Possiamo toccare con mano come il progetto di una federazione europea sia soltanto il sogno bagnato del globalismo finanziario e non un progetto sensato che avrebbe bisogno semmai di una struttura profondamente diversa. La Spagna infatti ha negato agli Usa le sue basi per le operazioni che riguardano l’Iran e si è vista minacciata da Trump della chiusura di ogni rapporto commerciale. Invece il cancelliere Merz che attualmente ospita Netanyahu, fuggito come un coniglio da Israele, sapendo che gli iraniani dopo l’assassinio di Khamenei, avrebbero distrutto i suoi uffici, come è poi avvenuto, vuole scendere in guerra a fianco degli Usa concedendo gli aerei della Luftwaffe al manicomio di Washington.  Questa richiesta è dovuta al fatto che l’armata aerea schierata contro l’Iran, forte di oltre 500 velivoli, è stata usata così intensamente che ora bisogna procedere urgentemente alla manutenzione e questo significa diminuire drasticamente gli attacchi. Servono insomma rinforzi e non è certo una sorpresa che sia Merz a correre in soccorso: è stato l’unico ad essere avvisato dell’attacco all’Iran e dunque ha instaurato un rapporto speciale con gli americani. Del resto BlackRock da cui proviene come ennesimo uomo della finanza, costituisce una fetta importante della governance statunitense: dunque nessuna meraviglia.

Ci troviamo però di fronte a due posizioni diametralmente opposte che nascono essenzialmente da una radicale diversità di interessi tra i due Paesi. Per non parlare della Francia che sta spostando verso il Mediterraneo orientale una delle sue due portaerei: non entrerà in azione, la nave è stata inviata per far vedere che la Francia esiste e il rischio di essere danneggiata o affondata è troppo grande, ma comunque è l’espressione di una posizione ancora differente. Basta un minimo di giudizio per capire che  Draghi è diventato un ritratto di Dorian Gray in quattro giorni o forse sarebbe meglio dire un sacchetto da mettere nell’umido della storia. E mi chiedo come facciano quelli che inneggiano a Sanchez ad essere contemporaneamente europeisti sfegatati, visto che la Ue, tramite le sue galline da allevamento, è tutta un inno alla guerra contro l’Iran, mentre cerca disperatamente i 90 miliardi da dare a Zelensky e che l’Ungheria impedisce di donare attraverso i canali istituzionali, dai quali peraltro sono transitati, in questi anni, centinaia di miliardi. Una posizione socialmente intollerabile, moralmente ripugnante e per giunta di una stupidità che sconcerta perché è ovvio che la nuova guerra sta rapidamente bruciando le riserve di armi e munizioni occidentali, mentre il rialzo del petrolio favorisce la Russia sotto tutti i punti di vista: la partita ucraina diventa sempre più spaventosa per gli europei, o meglio per le oligarchie europee, anche se poi saranno i cittadini a pagarne tutte le spese.

Ma almeno i conflitti hanno questo di bello: mettono in luce le contraddizioni e le assurdità che in tempo di pace passano quasi inosservate. Purtroppo decenni di martellamento mediatico hanno offuscato la capacità di giudizio per cui ci si aggira confusamente in questo panorama deprimente, una terra desolata nella quale ci si può chiedere con Eliot: “Quali sono le radici che s’afferrano, quali i rami che crescono
da queste macerie di pietra?”