La Ferrari di Marchionne incidentata.

Tutti zitti, parla Marchionne. Se ascoltassimo quello che dice, senza sapere chi lo dice, penseremmo di essere dal barbiere che in cambio di una sforbiciata ai capelli chiede un po’ di euro e di chiacchiere. Ma invece Marchionne è l’Ad di Fiat-Chrysler e chiacchiera senza che il mondo politico abbia la capacità, le conoscenze, le palle, la dignità  di replicare o di esprimersi.

Quello che dice è semplicemente deludente per un Paese civile, una sequela di osservazioni da bar sport e di espressioni ricattatorie, mai accompagnate da alcun dato. Anche perché se li tirasse fuori, il metalmeccanico di Pomigliano comincerebbe a pensare che dopotutto per la Fiat non è così conveniente costruire in Polonia: tutti sanno che ormai quel Paese non è più appetibile per le delocalizzazioni, bisogna spostarsi più a est o più a sud. Molto meglio tentare di far diventare l’Italia un Paese dell’est. con la complicità e il silenzio della politica.

Ma Marchionne sa che qualcuno potrebbe andare a scoprire il bluff e così fa sapere che la Polonia conviene per la qualità del lavoro: i polacchi non guardano le partite di calcio e sanno lavorare a lungo e benissimo. Strano che fino a qualche anno fa i modelli costruiti lassù e importati in Italia dovessero passare per lo stabilimento di Cassino per essere interamente ricontrollati tante erano le pecche di assemblaggio.

Certo però che la qualità è importante. Soprattutto per il neo capo della Chrysler che nelle statistiche americane, di solito poco tenere nei confronti dei prodotti stranieri, risulta essere la marca peggiore del mondo quanto a qualità costruttiva. Il che spiega molto dell’improvvisa e inaspettata “concessione” alla Fiat di una balena arenata che nessuno voleva.

Ma a parte tutto questo paradiso di bugie, è francamente impensabile che un intero Paese, un intero sistema politico accetti di cambiare le regole del lavoro per favorire i profitti marginali di un’azienda che vive del mercato italiano e che ha incassato enormi quantità di denaro pubblico.

E’ pensabile che si accetti una manovra destinata a fare da precedente, a diminuire i salari dovunque e a creare nuova stagnazione? Ed è pensabile che questo avvenga in un Paese che fra i trenta Paesi dell’Ocse è al 23° posto come livello di retribuzioni?

Perchè Marchionne non ci spiega come mai la Corea ha una produzione di auto che è tre volte quella italiana con salari medi 40.190 dollari l’anno contro i 22.027 dell’Italia? Ecco qualcosa su cui vorremmo sentir parlare l’amministratore delegato. Altro che partite di calcio.

Certo dovrebbe dirci che in Italia il costo del lavoro è più alto che altrove perché le tasse gravano soprattutto sui ceti medio bassi a reddito fisso, mentre altrove è evasione selvaggia. Ci dovrebbe dire che è arrivata l’ora di spostare il carico sulle operazioni finanziarie e sui grandi patrimoni, che occorre una lotta seria all’evasione e non la burletta attuale. Ma questo non può dirlo.

Marchionne si è fatto strumento della destra confindustriale che vuole solo salari più bassi senza andare a toccare alcun privilegio. Se così non fosse avrebbe trovato altri modi per la sua trattativa, così come ha fatto negli Usa. Ma qui si sente il padrone. E nessuno osa aprire bocca.