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L’algoritmo delle balle

REX-UOMO-BIONICO-CopiaDal momento che tutto si tiene c’è un collegamento diretto tra il dramma costituito dalla ignobile furfanteria di un arco politico tutto teso a chiudere la bocca alla rete costituendosi come ministero della verità e la pagliacciata viterbese di Fioroni che si è adontato per l’assenza del parrocco all’inaugurazione della nuova sede del Pd che dunque è rimasta senza benedizione a parte quella di Fioroni stesso, immacolato baciapile reazionario e arciprete in pectore. Entrambe le vicende si situano al crocevia della repressione della libertà di espresssione e di comunicazione ma su due versanti differenti, quello moderno dell’attacco neoliberista, inserito sui binari delle logiche imperiali e oligarchiche, l’altro proveniente dal passato che ha bisogno di farsi benedire da una qualche verità metafisica e assoluta come segno della propria legittimità.

Alla fine il risultato finale della Riforma e della ribellione delle borghesie europee alle verità imposte, si ritrova alleata dell’antico nemico sendo una dialettiva storica che trasforma i segni del nuovo in vecchio, che porta le libertà individuali al parricidio della libertà. Ciò che è stato progresso si trasforma in reazione talmente radicale che la vecchia reazione finisce per acquisire aspetti di modernità. Assistere alle querimonie di Fioroni che ha sempre preso voti dalle parrocchie e alla sua sconfessione da parte della stessa gerarchia ecclesiastica costretta a prendere le distanze dal figlioccio sostenendo che non tocca ai parroci benedire le sedi di qualunque partito, è curioso quanto leggere le parole del braccio destro di Renzi, il masson rifatto Marco Carrai, “impreditore” all’ombra del potere, dire – sulla scorta del liberista New York Times, divenuto il massimo irrigatore a pioggia di sciocchezze americane  – il quale sta cercando  “l’algoritmo della verità”.  Il medesimo personaggio giustifica gli slanci espressivi della sua povera sub cultura con un ragionamento decrepito e illuminante insieme: “un tempo l’informazione era verticale, garantita da una auctoritas e divulgata solo dai quotidiani”. Sembra di essere tornati al medioevo a parti invertite con il presunto laico che vuole impedire ai cittadini di farsi un’opinione in proprio e la vecchia autorità morale che finge noncuranza nei confronti del braccio secolare costituito dalla politica, cercando di non essere direttamente coinvolta nei massacri sociali che essa produce su ordine espresso delle oligarchie.

Certo si tratta di vicende minime e di personaggi di straordinaria modestia umana, ma  non di meno attraverso di essi traspare la paura e la consapevolezza di essere il passato: nonostante il potere di cui sono pallide ombre cinesi, nemmeno dotate di un’opacità propria, nonostante il fatto che essi siano attaccati ai fili del comando come pupi, essi rappresentano il segno dell’incipiente debolezza. La censura e la voglia di auctoritas repressiva al posto di un”autorevolezza che non esiste più e sostituita da bugie o la bulimia anacronistica di sante benedizioni compaiono quando un’epoca è entrata nel suo declino e ha bisogno di paraventi perché la realtù nuda non è più accettabile: per parafrasare Hegel sono le nottole (magari non proprio di Minerva in questo caso) che si alzano quando incombe il crepuscolo.

E chissà come saranno felici i giornalisti ad essere stati trasformati in membri della laica inquisizione oligarchica, nemmeno più dotati delle palle per difendere i colleghi quando essi vengono perquisiti e intimoriti per aver dato notizie scomode, vedi il caso di Nicola Borzi del Sole, reo di aver rivelato l’esistenza di decine di conti in Veneto Banca (quella che ha fatto crack per intederci) riferibili ai servizi segreti che certo non andavano a finanziarie imprese di spionaggio, ma andavano a supportare gli influencer del regime, registi e autori, personaggi della televisione, fumettisti pagati per orientare le opinioni. Questa è l’auctoritas che sogna Carrai: quella che bisogno di una trama occulta per coprire la realtà. Però si sa quella cammina da sola, essi ne sentono le vibrazioni, cercano il modo per attutirle, si ammassano attorno agli sciocchezzai informativi e ideologici più purulenti dell’impero, avvertendo che si avvicina il tempo in cui saranno mandati a benedire.


La Margherita sfodera il rosario di Brenno

corona-del-rosario_2566959Persino l’organizzazione di un convegno del partito socialista europeo rischia di spaccare il Pd. Si, quel partito guidato da Martin Schulz (il famoso kapò di Berlusconi) socialdemocratico e amico personale della Merkel che lo vuole tutti i costi presidente della Commissione Ue. Non appena si è diffusa la notizia ecco che i cattolici da sacrestia e soprattutto da questua continua si ribellano: Castagnetti tira fuori la testa dalla madia delle nullità margheritine e mette sulla bilancia il rosario di Brenno: «Non mi pare che il Pd abbia mai deliberato di aderire al Pse». Quasi in contemporanea quello statista di Fico Fioroni ammonisce «Chi lo ha deciso, quando e dove? È una mutazione genetica, un blitz pericoloso e grave, con il quale viene meno l’atto fondativo del Pd. Il partito di centrosinistra diventa di sinistra, errore gravissimo. Allora è annullato anche lo scioglimento della Margherita»

Non c’è dubbio che Fioroni abbia gravi difficoltà di orientamento tanto che persino Schulz o Fassina gli paiono di sinistra, ma non è del numero di neuroni di questo signore che occorre occuparsi, quanto del ricatto continuo che la pattuglia di catto reazionari travestiti, esercita ad ogni minimo movimento del Pd. Senza il quale, tra parentesi sarebbero quattro gatti nel ghetto di Casini, intenti a santificare le loro famiglie allargate, colf e badanti comprese. Però immaginiamoci quale tasso di socialdemocrazia possa venire da un partito che rischia la spaccatura persino per l’organizzazione di un convegno: di un altro partito, è vero, ma comunque guidato da europeisti di provata fede finanziaria e berlinese che si sono fatti complici e artefici dei massacri sociali.

Perciò l’unica risposta razionale, sarebbe: “Accomodatevi”. Basterebbero queste 12 lettere per veder impallidire i biancofiore che hanno trovato una comoda lettiga elettorale del Pd per colpa di dalemoni e compagnia. Se davvero tornassero alla Margherita pochi di loro troverebbero ancora posto sui comodi scranni parlamentari. Invece saranno gli altri a cagarsi sotto in attesa che Renzi si impadronisca del partito trasformandolo da pd in dc e probabilmente sognando di arrivare a metterci una dabliu che fa tanto americano.


I mercenari e la Lista per (fottere) l’Italia

Il grande nulla si muove. La piccola, miserabile storia infinita della politica di corridoio e di manovra cerca salvezza e riconosce il suo Atreiu nel signor Monti trovandovi consistenti affinità elettive, anche se il premier non è stato eletto da nessuno. Gli scampoli di un’epoca, quel Fini che sembra esistere solo a Montecarlo e anche lì solo come fantasma, la truppaglia sparsa dei pidiellini radunati dal caporalato di Verdini & C e infine i fioroniani stanno pensano alla Lista per l’ Italia, con Montezemolo, Bonanni e boy scout  da spacciare alle prossime politiche come polverina magica per fare da pilastro al premier.

Sembra impossibile ma Beppe Fioroni ha al suo attivo 46 uomini (si fa per dire) tra Camera e Senato, tutti intruppati nel Pd come una cancrena, anche se bisogna dire che l’amicizia con Lusi deve avere qualche parte nella fiorente pattuglia. E adesso non gli sta più bene la politica socialdemocratica (sic) del partito e vuole uscire a respirare finalmente l’aria assieme ai naturali partner. Va al centro come se la socialdemocrazia del Pd di cui si vede il fumo, ma non l’arrosto, fosse davvero la sinistra. Questi navigati sciuponi di bilancio, non sono riusciti a capire che il centro è una topologia parlamentare, ma non una posizione politica, ma a quanto sembra non hanno nemmeno sentito parlare di quella famosa fusione di culture da cui sarebbe dovuto nascere il Pd. Sono semplici conservatori e reazionari che per puro interesse personale e di clan hanno seguito le vicende della disgregazione della Dc, ritrovandosi nei luoghi più improbabili.

Ora le stesse voci suadenti che hanno materializzato un sacco di soldi per la campagna di Renzi, chiamano Fini, Fioroni e compagnia a una più appropriata militanza tra i mercenari dei massacri: nel Pd c’è già il sindaco di Firenze a coprire questa posizione  con molto maggior successo visto che è un uomo di spettacolo e non di apparato, dunque i vecchi tromboni non servono più e invece possono essere preziosi altrove, sempre che si trovino le risorse per farli eleggere. Lo stesso Fioroni dovrebbe chiedere una deroga per continuare a militare in un partito che gli è completamente estraneo, ma che, anche grazie a lui, sta diventando estraneo anche al suo elettorato.

Ora, sarebbe una vera manna per il Pd se fosse finalmente liberato da queste palle al piede, anche se D’Alema sarebbe terrorizzato dalla perdita di così illustri raccoglitori di voti, ma non è questa la cosa che mi interessa quanto la domanda: come mai a un ‘uomo che da una quindicina d’anni abbondanti ha partecipato all’Ulivo e poi al Pd, dunque a un tentativo socialdemocratico, almeno nelle intenzioni, adesso che è scomparsa persino l’intenzione, diluita nella grande calderone della necessità, finga di provare un’invivibile disagio? Guarda caso, queste prese di distanza sono avvenute, prima delle elezioni cruciali , anche in Grecia e in Spagna: nel Pasok con una quarantina di deputati decisi a far cadere il governo Papandreu, se quest’ultimo avesse fatto resistenza alle dimissioni e all’imposizione di Venizelos da parte dell’Europa. In Spagna sono stati invece alcuni baròn (leader regionali) del partito socialista a minacciare l’addio se Zapatero non si fosse dimesso lasciando campo libero a Rajoy.

Da noi dove il governatore si è già insediato con una manovra di palazzo, c’è bisogno di una truppa che sia disposta ad alzare le insegne dell’agenda Monti, assieme a quelle vaticane, insomma di qualcuno che non faccia solo appoggio esterno e che testimoni dell’esistenza di un’opinione attivamente favorevole al massacro del Paese. Et voilà, non c’è poi bisogno di cercare molto: la mediocrità si trasforma in merito, l’ipocrisia in virtù, la nullità il qualcosa di cui c’è assoluto bisogno.


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