rapporto alle esigenze del Paese, ma in rapporto ai vantaggi che comporta per chi costruisce e per chi lascia costruire. La si vuole fare lo stesso? Bene, ma ora che le mezze parole, la retorica e gli alibi sono nudi, si cerchi almeno una spiegazione verosimile sia per la comunità della Val Susa investita direttamente dai lavori, sia per la comunità nazionale costretta a subire massacri i cui proventi vengono poi dilapidati per aerei militari e opere di discutibile utilità.
Ma non accadrà. Nessuno a cominciare da Passera darà alcuna spiegazione, nessuno tirerà fuori studi tecnici vantati, ma inesistenti. Si dirà solo che è un’opera necessaria e di fronte a questa parola si sa che ormai ogni contrasto viene annullato. Ormai dire necessario è come dire amen: i politici si alzano e rispondono così sia.


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Questo è un chiaro esempio di come non è vero che il governo Monti sia rigoroso nella spesa. Un’opera pubblica di queste dimensioni comporta un indebitamento a lungo termine di svariati miliardi di euro e non può dare un ritorno dell’investimento in quanto le merci che passerebbero sono notevolmente sotto il break even point. Pertanto l’opera in termini secchi determinerebbe un incremento del debito pubblico in quanto saranno i contribuenti a pagare il deficit gestionale. Inoltre la massa monetaria generata dall’investimento, poiché questo è un’opera inutile e dannosa, genererà inflazione. La comunità europea che conosce dettagliatamente questi fatti ha escluso di partecipare oltre il denaro i stanziato (comunque a carico delle quote di investimenti di Italia e Francia) e solo per opportunità politica non ha ritirato l’appoggio al progetto. D’altra parte lo paga l’Italia e la Francia anche con i mancati buoni investimenti alternativi.
Il ministro Passera, da uomo di banca, non può ignorare questi fatti che sono alla base delle valutazioni della fattibilità degli investimenti sia nel pubblico sia nel privato.
Ci vorrebbe come minimo un istituto di astrofisica, eva. Già il solo Monti quotidianamente ne caccia di diametro comparabile ad Aldebaran.
Che ci fosse un’agenzia di valutazione della grandezza delle balle che
Monti racconta non mi dispiacerebbe.
Che la stessa agenzia misurasse il servilismo del PD non sarebbe un male.
io spero che il governo francese cancelli definitivamente la tratta turin lyon ,cosi almeno per questa volta invece di prenderlo nel culo noi se lo prendano nel culo i politici
scusate…leggete qui:
http://www.reset-italia.net/2012/07/13/se-fosse-stata-vera-spending-review/#.UABmtOFMJ0w
leggete:
http://www.reset-italia.net/2012/07/13/per-colpa-di-chicchiricchichi/#.UABPyOFMJ0w
leggete:
http://www.reset-italia.net/2012/07/13/per-colpa-di-chicchiricchichi/#.UABPyOFMJ0w