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Ma che gran figli di …

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ve lo ricordate Hoffman? certo eravamo giovani, eravamo arroganti, eravamo ridicoli, eravamo eccessivi, eravamo avventati, ma avevamo ragione? Pare che avessero invece ragione il cinismo ribaldo e il vetriolo fascistoide di Longanesi con il suo motto idealmente impresso sul tricolore: tengo famiglia.

E siccome siamo moderni,  teniamo famiglie allargate a amici, affini e complici,  e pure “combinatorie” come diceva il Censis nella sua fase più immaginifica, quelle “impegnate  nella moltiplicazione delle attività lavorative e  nell’aggregazione di una pluralità di redditi di lavoro. Tutti cercano di contribuire all’obiettivo di accrescere la capacità complessiva di spesa e di risparmio: si ricorre al doppio lavoro….  ai lavoretti stagionali, a quelli informali e tipici dell’economia del sommerso”.

Invece del Cnel in via di cancellazione come la democrazia, invece del Censis e dell’Istat sempre meno ascoltati e celebrati a meno che non si prestino con rinnovato fervore a soffietti di regime, invece di sociologi del familismo amorale, ormai annoverati tra molesti e arcaici sapientoni, a occuparsene è la cronaca giudiziaria, che ogni tanto rivela a noi, possessori di vincoli di serie B, ben poco riconosciuti e ancora meno tutelati, l’esistenza e la sussistenza di stirpi illustri che, nei vari gradi di parentela e contiguità godono di sostegni, assistenza, sussidiarietà, rendite e privilegi dinastici sempre più ingenti e pingui, ben oltre i modesti e innocenti Rolex d’oro, ormai equiparati alle ingenue medagliette della Cresima elargiti dalle madrine e dai padrini.

Anche se di padrini ce ne sono e sono poi un po’ sempre gli stessi, cordate di imprese multitasking, progettisti visionari di ponti e piramidi, faccendieri dinamici quanto avidi, finanzieri dotati di quella ubiquità necessaria a prodigarsi qui nel supporto a politici rampanti come in ben protetti paradisi, ministri e boiardi di Stato. E a spartirsi il pane poco eucaristico non ci sono solo virgulti della nomenclatura, ma anche patriarchi beneficati dalle carriere di figli che hanno ben appreso la lezione e seguito l’esempio genitoriale e premiati perfino tramite leggi ad personam, salvataggi bancari ad familiam, timide sentenze assolutorie quando proprio era impossibile affidarsi alla compassionevole prescrizione.

Abbiamo saputo di fratelli che in mancanza di un gabinetto di rango ministeriale, vengono omaggiati con opportuni succedanei sotto forma di toilette ad personam, forse inutile vista la scarsa frequentazione della sinecura della quale possono beneficare. Mogli e mariti di sprecano, nelle vesti di guardie del corpo e portaborse, di addetti stampa e sbrigafaccende, di consiglieri e consulenti giudiziosamente previsti nei regimi di fuori busta e indennità irrinunciabili a tutti i livelli territoriali, non dissimili in fondo da igieniste dentali e olgettine avide, della quali almeno si conosce la natura dei servizi prestati.

Ma i figli, beh i figli so’ piezzi ‘e core, cosa non farebbero per i figli i nostri “eletti” e non, in esercizio o in pensione, che hanno provveduto a sistemarli perché non debbano patire in caso di oscuramento di cariche e popolarità. Se avevamo dei dubbi sulla loro competenza, sulla loro onorabilità, non ne abbiamo sul loro attaccamento alla prole, sulla cura dei cuccioli, alla notizia del cursus honorum del giovane Lunardi o di Monorchio jr, come avevamo appreso anche prima a proposito dei successi e dei premi produzione del ragazzo Cancellieri, della piccola Fornero, e tanti altri saliti all’onore delle cronache, ma per poco, per via di prudenti eclissi informative.

Della loro Fertility, benedetta e officiata in vari Family Day, come hanno rivendicato in forma bipartisan da Lupi a Galletti, sappiamo che è l’unica riconosciuta e approvata, che sia istituzionale, legale o criminale o tutte e tre insieme, eventualità non remota ricordando le frasi celebri di Lunardi Senior a proposito nella doverosa convivenza con la mafia. Sono ammesse e tutelate solo le loro dinastie, discendenze, eredi e delfini, parenti di tutti i gradi, patriarchi anche sotto forma di zii esigenti e tirannici: abbiamo notizie oggi dell’ira di un ascendente della stirpe Salini Impregilo molto temuto, anche dal premier che ha dovuto promettere un Ponte alla sua impresa. Dimostrano ogni giorno che le nostre di famiglie sono meno di zero, figuriamoci le progenie di chi arriva della quali è sacrosante non gliene freghi un cazzo, secondo una ideologia discesa per li rami anche a livelli popolari. Al Ministro dell’Ambiente infatti “non frega un cazzo” dei figli degli operai dell’Ilva e manco dei padri, alla first lady poco deve interessare della scuole che crollano sulle teste degli scolari, salvo di quella dove ha ottenuto un sorprendente incarico, visto che il suo prverbiale riserbo la induce al silenzio anche su questo tema così domestico, a Monorchio poco gli cale di cemento colloso messo alla prova da un susseguirsi di terremoti non certo inaspettati.

Dell’ultimo “scandalo” sappiamo che un loro ideologo chiama Amalgama il collante protofamiliare e mafioso che lega interessi opachi  e che “ consente di stare «tutti a coltivare l’orticello»”, come rivela al telefono in una intercettazione, che presto potrebbe diventare fuorilegge, grazie a «un’organizzazione stabile composta da tecnici, imprenditori e professionisti che si sono accordarti per un reciproco scambio di utilità ai danni dei contribuenti», come sostiene l’accusa, e che «apparteneva a una logica illecita che, come abbiamo già visto, non era nuova all’ interno di questi appalti per le Grandi Opere».  Di modo che i loro figli traevano profitto e i nostri che protestavano contro Tav, Mose, Ponte, Muos, trivelle, andavano dentro, perché pare siano i nostri  i soli “figli di…”.

A sentirli non sai se a parlare sia tal Domenico Gallo al servizio del boss De Michelis o Don Vito  “gli farò un’offerta che non potrà rifiutare”, oppure “un uomo che sta troppo poco con la famiglia non sarà mai un vero uomo” o “ci vuole spirito unitario, perché se ognuno tira e un altro storce non si va mai avanti».   E c’è da scommettere che come ormai succede di continuo, pietosi istituti vigenti e inclini a perpetuare nel rispetto delle leggi disuguaglianze anche nell’impunità, i rampolli celebri torneranno presto in libertà, onorati in famiglia allargata dopo la cattiva esperienza in collegio e premiati da nuovi incarichi in nuove cordate di nuove e vecchie irrinunciabili grandi opere.

A conferma che a governarci c’è sempre la stessa cupola che combina ormai esplicitamente crimine solo apparentemente legale e  crimine mafioso, boss malavitosi e boss di grandi impresa, Cosa Nostra e Cosa Loro.


Regione e sentimento


 Anna Lombroso per il Simplicissimus

E’ successo in passato che a margine di qualche invettiva contro esponenti del ceto dirigente particolarmente esuberanti, molto affermati, inspiegabilmente arrivati, io sia stata accusata di nutrire empi sentimenti di gelosia, frustrazione, invidia.

Allora non era vero … ma oggi… Oggi no,  lo ammetto, oggi sono rosa da una stizzita acrimonia, da un livido astio per quell’incantevole  quadretto di cari affetti, per quel bellissimo vincolo che combina amore, stima, fiducia, solidarietà, apprezzamento professionale, fedeltà e considerazione  e che lega il nuovo presidente della Regione Puglia e la sua compagna, nonché sua addetta stampa, riconfermata nel delicato ruolo che ricopriva da undici anni.

E come non essere invidiosa di una donna oggetto non solo di sentimenti appassionati, ma anche di ammirazione per le sue inimitabili e irrinunciabili qualità intellettuali e lavorative: “Escludo che una amicizia protratta nel tempo, la comune militanza politica, la stima e la fiducia reciproca siano più o meno opportune di altri sentimenti umani non caratterizzati da vincoli giuridico-patrimoniali. La mia scelta dunque non è motivata da ragioni private, bensì esclusivamente professionali”, ha motivato così l’incarico affidato alla signora Laterza, il neo governatore.

Incurante della sociologia da scompartimento ferroviario o da rete di imbecilli che da sempre mette in guardia sui rischi che si trova ad affrontare qualsiasi relazione che mescoli imprudentemente pubblico e privato, affetto e lavoro, si tratti di imprenditori & Sons, Sandra e Raimondo, regista e attrice, fotografo e modella, e facendo supporre che  il familismo amorale possa avere delle controindicazioni, che non sempre il trasferimento del presepe, del talamo o del Mulino Bianco in azienda, in studio, in bottega vada a buon fine. E ancora più incurante, addirittura insofferente della questione di inopportunità che è stata sollevata da tante parti: “E’ la legge   che stabilisce i confini dell’opportuno e dell’inopportuno, soprattutto con riferimento a nomine fiduciarie di componenti dello staff”, il governatore ha ricordato  che quello consegnato nelle capaci mani della sua fidanzata è un ruolo delicato, di assoluta fiducia, tanto che la stessa legge permette al governatore di assegnare questo ruolo senza concorso, in barba ad ogni considerazione sul conflitto di interesse oltre che su eleganza e bon ton. .

Eh si, sarà per invidia che mi sento di rimpiangere Andreotti se l’arroganza del potere autorizza Emiliano a commettere peccato due volte, da politico insensibile a quei valori esemplari che vorrebbero Cesare e pure sua moglie o compagna al di sopra di sospetti e  comportamenti sconvenienti, da ex magistrato che in pieno delirio di offensiva impunità  vuol persuaderci che il puro e semplice rispetto di leggi, comprese quelle ad personam, sia condizione necessaria e sufficiente a garantire liceità, legittimità, giustizia uguale per tutti.

E sarà per invidia che sono ancora più severa nel giudicare la rampante professionista – 4 anni di collaborazione a Repubblica, dal 2000 al 2004, undici come addetta stampa di Emiliano, giornalista dl 2009 e oggi tra i concorrenti di un concorso bandito dalla Regione Puglia per l’assunzione di 200 funzionari e il cui esito non è stato ancora reso noto – che ribadisce nello spirito del tempo la sua determinazione a conservarsi il posto: “Il mio lavoro è sotto gli occhi di tutti ormai da undici anni. Non intendo buttare a mare la mia vita professionale”. E non soltanto perché proprio il suo curriculum dovizioso di esperienze e successi potrebbe aiutarla a trovarsi un’occupazione altrettanto prestigiosa ma meno discutibile, in modo da riaffermare senza lasciar spazio a malignità, le sue qualità e la sua competenza.  E non soltanto perché penso alle centinaia di giovani aspiranti giornalisti a iniquo compenso e all’eterna dannazione di un perverso precariato incrementato dal Jobs Act tra l’altro entusiasticamente decantato dal governatore, che non hanno la fortuna di innamorarsi ricambiati di direttori, redattrici capo, capi e presidentesse. Ma anche perché secoli di discriminazione non devono concedere a nessuna donna il vantaggio  dell’oblio e la licenza di godere di privilegi, che a differenza dei diritti, sono sempre arbitrari, elargiti, disuguali e immeritati.


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