Come detto più volte in questi giorni, anche perché l’informazione mainstream si guarda bene dal parlarne, Israele si trova in grande difficoltà nel Libano meridionale dove l’invasione di terra di sta rivelando molto più difficile del previsto e tenta di cavarsi d’impaccio con il solito metodo dei “giusti”, cioè fare vittime civili. Ma sono operazioni che servono più a coprire il fallimento che ad ottenere una seria prevalenza militare: il governo di Benjamin Netanyahu è sottoposto a una crescente pressione politica, esercitata da una società che non vede risultati concreti dopo continue e ossessive campagne militari. L’incapacità di conseguire vittorie decisive e la crescente dipendenza dagli Stati Uniti mettono in luce i limiti strutturali della potenza militare israeliana e nello stesso tempo, la condotta stessa della guerra ha rafforzato l’isolamento internazionale del Paese, soprattutto in seguito al tentativo genocida nella Striscia di Gaza. Il protrarsi di molteplici conflitti irrisolti è giunto a essere visto non come una dimostrazione di forza, ma come un segno di esaurimento strategico e forse perdita di senso di un’intera politica che ha attraversato i decenni.
Ma in parallelo lo stesso tutore di Israele, ovvero gli Stati Uniti, hanno dimostrato di aver raggiunto un limite, quello in cui la potenza militare di per sé non garantisce la vittoria, quando svincolata dalla fattibilità politica ed economica. La vicenda iraniana rischia di essere assai peggiore di quella del Vietnam perché si svolge in condizioni molto diverse. E queste ultime possono essere riassunte in poche cifre di bilancio, recentemente pubblicate dal Tesoro americano :
- attività 6 trilioni di dollari
- passività 48 trilioni di dollari
- passività aggiuntive, ovvero spesa sociale, 88 trilioni di dollari
- debito delle famiglie 19 trilioni di dollari
Detto in altre parole per ogni dollaro che gli Usa hanno o producono ce ne sono 26 che non hanno. In queste condizioni anche lo strumento militare, la cui elefantiasi, è in qualche modo parte del problema, non può da solo essere decisivo, soprattutto quando si conducono operazioni che possono mettere in crisi il meccanismo del petrodollaro e del biglietto verde in generale, grazie al quale gli Usa sopravvivono a un debito complessivo che è ormai il 500% del Pil. E per giunta quest’anno dovranno essere rinnovati 10 trilioni di dollari in titoli di Sato, i famosi, ma in via di diventare famigerati, treasuries. Quando gli Usa si impegnarono in Vietnam erano ancora, sebbene su un piano sempre più inclinato, un motore di innovazione, di produzione e di economia reale e quindi attiravano naturalmente gli investimenti da altre parti del mondo, eppure alla fine, mentre i loro elicotteri fuggivano da Saigon, furono costretti a cancellare la parità aurea del dollaro. Ora non è più così e il passo falso dal punto di vista militare si farà sentire in maniera di certo più pesante. Gli Stati del Golfo hanno capito molto bene che gli Usa non sono in grado di difenderli dalle minacce che, peraltro, essi stessi si sono procurati e dunque saranno meno corrivi ad investire negli Usa. Anzi Qatar e Bahrein, sono piuttosto inclini a partecipare, insieme all’Iran alla gestione dello stretto di Hormuz. Tuttavia, anche al di là di questa cornucopia petrolifera, è abbastanza chiaro che la situazione economica statunitense e l’inaffidabilità delle sue classi dirigenti, non invitano di certo a mettere dollari in un corpaccione indebolito e imprevedibile.
La situazione è, in certo senso, così chiara che viene il dubbio che la Casa Bianca si sia decisa ad aggredire l’Iran anche per trovare un colpevole a una caduta dello stile di vita americano che appare inevitabile, ma senza il quale di certo la situazione politica cambierebbe profondamente e scardinerebbe il giochino bipartisan democratici – repubblicani che è solo una delle facce della gestione dell’impero. Il Vietnam fu una sconfitta, l’Iran potrebbe essere una caduta.


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Continuo a non capire- Gli americani sconfitti in Vietnam, <Afghanistan e altrove come hanno fatto a rimanere all'in piedi. Sono astuti più di quanto si pensi o gli altri sono deboli e incapaci totali?
Fortuna che c’è ancora il TG3
Debito 500% di PIL… e qualche bocconiano de fero… sta ancora guardare valutazioni imparziali agenzie rating americanoidi!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Non potrebbe ma SARA una caduta !
Dopo aver predato il mondo faranno come il polipo , si divoreranno i tentacoli x sopravvivere .
Ma chi lo subira saranno i milioni di poveracci americani , mentre i ricchi e ricconi avendo le industrie e le proprieta mondiali , continueranno a vivere nel lusso , che non sara piu x tutti , cosi come e gia in europa !
Pensate che BlackRock , vanguard, street ecc falliranno ?
No sara come nel 22 , e ci sara chi si accende i sigari con 100 euro e chi lottera x la pagnotta implorando che gli diano un lavoro o un sussidio .
Tranquilli cambiera tutto x non cambiare niente