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Catalogna, certe estreme conseguenze

2017-10-01T201248Z_559464058_RC186E569230_RTRMADP_3_SPAIN-POLITICS-CATALONIA-kJbB-U43370957024727p5-593x443@Corriere-Web-SezioniC’erano una volta le vacanze intelligenti, divenute poi desuete per esaurimento della materia prima, ma in compenso abbiamo il terrorismo intelligente che si direbbe molto più perspicace del milieu politico europeo per non dire delle popolazioni guidate e incantate dai pifferai di Hamelin dell’informazione: sembrano branchi di lupi o esemplari isolati che ululano Allah akbar, che colpiscono nel mucchio come possono, magari col furgone, fanatici così rozzi da lasciare regolarmente i propri documenti di identità in bella vista prima di essere crivellati di colpi, e invece parrebbe che sappiano esattamente dove e come colpire per ottenere il massimo risultato dal frutto avvelenato della paura.

Pensate, attaccano in Gran Bretagna prima del Brexit e delle elezioni politiche, in Francia prima del voto amministrativo  del 2015, che a causa della dell’accorpamento delle regioni rischiava di regalare un successo storico al Front National e prima delle presidenziali che hanno avuto lo stesso tema, poi dopo 13 anni di assenza totale tornano nella penisola iberica e fanno strage a Barcellona a distanza di un mese e mezzo dal referendum sull’indipendenza della Catalogna e ora, a un mese dallo scadere dello stato di emergenza che da anni ha sospeso la costituzione di Francia, si rifà vivo a Marsiglia e in circostanze sospette nelle quali un rapinatore  noto alla polizia fermato e rilasciato il giorno prima, senza riferimenti al terrorismo, ammazza due donne e  viene freddato da militari di pattuglia: meglio di un discorso presidenziale. Tanto più che è arrivata regolare come una cartella di Equitalia, la rivendicazione dell’Isis o meglio di Rita Katz,

Insomma sembrano saperla più lunga di noi, sembrano calcolare precisamente le reazioni, la logica emotiva, se non fosse che alla fine favoriscono sempre e senza eccezioni, quei governi, quello status quo che formalmente è in guerra con il terrorismo e che si fa votare in quanto garante della sicurezza pretendo poi di essere remunerato con restrizioni della libertà. Si direbbe anzi che il terrorismo è un nemico di classe favorendo di fatto le forze dedite ai massacri sociali concepiti in nome della finanza e della politica ad essa subalterna. Allora forse quei poteri non sono davvero in guerra con il terrorismo, forse se ne servono nell’ambito di un do ut des opaco, forse parti di quel potere si sono autonominati spin off di certi clan elitari e fanno propaganda con i metodi che conoscono meglio. La vicenda drammatica e illuminante del referendum catalano, con tutto il suo carico di assurdità, mi fa dubitare che un potere il quale  ” in chiaro” è disposto a reprimere ogni libertà di parola, a sparare proiettili di gomma ferendo in qualche caso gravemente i propri cittadini, che fa manganellare settantenni, che fa chiudere seggi, che rapina le urne con i voti, è disposto a ben altro se le azioni sono in qualche modo “criptate” e non possono essere decifrate se non si hanno i codici giusti.

Mi sono spinto in questo territorio minato da molti punti di vista, perché osservo che sia a destra che a sinistra, sulla base di opposti tic culturali, si faccia fatica a riconoscere il dato di fatto fondamentale, ossia che in Catalogna c’è stata una vasta e compatta mobilitazione popolare contro gli assalti di Madrid e del potere visto in parte come “centrale” in parte come stragista di diritti e tutele, spesso in entrambi i modi. Una mobilitazione prima ancora che a favore dell’indipendenza contro la negazione del diritto di voto. Rifugiarsi dentro l’analisi di ciò che vorrebbro o non vorrebbero i dirigenti catalani, che da varie sponde aderiscono l’indipendentismo (che tra parentesi non ha proprio nulla a che vedere con le ridicole vicende italiane),  delle vere intenzioni o delle tattiche che sono all’origine del referendum,  è solo un’evasione dal tema principale che da destra vuole esorcizzare la forza del popolo come si potrebbe dire in maniera un po’ retorica, ma efficace, da sinistra (ammesso che esista al di là delle etichette) come ritrosia ad ammettere che le mobilitazioni ci sono anche al di là dei contesti in cui si è abituati a considerarle e a benedirle. Dire che anche questa sarebbe una grande occasione per comprendere i processi ed entrarvi da protagonisti invece di fare salotto e parlare con la erre moscia.

Ma allora se si vuole accuratamente evitare il dato fondamentale della vicenda e dedicarsi ai retroscena elitari, bisogna andare fino in fondo al cinismo del potere, fino alle estreme conseguenze.

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14 responses to “Catalogna, certe estreme conseguenze

  • dani2005dani

    Qui un link a un tranquillo signore italiano che abita a Barcellona.
    A quanto pare tra gli 800 contusi ci sono persone che hanno visto rompersi un’unghia.
    E sostengo anche io che Madrid è dalla parte della ragione.
    http://www.tempi.it/catalogna-il-referendum-non-e-andato-come-ve-lhanno-raccontato#.WdSc4snONhF

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    • jorge

      Un tempo Anonimo introdusse un tema che su questo blog mancava, e con ciò diede un fondamentale contributo. Secondo tale contributo non si tratta SOLO di uscire dall’Euro, bisogna vedere COME si esce dall’Euro e dai trattati internazionali che lo hanno reso possibile. Perchè ciò vada a vantaggio degli strati popolari servei, ad es, limitare la libera circolazione dei capitali, controllare questi, non si vede come potrebbe fare ciò uno stato indipendente catalano che è ricco esportando fuori dalla Spagna fino al 70% delle produzioni industriali di punta, esso sarebbe del tutto dipendente dal capitale internazonale di cui comunque è solo sub- fornitore (ed è solo un esempio)

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      • Anonimo

        se la Spagna ha un popolo bue che sottostà ai diktat della UE, è giusto che delle coraggiose avanguardie catalane diano la sveglia al resto degli spagnoli.

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  • jorge

    Il Simplicissimus ed Anonimo sembrano molto partecipi di una mobilitazione che coinvolge una importante quota parte di popolo nella Ricca Catalogna. Una regione con un Pil del 35% superiore a quello della media spagnola, essa fainoltre il 30% della produzione industriale di tutta la nazione, con automobili, ingegneria elettronica,e chimica, industria tessile e da qualche anno pure dell’alimentazione. Tutte queste produzioni ed i servizi hanno da sempre una altissima propensione alle esportazioni verso i mercati mondiali.

    Del pari, la Catalogna sostiene da sola grossa parte del risanamento imposto alla Spagna dall’ Unione Europea, a seguito della crisi il popolo catalano ha visto peggiorare le proprie condizioni di vita più di altre nazionalità della Spagna, la Catalogna è sempre stata la regione più avanzata ed è quì che è stata più forte la crisi delle esportazioni e lo scoppio della immensa bolla immobiliare spagnola.

    Un pò come come in Germania comunque, le condizioni del Pil e della economia in generale sono rimastediscrete, ma in realtà solo per le aziende e non per la popolazione su cui è stato scaricato il disagio, essa popolazione segue quindi opzioni politiche che non sono quelle gradite alla rappresentazione mediatica
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    Che la popolazione catalana sfugga alle indicazioni insistite dai mass media mainstream è ciò che basta ad Anonimo e non solo per valutare positivamente la secessione, ma invece non significa ancora l’avere intrapreso una strada di emancipazione. Può tranquillamente significare cadere dalla padella della classe dirigente madrilena filo UE, alla brace di una classe dirigente regionale che grazie alle esportazioni ha un rapporto diretto e preferenziale con le filiere economiche internazionali, in particolare quelle incentrate sulla regione tedesca del Baden-Wuretmeberg e su quella francese della Rhone-Alpes

    La classe dirigente catalana, o meglio la sua fazione indipendentista, con la secessione della Catalogna dalla Spagna intende impiegare le maggiori risorse che resterebbero in Catalogna per recuperare prima ed in pieno i livelli economici pre-crisi o per migliorare la propria presenza nelle filiere internazionali del valore, ma tale classe dirigente rimarrebbe comunque subalterna a tali filiere che sono mondializzate e che vedono i propri centri di comando in Germania ed in Francia

    Da questo punto di vista, anche con la secessione la popolazione della Catalogna è destinata comunque a sottostare al grande capitale internazionale, per il tramite di una borghesia catalana che data la sua posizione nelle filiere internazionali finirebbe per avere il ruolo tipico della borghesia compradora, per quanto più moderna circa la base economica. Vale a dire, la secessione per la popolazione catalana può significare soggiacere ancora di più ai ricatti della sfrenata concorrenza internazionale propria dellaglobalizzazione, ai ricatti che il processo di finanziarizzazione comporta

    La classe lavoratrica catalana sarebbe separata dal resto della classe operaia spagnola, ma sottoposta al medesimo capitalismo internazionale sotto le cui grinfie si trova imprigionata ora, davvero una posizione di ulteriore debolezza e non si vede quale vantaggio ne possa venire.
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    A questo punto sono molto calzanti le osservazioni svolte da Dani , e con le quali mi sento in pieno di concordare. Per nazioni come la Germania, la Francia, e per gli interessi imperialistici in generale, anche non europei, è meglio avere sotto il proprio dominio una piccola regione “autonoma” e scissa dalla Spagna come la Catalogna “indipendente”.

    Risulta più facile da controllare, una eventuale ripresa di lotta di classe sarebbe molto più fragile, con la classe operaia catalana separata da quella spagnola laddove il Capitale dominante sulla piccola Catalogna Libera sarebbe comunque quello mondializzato ed esteso di sempre. Un vantaggio in campo catalano ci sarebbe solo per la borghesia compradora catalana assurta a classe dirigente di uno stato voluto dall’imperialismo intternazionale

    Si capisce ora il perchè delle oscillazioni dell’ Unione Europea la cui trazione è ormai solo l’asse Franco Tedesco (brexit), è difficile la scelta su quali siano le modalità per spolpare meglio le nazioni capitalisticamente più deboli, dovendo pure tenere in conto gli appetiti dei competitori d’oltreatlantico sulla Europa nel suo complesso

    Fa benissimo Dani a ricordare che Germania e Vaticano furono le prime nazioni a riconoscere la Slovenia e la Croazia come nazioni indipendenti, assumedosi la responsabilità storica della guerra di Iugislavia. Un calcolo sapiente, visto che oggi Slovenia e Croazia sono sub-fornitoridel tutto subalterni alle filiere industriali tedesche, il dominio tedesco in quelle terre che furono governate da Tito impne bassi salari ed austerità ancor più che nel resto d’europa, il “miracolo ” tedesco si spiega anche alla luce di questi processi.
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    Poi certo, se si ha la sola fissa della finanziarizzazione, o della comunità di popolo, allora si è monocordi e non si capisce niente della complessità del reale, si ragiona per categorie astratte ( finanza, comunità di popolo) che nascondono la vera questione che è quella di classe.

    Non si può non osservare che questa questione Catalana nasce dal disagio che gli strati popolari di quella regione sentono per la crisi, essi però non seguono una visione autonoma e si fanno guidare dal nemicodi classe, in questo caso la fazione indipendentista della borghesia catalana.

    Sotto i nostri occhi si sta verificando un ulteriorepasso avanti nel percesso di disgregazione della società ( a livello mondiale) dovuto alla decadenza storica irreversibile del capitalismo, la disgregazione che vediamo in medio- oriente o nel terzo mondo ormai bussa alle porte di casa

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    • dani2005dani

      Pensi, caro Jorge, che anche negli U.S.A. stanno avanzando idee separatiste. Non sarà adesso, ma ai globalisti, ovunque essi siedano, Washington, Londra, Berlino, Pechino o Mosca, personaggi con nota pazienza centenaria, va molto bene vedere il disgregamento delle Nazioni. Loro dominano e le Nazioni si piegano ai loro voleri.

      Leopold Kohr fu sicuramente un Grande Sognatore, ma lui quando parlava di una rete di Nazioni piccole dove ognuna sceglie il modello di governo che vuole (re o califfo, repubblica o monarchia) con pesi identici, perchè nessuna varebbe dovuto o potuto dominare.

      Una rete quadi biologica dell’Umanità.

      Forse la rete che dovranno usare coloro tra gli umani che rimarranno dopo che il Capitalismo avrà distrutto il Pianeta e il suo ecosistema, se ne rimarrà la forza.

      Pensi, e concludo, che se gli umani dovessero usare la stessa intensità di morte che hanno contro gli animali (aventi identico diritto di vivere sul Pianeta perchè, senza di loro, niente ecosistema e niente catena trofica), l’umanità scomparirebbe in 17 giorni. Una valutazione di qualche anno fa. Magari adesso in 16 o 15, visti gli ultimi avvenimenti che mi persuadono della stupidità alla C.M. Cipolla dell’umanità di cui faccio parte…

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  • Anonimo

    “Nel 2006 Zapatero diede molta autonomia alla RICCA Catalogna (come il Lombardoveneto, le regioni ricche sono poco disponibili alla solidarietà nazionale”

    probabilmente ritengono di non essere trattate come parte di una nazione ma come posso da cui attingere risorse economiche da uno stato autoritario.

    ricordo che pure il quarto stato nella rivoluzione francese era insorto contro le vessazioni economiche delle altre classi sociali, al tempo improduttive e tiranniche … al fondo delle rivoluzioni e delle guerre c’è sempre una componente economica.

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  • dani2005dani

    Rita Katz da più parti è ritenuta una spia del Mossad, pagata dagli Usa; eppure è anche l’unica fonte mediatica sull’Isis, e lei si vanta di fare ricerca scientifiche on line pe rintracciare le parole dlel’odio dell’ISIS.

    L’ISIS sa cosa fare perchè chi li comanda, U.S.A. la strategia del terrore da almeno 50 anni.

    In questo caos di STRONZATE che nulla hanno a che vedere con una vera informazione, la Catalogna ha segnato il massimo punteggio.

    Ho un forte, fortissimo sospetto che la yugoslavizzazione e dispersione degli Stati nazionali europei sia il vero fine dell’UE (seguo i programmi strutturali UE da anni, vedo le loro indicazioni massime, i principi supremi in direzione delle MACROREGIONI, enti superstatali) nel segno di DIVIDI ET IMPERA, e come la Grecia è stato un triste laboratorio per impoverire un popolo europeo e vedere l’effetto che fa, temo che anche qui siamo in presenza di un altro laboratorio.

    Nel 2006 Zapatero diede molta autonomia alla RICCA Catalogna (come il Lombardoveneto, le regioni ricche sono poco disponibili alla solidarietà nazionale, e anche se si fondessero con altre regioni ricche accadrfebbe comunque una disparità di trattamento ma non lo mettono in conto), poi lentamente, il governo centrale di Madrid, se l’è ripreso, fino alla arrabbiatura finale espressa dal referendum.

    La gestione spagnola è stata erratissima, ma l’UE ci ha messo del suo, prima accarezzando la Secessione, poi rifiutandola in tot e evitare qualsiasi commento. Lanciano il sasso e nascondono il braccino, corto perlopiù.

    Russia e Cina si sono espresse contro la secessione. Tramite Sputnik la Russia fa sapere che non le piacciono le botte sui civili e così anche il Venezuela con la sua ambasciata.

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