Stato di polizza

Anna Lombroso per il Simplicissimus

È avvilente dover constatare ogni giorno che gli esponenti di un governo che è stato accreditato come rappresentativo della correttezza, di una moralità realistica improntata al rigore dopo la dissipatezza, di costumi integri e austeri, di disinteresse personale, si dimostri invece un giacimento inesauribile di irrisione dell’interesse generale e di oltraggi al bene comune, come il più segnato da quella smania ossessiva che è il profitto avido, combinato con l’accumulazione seriale e moltiplicatrice. Come il più “immorale”, ben oltre il conflitto personale, ben oltre lo shopping ben accompagnato, ben oltre le inopportune esternazioni, cifra di un disprezzo sussiegoso nei confronti delle stato e del popolo.

Non è “cattivismo” quello de La Fornero e non è superiore spocchia quella di Monti. Magari, viene da dire, perché invece è l’automatismo robotico di una ideologia che applicano a un’etica della rapacità, dell’iniquità e dell’ ingiustizia, per realizzarne i principi ispiratori, con l’azione e le liturgie.
La Fornero ha opportunamente contestualizzato la sua filosofia e il suo sforzo bellico indirizzato allo smantellamento, con lo stato sociale, anche dello stato di diritto, nello scenario del convegno: Autonomia delle persone con disabilità: un nuovo contributo per assicurarla.

Assicurarla, mai termine fu più appropriato. Più spericolata di Tremonti, ricordate? “Come può un Paese con due milioni e mezzo di disabili essere davvero competitivo?”, più tignosa e appiccicaticcia del pusher di polizze che vi mette il piede dentro alla porta di cara, La Fornero con il cinismo spregiudicato di una becchina indica la strada del welfare moderno e creativo: “ Non si può pensare che lo Stato sia in grado di fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi’’. Aggiungendo: “Sia il privato che lavora per il profitto sia il volontariato no profit sono necessari per superare i vincoli di risorse. Il privato, in più del pubblico, possiede anche la creatività per innovare e per creare prodotti che aiutino i disabili. La sinergia tra pubblico e privato va quindi rafforzata”. Come? Ma con opportuni “prodotti” e con lo Stato come venditore certificato: “per evitare accuse di raggiro o frodi, il ruolo pubblico dovrebbe dare credibilità inserendosi nella relazione tra la persona e il mondo assicurativo. C’è bisogno di innovazione finanziaria e creatività”. Attenti, dice proprio per evitare “accuse” e non per evitare i raggiri e le frodi, che si sa, bisogno in fondo essere realisti, sono inevitabili, anzi sono l’anima del commercio e della concorrenza , invitando a subirle e a perpetrarle, perché ci si deve pur difendere in questo mondo di ladri, che si sia invalidi o terremotati, portatori di handicap o precari costretti a subire ogni sorta di ricatto

Il welfare creativo è la nuova frontiera, acrobatico come la finanza, e altrettanto immateriale, profittevole, ma anche rischioso, perché c’è da aspettarsi i derivati sulla prognosi e sulle aspettative di vita. In fondo la Deutsche Bank ci ha già pensato e non sia mai che non ci allineiamo con i padroni d’Europa, lanciando per al prima volta sul territorio controllato i death-bonds, che tanto successo hanno registrato negli USA, dove novanta milioni di americani hanno un’assicurazione sulla “vita” di quelle controllate dalle compagnie che offrono agli assicurati in ristrettezze un “accordo sulla durata”, comprando le polizze per metà o meno del risarcimento atteso. Poi pagano le rate del premio, auspicando lo “scioglimento”: più precoce è la morte, più alto il profitto.

La kapò non ha dubbi: le garanzia dei diritti civili, l’efficacia e l’efficienza dei servizi sociali, l’uguaglianza in materia di prestazioni per i disabili e per i non autosufficienti sono un peso del quale uno Stato moderno non può e non deve caricarsi. Con l’auspicio di mettere a punto una bella riforma per esodare dalla vita tanti superflui improduttivi, li vuol convertire in un funzionale investimento per le imprese assicuratrici che tanto nell’assistenza e nella cura diretta ci pensa qualche anima bella e le donne espulse dal mercato del lavoro, così fanno qualcosa, quelle scriteriate sciacquette, invece di stare al sole a mangiarsi spaghetti co’ a pummarola ascoltando o’ sole mio, un armonioso accordo tra opere pie e Compagnia delle Opere, tra affetti e effetti, con un certa predominanza del business più spietato e profittatore e con uno Stato investito delle funzioni di procacciatore d’affari, come certi impresari di pompe funebri che ciondolano nei pronto soccorso, lesti nel conquistarsi le esequie dell’incidentato ancora caldo. E immagina magnifiche sorti e progressive anche sul fronte immobiliare, finalmente investito dal vento del rinnovamento: “Qualche volta le persone anziane si trovano intrappolate in una casa che costa troppo e hanno difficoltà ad ottenere aiuti”. Per fortuna giù di pensa l’Imu a dirottare questo esercito di gente inutile verso soluzioni più pratiche.

È che l’amoralità, il malaffare dei perbenisti al governo ha un tratto peculiarmente tossico: combina le picconate ai diritti, alle garanzie, alle poche certezze con le mazzate al diritto e alla democrazia, esonerando lo Stato dal rispetto della Costituzione o dalle convenzioni Onu e europee sulle tutele delle persone con disabilità. Viola ogni principio di uguaglianza e i capisaldi della nostra Carta, che all’articolo 32 qualifica la salute come diritto «fondamentale».
Dovevano arrivare i più frigidi, algidi, cinici e insensibili a sgombrare il campo dei “temi sensibili” da qualsiasi considerazione e ostacolo, etici o filosofici, per consegnarci alla religione del profitto. Impegnati a discettare di nascita e morte e a difenderne la dignità quotidianamente offesa, abbiamo permesso che si impadronissero anche del corso della vita facendone un terreno di scorrerie, togliendole ricchezza, felicità, qualità, trasformandola in oggetto di commercio, sfruttamento, scambio.
Non ci resta che dare un suggerimento alle compagnie assicuratrici, pensare a delle belle polizze per i cittadini, contro i danni del cattivo governo. È che i premi di risarcimento sarebbero troppo elevati.

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