Questo è il paese dei bavagli. Non ci sono soltanto quelli imposti dall’autocrate e dal suo sistema di potere. Ma anche i legacci dell’autocensura, della malintesa e comoda “moderazione”. Ci sono persino quelli freudiani, le nevrosi, le fobie, gli attacchi di panico.

In quella parte residuale di informazione che potremmo definire di centrosinistra esiste e resiste da molti anni lo choc della Lega. Il fatto che un movimento dai connotati abbastanza primitivi, abbia potuto soffiare tanto consenso alle forze “venute da lontano”,  crea un intimo disagio, una sorta di panico ideologico e alla fine,  porta a una paradossale soppravalutazione  di Bossi & C.

Francamente sono stanco di sentir raccontare che la Lega è ormai l’unico partito, il solo che sa stare sul territorio, che ha i militanti. Per non parlare delle lodi sperticate ad amministratori che sono spesso mediocri, che altrettanto spesso hanno i loro comitatini di affari, che sfruttano la pancia dei pregiudizi per riempire la loro o che, nel migliore dei casi, si fanno semplicemente specchio di umori e di esigenze minimali che vivono solo del presente.

Ma questo è esattamente il contrario della politica e alla fine anche del buon governo che prevede la sintesi di bisogni attuali  e progetto. Tuttavia assistiamo alle lodi, alla rappresentazione di una pretesa invincibilità. In realtà molto di quel voto è fatto di protesta e pesca in un immaginario torbido e ristretto che può venire meno a patto che qualcuno cominci a parlare e a dire qualcosa di sensato. Cosa purtroppo che non si vede dall’opposizione.

La lega vive  in questo immaginario berlusconiano e si nutre pure delle paure e delle nevrosi avversarie. Si ha così paura di fenomeni che hanno accompagnato come un’incubo le disillusioni che si ha paura che vincano anche quando perdono. Tempo fa in occasione delle elezioni presidenziali in Austria i giornali uscirono con la notizia della vittoria delle formazioni xenofobe e di destra. Invece era stata una debacle per le stesse che avevano  avevano preso il 12 per cento mentre un anno prima alle politiche avevano raggiunto quasi il 50.

Oramai è un riflesso condizionato. E se non se ne può più della timidezza e della deferenza che si nota anche nelle critiche più accese. Se questi vincono non è per merito loro, ma per demerito, anzi, spesso per l’inesistenza degli altri e anche per il serpeggiare di queste paure.

Una volta uscito di scena Berlusconi, anche la Lega con tutto il suo territorio e le sue camicie verdi è probabilmente a esplodere come una supernova, lasciando al centro i detriti con cui ci ha ossessionato in questi anni. L’ ex invincibile ammasso di nulla.