Nadia Somma per il Simplicissimus
Gli antichi credevano ai segni del Fato che rivelavano la fine a coloro che nel bene e nel male, avevano segnato il destino di molti. Come avrebbero interpretato quello che è accaduto l’altro ieri, quando nelle prime ore del pomeriggio Silvio Berlusconi ha telefonato alla cerimonia per la consegna di borse di studio della fondazione John R. Mott , che si era svolta a Cosenza. Un disguido, forse un ritardo e la telefonata è arrivata mentre i tecnici stanno smontando il palco ormai vuoto che era stato allestito per i relatori e la premiazione; gli operai restano sorpresi, ridacchiano fra loro per la situazione che mette il presidente del Consiglio in ridicolo, mentre la sua voce continua ad arrivare attraverso gli altoparlanti, risuonando in una sala completamente deserta.
Ieri mattina invece, quando si è presentato in tribunale per il processo Mills, nessuna claque, nessun gruppo di devoti o fedelissimi ad acclamarlo, nessun discorso, nessuna battuta di dubbio gusto, nessuna barzelletta penosa, nessun proclama: Berlusconi è entrato da una delle porte secondarie del palazzo di giustizia, non una parola nemmeno ai giornalisti presenti in aula.
Me lo immagino così Silvio Berlusconi in questi giorni, con la faccia del Nerone di Ettore Pretolini, un dittatore-clown mesto e stanco che si toglie il cerone e il trucco dalla faccia, si sfila la parrucca, si toglie gli abiti di scena: il suo spettacolo non incanta più nessuno, lo hanno detto le amministrative, lo ha rivelato il quorum del referendum, la valanga dei si; l’immagine che si era costruita, di imprenditore di successo, di re Mida capace di trasformare tutto in oro, si sta distruggendo sotto i colpi del mondo reale fatto di disagi, rabbia, rivendicazioni di lavoratori, studenti, precari, che sta irrompendo e vuole riappropriasi della politica, col desiderio di partecipare, di sognare e progettare una società diversa. Ma non credo che guardandosi allo specchio, riuscirebbe a vedersi per quello che è realmente: un vecchio profondamente ammalato di narcisismo, di megalomania, senza etica, senza qualità, senza onestà e senso di dignità che ormai si avvia sul viale del tramonto in completa solitudine.
L’incantesimo è rotto e anche gli italiani che lo hanno osannato e votato, dopo 17 anni, riescono a vederlo per quello che è, forse per la prima volta, e lo lasciano ad un patetico finale.


RSS - Articoli


Sottoscrivo Ernesto e condivido le tue riflessioni
Bello il tuo intervento. Patetico invece il discorso a vuoto del Presidente ad una sala dismessa dai tempi sfasati. Possibile che un ruolo così importante sia ricoperto da tanta incapacità organizzativa, da tanta negligenza? Possibile che egli sia così pieno di se da non accorgersi di quanto male fa all’Italia? Penso sia effettivamente così, “l’incantesimo si è rotto” e la gente che lo ha sempre osannato ora si è accorta che è stata presa in giro. Ci ricordiamo le promesse iniziali fatte solennemente a Porta-a-Porta in cui firmò un contratto con gli italiani? In quel contratto lui dichiarò che si sarebbe dimesso se non avesse raggiunto quei risultati. Quelle promesse non sono state realizzate. E inoltre fu promesso: 1 milione di posti di lavoro; le famose tre I: Inglese, Impresa, Internet. Ora l’Italia è a crescita zero con gravi pericoli economici e quindi? Abbiamo perso tempo. In tutti questi anni l’Italia non è stata capace di competere con le massime Nazioni del mondo. Perché? I nostri laureati, le nostre menti migliori non trovano lavoro? Perché la Confindustria non sa che farsene? Perché è accaduto tutto questo? Perché non c’è il lavoro? Perché non si è fatto nulla per crearlo. Eppure il denaro c’era, tanto denaro… il nostro denaro, ma questo veniva distribuito per gli appalti, grandi opere, EXPO e quant’altro gira intorno solo ai soliti noti. Una regia politica che della negligenza ne ha fatto una questione altamente lucrativa. La crisi è stata un abile alibi per licenziare e adottare nuovi metodi contrattuali da schiavitù. La mia opinione è che sì, è’ vero che il re Mida è al tramonto, ma è anche vero che mentre il trucco delle sue mascherate illusioni si scioglie lui raccoglie nel frattempo la concretezza di aver triplicato il suo patrimonio, di aver permesso alla borghesia di arricchirsi smisuratamente e infine di aver evitato finora di essere processato. Il suo intervento politico è servito principalmente a questo. Noi invece raccogliamo le briciole di una Italia distrutta tutta da ricostruire: in economia, nella cultura, nella corruzione, nell’ingiustizia. Ci aspetta un grande lavoro. Forza, diamoci da fare…