Davvero non si finisce mai di stupirsi di come un’ambiguità di fondo, perseguita con straordinaria pervicacia, sia la vita vera dell’Italia, la sua costituzione materiale che opera dietro una serie di quinte e di teatralità politica. Non bastano i piccoli valet de chambre come Tajani che non appena apre bocca dice castronerie così assurde che divengono immediatamente tema di infinite barzellette: quella che l’Italia non ha una posizione sulla guerra, perché si attiene a ciò che dice la Ue e la Ue non ha una posizione, è degna di essere scolpita nella pietra migliore, che poi potrebbe essere la testa di Tajani stesso. Anche perché altri Paesi una posizione ce l’hanno e chiarissima, la Germania si schiera con gli Usa, la Spagna nega le sue basi a Washington. Ma l’Italia, si sa, ha una sola posizione, quella in cui si adegua ai suoi numerosi padroni. Non basta nemmeno la farsa di Crosetto per cui conta solo il marcescente demi monde di cui fa parte. Se non fosse che si tratta di una persona estremamente perspicace, soprattutto nell’indovinare dove scoppierà una guerra, si direbbe che è un perfetto imbecille.

Certo si ride per non piangere e per dimenticare che queste parti di una logora e sconcia commedia sono lesive della dignità stessa del Paese. Ma non basta l’umorismo involontario che scaturisce da un milieu politico al di sotto di ogni aspettativa, ci si indigna pure per il fatto che il Muos e la base di Sigonella siano operative per gli attacchi all’Iran, come è invece assolutamente ovvio. A che gioco si vuole giocare? Il Muos in particolare è stato costruito proprio per le operazioni in Medio Oriente  ed è una base americana: nel momento in cui il governo Monti ha dato il via libera alla realizzazione delle mega antenne, fregandosene delle opposizioni delle cittadine siciliane, abbiamo perso qualsiasi possibilità di interferire, stante il fatto che non ne abbiamo la minima intenzione. E la stessa cosa si può dire di Sigonella, base militare italiana, al cui interno sorge quella americana grazie a una concessione fatta nel 1957: tra l’altro questa struttura è stata ed è anche una delle più attive nell’appoggio di Israele per il tentativo genocida a Gaza, ma non sembra che la cosa ci abbia scosso più di tanto. Il fatto è che la possibilità da parte delle autorità italiane di avere voce in capitolo nelle operazioni che gli Usa intraprendono, è nel migliore dei casi un’illusione e nel peggiore un deliberato inganno: non siamo alleati degli Stati Uniti, ne siamo una colonia e visto che gli Usa stracciano qualsiasi trattato non gli stia bene, disquisire di questioni legali in merito all’uso delle strutture americane o Nato (che poi è lo stesso) sul nostro territorio è come discutere sul sesso degli angeli, anzi in questo caso dei demoni. Non abbiamo voce in capitolo: punto e basta.

Qualche giorno fa in un post titolato Minima antistoria Italiana ho fatto l’elenco completo delle basi americane sul nostro territorio ed è impressionante, sono 110  e surclassano le nostre che spesso ne solo una semplice appendice. Di fatto il nostro apparato militare è un costoso supporto a quello Usa. Sì, in qualche modo sovvenzioniamo l’imperialismo americano con 31 miliardi di euro l’anno, peraltro in crescita, senza contare i disastri economici a cui tale imperialismo ci costringe, e che fanno pendent con le obbligazioni belliche europee, tanto per non farci mancare nulla.

Solo quando avremo preso atto di questa realtà senza infingimenti e autoinganni potremo davvero ridere dei Tajani e dei Crosetto nel loro ruolo di servi sciocchi in mezzo a una servitù più forbita, ai maggiordomi di Palazzo Chigi che ben sapendo cosa capita a chi disobbedisce, come avvenne a Sigonella, non osano mai dire nulla e sono, anzi, più realisti del re. Negli anni ’60 ebbe una certa notorietà una canzone che  faceva: Buttiamo a mare le basi americane/cessiamo di fare da spalla agli assassini /giriamo una pagina lunga di vent’anni /andiamo a guadagnare la nostra libertà. Peccato che quei vent’anni sono diventati ottanta ed è sempre peggio.