Era abbastanza scontato che la tregua fra Iran e Usreael, anche ammesso che possa reggere,  sarebbe stato anche un test di onestà e di intelligenza per l’informazione e le opinioni pubbliche occidentali. E come era altrettanto prevedibile non è stato superato: Teheran aveva presentato già da due settimane il suo piano in dieci punti per arrivare alle trattative e il fatto che  esso sia stato sostanzialmente accettato pur di arrivare a un cessate il fuoco che evitasse un Armageddon energetico, non costituisce certo una vittoria per la congrega Epstein, ma è esattamente il contrario. In una notte non è morta una civiltà,  come aveva urlato Trump quando si è reso conto di essere stato sconfitto, ma è stata bastonata l’inciviltà che dilaga e di cui il presidente americano è un esempio e ancor più il suo compare genocida Netanyahu, che tenta ogni cosa purché la parola pace non sia mai pronunciata. Il disperato tentativo delle oligarchie di far credere il contrario, cioè che sia stato l’Iran a cedere,  dimostra solo come sia facile giocare con le menti e – detto con un calembour – prendersi gioco di loro, riuscendo a trasformare la notte in giorno e viceversa. Eppure questa aggressione all’Iran, dal modo con cui si è consumata e dalle parole deliranti che l’hanno accompagnata, costituisce il tramonto del mondo, in gran parte illusorio, in cui siamo vissuti e hanno definitivamente distrutto qualsiasi aspetto formale su cui galleggiava non soltanto l’equivoco “ordine basato sulle regole”, che è ormai una storia vecchia a cui non crede più nessuno, ma la convivenza civile fra gli Stati.

L’aggressione è avvenuta senza alcuna dichiarazione  di guerra – cosa che tutto sommato è il meno, visto che solo 4 delle innumerevoli guerre degli Usa nel corso di due secoli e mezzo, sono state accompagnate da un atto formale  – ma pure  senza alcun avallo dell’Onu che già da tempo era in coma, ma che questa vicenda ha staccato dal respiratore artificiale; senza alcun pretesto minimamente credibile,  nemmeno una fialetta riempita di talco e soprattutto, fin dal primo momento, è stata volta a distruggere il governo e a ucciderne i membri. L’intenzione espressa più volte di colpire le strutture  della vita civile e i civili stessi, manda alle ortiche pure la convenzione di Ginevra che vieta questi attacchi e li considera crimini di guerra. Non che prima non ci fossero, per carità, ma quanto meno erano giustificati in qualche modo  come danni collaterali, incidenti, errori, questa volta invece sono stati un obiettivo esplicito e orgogliosamente rivendicato come tale. Ecco il vero ritorno all’età della pietra che tuttavia era probabilmente un mondo più raffinato di quello in cui vive l’oligarchia occidentale e non mi stupisce che ad incarnare tutto questo siano individui rozzi, incolti, avvilenti come Trump e Netanyahu che non sono al loro posto per caso, ma come espressione dell’imbarbarimento dell’Occidente collettivo o quanto meno delle sue classi dominanti.

La conseguenza che l’intero mondo sta traendo da questa vicenda è che nessuna sovranità ha più valore e senso se non ci si dota di un armamento nucleare capace di esercitare un certo livello di deterrenza, visto che i trattati sono diventati carta straccia: l’esempio della Corea del Nord, da questo punto di vista è esemplare perché persino un individuo come Trump ha soltanto scagliato parole, ma si è ben guardato dal condurre alcuna azione militare. È facile capire che se l’Iran avesse effettivamente posseduto l’atomica ( che di certo non viene realizzata con l’uranio arricchito, ma con il plutonio, tanto per mettere le cose in chiaro) non sarebbe stato assalito. Ci sarà dunque una corsa alla bomba che finirà per erodere anche  il residuo potere occidentale.