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Leopolda, la figlia segreta di Mubarak

novAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ci sono circostanze benedette che regalano squarci di verità. Così quelli che si ostinano a chiamare il Pd e il movimento renziano organizzazioni di centro-sinistra sono avvertiti che potrebbero essere accusati di vilipendio, calunnia, diffamazione, perché ce ne sono se pensiamo che perfino Rossanda intervistata qualche giorno fa in occasione della sua ennesima caduta dal pero si riferisce a quelle forze e a Leu definendole “la sinistra” che, “alleata col movimento 5stelle si candida all’inconsistenza”.

Per fortuna ci pensano loro stessi a mettere un po’ di ordine. Alla Leopolda 10 – peccato non avessero opportune magliette col 10 sul dorso  come Totti, pronti per la hola della curva ultrà – i proclami, gli slogan, le parole d’ordine di quella che potrebbe essere una costituente del nuovo partito, non parevano più i temi cari delle cene del Rotary, manco quelli di un Aspen  Institute de noantri, ma i vecchi e cari comandamenti della maggioranza silenziosa  a una cifra di percentuale ma che ha ritrovato la voce e grossa con toni addirittura eversivi. Cosa non nuova ricordando che si tratta di quelli che volevano accartocciare la Costituzione per farla più moderna, duttile, come vuole l’Europa che le rimprovera di essere nata dalla resistenza con cifre “socialisteggianti” e che offre spazi eccessivi al parlamento degli eletti rispetto a più agili esecutivi, che hanno incitato alla diserzione da referendum molesti, che, sia pure a fasi alterne, hanno demolito la reputazione della magistratura, dopo aver ridotto in macerie la scuola pubblica, la sanità pubblica, il patrimonio culturale e i beni comuni.

Eh si perché in concorrenza con le frange empatiche di Piazza San Giovanni, hanno dato nuova enfasi alla ribellione fiscale dei cumenda con paletot di cammello e delle sciure col visone, interpretando il malessere di un ceto medio borghese senza essersi accorti che non c’è più, che ormai possono prestarsi a ascoltare e dar voce solo al mal di pancia di sbandati usati da quell’1 % di padroni e di ricchi accumulatori coattivi, applauditi da un ceto di impoveriti che non si arrendono al loro ruzzolone in basso, che continuano a sentirsi parte di una élite perché leggono Repubblica, che possiedono il dono dell’ubiquità stando allo stesso tempo con Carola Rackete e Minniti, con Greta e Calenda, con Lucano e Nardella, che adorano i santini di malfattori dei fumetti e dell’economia, insieme a  La Pira e Don Sturzo.

In prima linea oltre alla ex ministra Boschi che si distinse per essere stata nel 2015 la suggeritrice di quel famoso comma 19 bis del decreto fiscale governativo scritto da una “manina” misteriosa per effetto del quale le frodi fiscali inferiori al 3% del reddito dichiarato sarebbero state sanzionate solo per via amministrativa, e non più per via penale, e per effetto del quale si garantiva la decadenza della condanna definitiva inflitta a Berlusconi, quella che dal palco se l’è presa con la casa madre colpevole di essere diventata il partito della tasse, per ricordare che “loro”, la fazione fuggiasca le aveva sempre abbassate proprio come un Robin Hood qualsiasi ma alla rovescia togliendo ai poveri per dare ai ricchi,  si è spesa con vigore l’ex bracciante e ex sindacalista, quella che condusse il negoziato per una legge ad personam che salvasse le banche criminali e i loro manager, ecco la ministra Bellanova, che, forse per un precoce abbandono scolastico e per una altrettanto precoce defezione dalla tutela dei diritti della categoria, non deve aver potuto apprendere la lezione della storia di Portella della Ginestra, della questione agraria e della lotte contadine contro l’alleanza perversa di mafia, rendita, latifondisti, proprietari terrieri e ha gridato dal palco tra applausi scroscianti  del parterre nel quale faceva la sua porca figura Lele Mora “NO tasse!”.

Ora a tutti parve un po’ eccessivo l’elogio del dovere fiscale di Tomaso Padoa Schioppa, a tutti sembra che quello sia un sistema viziato all’origine se tartassa i poveri cristi e esonera i Creso, tanto da offrire loro immunità e impunità amministrativa e perfino penale preventiva e postuma anche nel caso di crimini non solo economici, a tutti vien voglia all’arrivo di una cartella esattoriale di una raccomandata di appiccare il fuoco alla più vicina sede dell’Agenzia delle Entrate, mentre risuona come un grato leit motiv il tintinnar delle manette per i grandi evasori, a non tutti ma a molti viene in mente che bel altro che la galera ci vorrebbe per chi ricicla ruba e corrompe grazie a opere inutili che basterebbe non progettare e realizzare, ma  solo a loro invece e alla destra più feroce inattaccabile perfino dagli ammaestramenti del neo liberismo che agisce per normalizzare fenomeni estremi ed effetti aberranti che potrebbero innescare risvegli e ribellioni incontrollabili, ma la ministra ha davvero sconfinato sui territori che danno la pastura al più vieto  e inveterato leghismo.

E dire che hanno superato la fase della disubbidienza fiscale perfino Salvini, Maroni, Zaja che preferiscono la strada più ragionevole e proficua dell’autonomia che, senza star tanto a guardare a chi le paga o no, delle tasse pagate aspira a trattenere il residuo per spartirselo con amici e affini delle scuole private, delle cliniche, dei diplomifici universitari.

È che alla Leopolda più che l’Italia,  effigiata nello stesso simbolo del prodotto contro il fastidioso prurito intimo, a essere vivo era il Cavaliere, proprio lui che proclamò l’evasione come imperativo morale e legge di natura incontrastabile. E infatti tra le perle inanellate a chiusa della convention di zombi non è mancato  il panegirico di Berlusconi, il tycoon spregiudicato, il puttaniere incorreggibile, il golpista indefesso, il criminale economico datore di lavoro di mafiosi riconosciuti tali, l’utilizzatore finale di ragazzine e parlamentari voltagabbana, lo zio adottivo della nipote di Mubarak, il promotore della  “condono” carcerario per i reati contro al Pubblica Amministrazione, delle detassazioni di Tremonti, della deregulation via etere della legge Maccanico, della riforma del falso in bilancio, dei vari condoni edilizi, dell’abolizione della legge di successione per i patrimoni sopra i 350 milioni di lire, dell’indulto, solo per fare qualche esempio,   ad opera del suo erede che ne ha tessuto le lodi di invidiabile “modello” rappresentante e leader  per un quarto di secolo della “destra europea, popolare e liberale” in Italia.

C’è stato un tempo nel quale si diceva che per essere davvero una sinistra costruttiva, dinamica, moderna serviva una vera destra da contrastare. Ecco, c’è, vegeta se non proprio Viva. Così non abbiamo più giustificazioni per la nostra inazione.

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Patacche da Oscar

2 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Viene proprio da dire “povero diavolo”, se viene chiamato in causa da certe mezze tacche di lestofanti. In questo caso a nominare il suo nome invano non è Faust e manco Lucifero,  ma l’ex norcino reale, Oscar Farinetti, quello di Eataly, di Fico, del Pisello su cui non siamo aggiornati,  che ride delle accuse di essersi “venduto l’anima” al demonio di Atlanta.

Aver ceduto il marchio Lorisia alla multinazionale”,  secondo  il profeta del km.0, del Made in Italy fatto circolare in tutto il mondo con tanto di accompagnamento delle guglie del Duomo benedette da storici del Rinascimento un tanto al chilo come il Lardo di Colonnata, i pistacchi di Bronte e i fagioli di Lamon (località che da sputi nel mondo grazie al suo carisma si sono espanse sulla mappa e producono tonnellate di merci pregiate prossime patrimoni Unesco ), quello che si è meritato in regime di esclusiva il flop della greppia Expo, ecco secondo lui costituisce   “un ottimo segnale per il Paese”. “Con i soldi incassati potrò aprire altri sei negozi negli Usa”, dice, e aggiunge: “nel’68 anche io ero contro l’imperialismo delle multinazionali. Ma da allora queste realtà sono cambiate e migliorate”, dicendosi sicuro che Coca-Cola abbia comprato il marchio Lurisia per farlo “crescere in tutto il mondo”.

E si dice certo che anche lo storico partner, Slow Food, presto concorderà con lui che  “è molto più efficace nel lungo termine dialogare anche con le grandi aziende internazionali, convincendole ad accettare i nostri valori e le nostre regole”. Ne siamo convinti anche no: quell’alleanza pare proprio inossidabile infatti avendo  garantito una copertura ideale e morale alle sue operazioni, come Coop ha assicurato la sua esperienza in appoggio alla distribuzione degli stessi prodotti che si trovano nei suoi scaffali, ma a prezzo maggiorato per via della narrazione che aveva trovato un aedo autorevole nell’ex presidente del Consiglio e un caminetto davanti al quale tramandarla nella Leopolda.

Sono loro infatti con varie modalità i “soci” sostenitori e investitori del figlio del fondatore di Unieuro (da lì nasce la sua fortuna) che lo accompagnano nella sua “lucida follia che è alla base delle grandi rivoluzioni” – la parole sono appunto di Petrini.

Verrebbe subito da denunciarli per abuso di “diavolo”, di “anima” e, peggio, di “rivoluzione” data a una serie di patacche benedette anche a livello istituzionale, oltre che da quelli che perfino io  mi sento di chiamare radical chic, creativi con casa ai Navigli, televisivi approdati a Testaccio e Pigneto, elzeviristi e columnist che frequentano i suoi spacci acchiappacitrulli in cerca di spunti per il brunch domenicale con altri fotografi modaioli, comparse di Endemol e così via, quelli che non vogliono arrendersi a essere la nuova classe disagiato o degli sfigati, direbbe il Cavaliere, ancora gabbati abilmente e che  continuano a farsi rifilare le stesse leccornie dell’uomo Conad purché costino di più come lo spumone, a differenza dei ruspanti bolognesi che da subito non si sono fatti incantare dal suo villaggio del gusto, il Fico, indicato su tutte le strade che portano a Bologna come a Roma San Pietro, ma tetramente deserto, come merita di esserlo una cittadina del Far West di cartone a Cinecittà, una volta finite le riprese e scappate via le comparse di pastorelle, caciottari, cioccolatai.

E’ che lui quando gli tocca vendersi i gioielli di famiglia, proprio come al nostro ceto governativo,  (pare che Fico, già ceduta ai delfini in vista dei nuovi orizzonti visionari del patron, abbia suscitato un certo interesse di magnati alimentari cinesi), fa buon viso a cattiva sorte, finge che sia necessario a sanare le falle della cattiva gestione, anche se il gruppo ha concluso il 2018 in perdita con 17 milioni di rosso. Ciononostante (a detta di MilanoFinanza) pare che il mondo della finanza gli riservi un trattamento privilegiato con la concessione di  ulteriori crediti per 21,65 milioni, che farebbero salire l’indebitamento verso le banche a 96,3 milioni.

Se a voi non erogano nemmeno un prestito per cambiare la Punto non dovete stupirvi: l’impero di Farinetti altro non è che l’allegoria neoliberista, il monumento edibile del totalitarismo economico e finanziario, quello che non subisce le condanne dell’Europarlamento, che incarna come un incubo i peggiori vizi del turbocapitalismo, avidità, dissipazione di risorse, espropriazione di territori, gestione privatistica di centri cittadini, sfruttamento dei lavoratori precari. E aggiungiamoci anche l’ideologia farlocca che ispira la sua predicazione che fa il paio con i miti berlusconiani, le visioni di Briatore, il “fare” leopoldino, i “giacimenti” del petrolio culturale del tenutario di B&B  Franceschini, insomma quella paccottiglia taroccata che viene smerciata con tanto di slogan che dovremmo tutti ricordare prima del voto: il nostro Sud dovrebbe diventare come Sharm el Sheik, la Sicilia potrebbe essere il nostro polo del Golf mondiale, le multinazionali garantiscono la continuità produttiva dei nostri territori, i nostri musei devono fare cassa come gli Starbucks, e anche Stil novo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter, dal titolo di un immortale testo sempre del Grande Protettore del re delle salsicce.

Di solito quando cade un regime, perfino un “regimetto”,  passa qualche ragionevole tempo, sempre troppo breve, prima che i suoi nani e le sue ballerine tornino in auge, le sue attricette trovino un impresario per ridarsi al varietà, i suoi tirapiedi diventino ministri, i suoi pizzicagnoli riforniscano le cucine dei palazzi. Se non è così è un gran brutto segno.

 


Il caso di M. R.

nap Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sembra un episodio di Ai confini della realtà,  invece di sciogliersi, evaporare, estinguersi, si ricostituiscono in molecole impazzite. Ma tutte pericolosamente uguali, Renzi con la sua guarnigione di 30 rivendicati parlamentari fuori da Pd ma che giurano fedeltà al governo, fieri di aver prodotto a loro dire la fine dell’incarnazione del male. Calenda che era già sortito a due o tre mesi dall’aver aderito, adirato per non essere il primo, che anche lui minaccia un movimento di nuova fattura (nessuno pudicamente li chiama più partiti )   impegnato anche quello su tre ideuzze in croce,  scuola,   sanità e  investimenti, come Renzi e come Conte che però il suo partito ce l’ha se lo tiene stretto e si chiama ancora Dc.

Siamo abituati a pensare che per i citrulli non serva la psicoanalisi, che i disturbi della personalità nascondano una vena di ingegno e intelligenza, anche se a volte deviata, in più.

Invece per uno come Renzi bisogna scomodare, più che la scienza che indaga la psiche e i segreti dell’Io, in questo caso esuberante, tracimante e protervo,  la psichiatria perchè  abbiamo a che fare con un borderline caratterizzato da un carattere distruttivo come do descrive Benjamin, (uno che  pensa di elevarsi sulle rovine che produce, basterebbe da sola la campagna per la “rottamazione”) che riunisce i sè i tratti caratteristici dei disturbi di personalità paranoide: il soggetto di indole diffidente e guardinga, nutre una sfiducia diffusa verso gli altri, comprese le persone familiari come gli amici e perfino il su’babbo,   teme costantemente che gli altri vogliano nuocergli ed è costantemente alla ricerca di indizi per confermare le sue paure.

Ma qualche segnale sembra denunciare  anche uno disturbo schizoide di personalità, indifferente com’è a coltivare le fantasie di un suo mondo interiore affetto da una certa megalomania. Però a sfogliare i manuali la diagnosi che si presta di più a definirlo è quella di un malato affetto da disturbo schizotipico di personalità, caratterizzato da anomalie di pensiero che annoverano credenze strane, pensiero magico con la convinzione che i propri pensieri e i propri deliri possano influenzare il mondo, come denuncia la sua intervista di oggi all’atto dell’abdicazione, densa di un protagonismo malato che si declina anche in mania persecutoria: “Lascio e sarà un bene per tutti”, “Passerò i prossimi mesi a combattere Salvini… e il populismo”, “Mi fa uscire la mancanza di una visione del futuro”, “Il primo gesto del governo è stato mettere alle riforme un ministro che ha votato contro il mio Jobs Act”, “Sono stato attaccato dal fuoco amico per essere un leader moderno e carismatico”.

Lo ricordate in maniche di camicia con Tsipras, interpretare la parte del giovane statista, segnato dal dono divino dell’autorevolezza e dell’ascendente sulle folle? Forse è il momento che quella diventi una camicia di forza, che con qualche aiutino gli faccia accettare il susseguirsi di ceffoni e sconfitte, nelle ridenti campagne toscane coi i suoi pochi famigli le cui fila sono destinate a ridursi come è consuetudine a tutte le latitudini.

Ma di un po’ di sostegno medico avrà bisogno anche chi resta, perchè c’è da aspettarsi il pianto degli orfani anche di questo Matteo, tra quelli che hanno fatto della Leopolda il loro Pantheon di ruspanti costituzionaliste in posa  per i calendari, di finanzieri di mezza tacca tra le Cayman e Villa Vanda,  di burbanzosi giovinotti arrivisti e arroganti, all’infuori di Lotti che pare resti nel Pd forse in qualità di insider come piace agli spioni, ma anche tra chi ha voluto credere che il batterio del Pd fosse Renzi, e che vaccinati da lui si possa soffiare nuova vita nel morto. E ci aggiungo anche chi fuori dal Pd lo rimpiangerà perchè è stato l’interprete favorito della paccottiglia del politicamente corretto, del Meno Peggio, dell’antifascismo solo il 25 aprile, del lavoro ma solo il Primo Maggio e con Confindustria che applaude al vertice della Thyssen, del popolo sovrano e della Costituzione ma solo il 2 Giugno.


Svenduti, senza nemmeno un piatto di lenticchie

sismaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà se l’essere stata pronunciata con tracotante veemenza dall’autorevole tribuna, risparmierà la più infame e proditoria di tutte dalla mannaia morale impugnata contro le fake news.  È  improbabile però che nel prossimo report quindicinale sulle bufale che rimbalzano sul web – frutto avvelenato di un complotto orchestrato per gettare discredito sul governo, sul partito trasversale che occupa parlamento, società e media tradizionali   e sulle sue incontestabili verità e rincitrullire il popolo bue, prossimamente redatto anche grazie all’algoritmo di uno dei petali più prestigiosi del  giglio  magico esperto di spy story tanto da essere eterno candidato al comando del nuovo corso della cyber intelligence –  venga denunciata la patacca che più di altre costituisce un affronto e un tradimento nei confronti dei cittadini più feriti e traditi dalle istituzioni.

Perché è proprio dal pulpito della Leopolda che la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Paola De Micheli, nei recenti  panni di commissaria per la ricostruzione nelle zone colpite dal sisma  ha rassicurato la selezionata platea: la situazione è in ripresa, ha detto.  E per galvanizzare lo smorto parterre, ha  aggiunto: siamo stati noi a dare le necessarie certezze … ora il tessuto sociale si sta rinnovando  e lentamente sta riprendendo la vita normale.. ho conosciuto altre ricostruzioni, come  all’Aquila e in Emilia, ma mai prima un governo aveva proposto subito nei mesi successivi al sisma, un impianto normativo adeguato e un poderoso finanziamento.

Anticipando le improbabili  purghe renziane sono insorti i comitati di cittadini sorti nel cratere dei sisma che in questi mesi si erano astenuti dall’attribuire le responsabilità dei ritardi e nelle inadempienze a chi aveva ereditato una gestione malaccorta, incapace e poco coraggiosa, ma che ora accusano la commissaria di sciacallaggio elettorale sulla pelle di chi si trova ad affrontare il secondo inverno in una guerra a mani nude, con le macerie per strada, quando le strade di collegamento sono ancora impraticabili, quando si segnalano i primi casi di polmonite tra quelli che, a Castelluccio ad esempio,  dove (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/10/17/il-bel-salame/)  si è molto narrato delle magnifiche sorti e delle promesse di benessere per tutti della grande fiera dell’alimentazione e della ristorazione doc servita da masterchef e imprese esterne, hanno resistito a più di un anno in camper a 1200 metri, per tentare la semina del loro oro, appuntamento rinviato a chissà quando. E dove non solo si vive “in un contesto post bellico”, ma, malgrado le rivendicazioni, anche quelle in rete, della Commissaria,  che espone i meriti della sua lotta alla burocrazia e alle farraginose complicazioni procedurali, imprese, cittadini, emti pubblici sono ancora alle prese con “difficoltà interpretative”, a cominciare dall’accesso a facilitazioni,    incentivi e esoneri fiscali.

Infatti si sa che su 3702 richieste presentate da altrettanti nuclei familiari per ottenere una Sae, soluzione abitativa di emergenza – le famose casette di legno- le assegnazioni non superano le 1103 unità. Così a Visso dove non è stata consegnata nemmeno una delle 230 Sae richieste,  chi non si è rassegnato all’esodo in alberghi o all’ospitalità da amici e famigliari, si arrangia come può e una ventina di persone vive accampata in camper inviati da privati di buon cuore, in un insediamento precario intorno a quello che era lo stadio, servendosi dei bagni e degli spazi comuni della struttura.  Non va meglio a Ussita: 0 Sae su 87 previste, a  Castelsantangelo, 11 su 63,  a Pieve Torina 40 su 208, nelle Marche dove su 1521 sae ne sono state consegnate 250.

E intanto c’è una fake che viene smascherata, quella secondo la quale  i soldi dati generosamente dagli italiani sarebbero servit per dare una casa ai senzatetto. Proprio in questi giorni la stessa commissaria straordinaria  ha ufficializzato la lista dei progetti finanziabili con i quattrini raccolti con gli sms solidali, approvando le scelte sconcertanti effettuate da Regioni e enti locali in vena di antiche rivincite e impegnati a mantenere promesse fatte prima della tragica emergenza.

E a sentirsi oltraggiati non dovrebbero essere solo i comitati dei terremotati ma tutti quelli che hanno ancora una volta scelto di donare qualcosa per sentirsi partecipi e solidali, derisi   per i 3 milioni che la regione Marche la voluto destinare al recupero della Grotta sudatoria  di Acquasanta Terme, chiusa da vent’anni, o i 5 attribuiti a opere  sulla strada statale ex 238, un raddoppio già contestato prima del sisma in presenza della superstrada che le corre a fianco,   o per i 2 milioni finalizzati alla realizzazione di aree eliportuali.

Dispiace proprio aver previsto che cosa si nasconde dietro a certe inadempienze, a  certe incapacità, a certi ritardi, resi ancora più colpevoli perché come certe fake non celano cialtroneria o arroganza, propaganda un tanto al chilo o megalomania irresponsabile, ma un disegno ormai chiaro. Quello dell’espulsione dei residenti da là come da Firenze, Venezia, perfino da Milano, per trasformare un territorio e le sue città nel parco tematico della bella Italia e della sua gastronomia, data in pasto prima ancora che ai commensali a multinazionali  del turismo – a cominciare da quello religioso, dell’accoglienza, dell’alimentazione. Con la conversione dei cittadini in personale di servizio, ciceroni, affittacamere,  figurine del presepe vivente tutto l’anno. Come piace alla narrazione di chi dopo aver venduto partecipazione, politica, democrazia, palazzi, paesaggio, opere d’arte, sta vendendo anche noi e a prezzo stracciato.

 


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