Forse alle elementari non si insegna più che 2 più 2 fa 4, ma che fa quanto gli pare all’alunno che deve esprimere la sua personalità e la sua creatività. Forse è per questo che la notizia dei due caccia italiani danneggiati nella base americana di Ali Al Salem da droni iraniani, non sembra suscitare alcuna perplessità nei giornaloni e telegiornaloni, i quali ogni giorno ci spiegano che i missili e i droni iraniani vengono tutti abbattuti dalle wunderwaffen americane che invece, mai come ora, si rivelano in tutta la loro mediocrità miliardaria. In realtà è la seconda volta che la base kuwaitiana viene bombardata e la prima volta sono saltati i depositi di carburante, tanto da costringere al trasferimento di gran parte degli uomini in Arabia Saudita. Allora come la mettiamo? È pure vero che tutta la nostra informazione sembra avere il Mossad come editore unico. Anzi, a dire la verità, sembra editare pure il governo che legifera con la testa vuota come un pacco regalo ormai scartato e impone per legge che qualsiasi critica a Israele sia perciò stesso espressione di antisemitismo. Fossi ebreo sarei offeso da questa spazzatura culturale, che di fatto è l’unico cibo del milieu politico occidentale, perché confondere sionismo e cultura ebraica è come dire che qualsiasi critica al ventennio fascista è una critica antitaliana, anzi nel caso specifico anticaucasica o antiariana. Possibile che siamo davvero costretti ad adeguarci a queste assurdità?

Purtroppo sì, ma siamo anche costretti a vivere dentro un dilemma, anzi un dramma cognitivo, nel quale dobbiamo credere che gli iraniani siano impotenti contro la grande armata degli american boys, ma indignarci perché Teheran ha colpito le basi dove, per ragioni sconosciute, si trovano le nostre truppe. A fare che? E per quale motivo? Forse ce lo dovrebbe spiegare il signor Mattarella Sergio fu Bernardo, figlio d’arte sulla scena democristiana, che è pur sempre il capo supremo delle forze armate, il che lo pone nell’ambita posizione di fattorino addetto alle fotocopie del Pentagono. Forse lui dovrebbe spiegarci perché abbiamo uomini e mezzi, per missioni del tutto inutili e a volte pericolose per le quali ufficialmente spendiamo un miliardo e mezzo l’anno, ma probabilmente molto di più nella realtà.

Va bene, siamo in Kuwait con quattro Eurofighter e qualche centinaio di uomini. Ci dovremmo interrogare sule ragioni e sul senso di questa presenza perché delle due l’una: o siamo lì a grattarci i pollici e a dissipare soldi pubblici, salvo andarcene quando il Paese in cui siamo viene attaccato, oppure partecipiamo alle azioni belliche. Ma né l’una né l’altra cosa può essere detta e allora siamo costretti a leggere cronache del tutto insensate, perché omettono totalmente il contesto. E questo è che gli aerei italiani sono laggiù nell’ambito dell’operazione Inherent Resolve, ovviamente a totale guida americana, che inizialmente doveva contrastare lo “stato islamico” ovvero l’Isis in Iraq e in Siria. Come sappiamo in realtà l’Isis era una creatura americana, curata personalmente da John McCain in funzione anti Assad. Infatti gli Usa in sostanza fecero poco o nulla contro l’Isis pur disponendo di molti mezzi propri e avendo chiamato, a copertura politica, la solita canea di camerieri, il rituale fritto misto di Nato e Five Eyes. Ma ora l’Isis non c’è più e Assad è stato scacciato dai terroristi moderati, che ci facciamo ancora lì? Abbiamo una pista: i nostri comandi, chissà perché, avevano battezzato questa operazione Prima Parthica, il che è davvero strano, perché la Parthia non c’entra un fico secco con l’area mediorientale in cui operava la missione, ma ha sempre gravitato nell’ambito dell’Impero persiano, divenendone talvolta il motore, ma trovandosi in una regione adiacente al Mar Caspio. È stata forse preveggenza, oppure fin dall’inizio si trattava di formare una cintura di sicurezza intorno all’Iran? Ai posteri l’ardua sentenza, ma sta di fatto che fare gli aiutanti in seconda dei boia non ha mai portato né fortuna, né onore, né rispetto.