Se verificassimo che maggiore è il consumo di cioccolato in un determinato Paese, più alto è il numero di premi Nobel che esso ottiene, saremmo di fronte a una nota e classica correlazione spuria, ovvero a una relazione fra due variabili che non hanno alcun nesso di causa ed effetto, essendo puramente casuali o determinate da altre variabili nascoste. Tuttavia le correlazioni spurie essendo spesso quelle più facili, sono anche le più spendibili nel discorso pubblico e dunque politicamente convincenti: la complessità dei fenomeni viene completamente piallata e ridotta in truciolato, negata, al punto che è poi difficile proporre qualsiasi argomentazione che voglia andare oltre il grossolano. E siamo davvero nell’epoca nella quale la rozzezza viene spacciata come sofisticazione e progresso permettendo, ad esempio, le enormi speculazioni del sistema oligarchico nel Net Zero che significa più tasse, energia ad altissimo costo, castrazione della mobilità, spoliazione delle proprietà immobiliari sottoposte a spese enormi, distruzione del tessuto industriale e ultimo, ma non ultimo, un’ingegneria sociale della disuguaglianza. In pratica la profezia di un nuovo medioevo nel quale le libertà vengono sacrificate alla presunta salvezza del pianeta. E tutto questo nasce da una correlazione spuria tra aumento della temperatura e gas serra, anzi in particolare la CO2.

Il punto di partenza è che, a cominciare dal XIX secolo, sia le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera, sia le temperature globali sono aumentate, di circa 1,5 gradi. E questo in mancanza di altri dati sembra parecchio convincente, se non fosse che i particolari e la fisica – chimica smentiscono completamente questa ipotesi. Se infatti ci fosse tale causalità ci dovremmo aspettare che l’aumento di CO2 corrisponda linearmente all’aumento di temperatura. Ma quando esaminiamo i dati dall’inizio delle misurazioni affidabili, intorno al 1960, la risposta è scomoda. La CO2 è aumentata bruscamente, eppure il tasso di variazione della temperatura non si è mosso di pari passo. Anzi, i cambiamenti annuali divergono. Se la CO₂ fosse la manopola di controllo principale, ci si aspetterebbe che le accelerazioni della CO₂ procedessero di pari passo con le accelerazioni della temperatura. Non è così, come dimostra uno studio accurato che potete leggere qui: quasi sempre l’aumento di temperatura precede l’aumento della concentrazione di anidride carbonica, facendo della causa l’effetto.

E allora bisogna cominciare da capo con i dati fondamentali.

  • L’attuale concentrazione di CO2 atmosferica, pari a circa 420 parti per milione in volume (ppmv) , è molto bassa rispetto ai livelli di anidride carbonica di epoche passate, quando si sono evolute le piante terrestri. A quei tempi, con livelli di CO2 pari a circa 5000 parti per milione eppure non si verificò alcun riscaldamento globale incontrollato.
  • Nell’attuale periodo interglaciale, dopo la grande glaciazione di Würm, la temperatura e il livello degli oceani sono costantemente aumentati, ma all’inizio di questo ciclo la CO2 atmosferica era pari a soli 180 ppmv: questo livello è solo del 20% superiore ai 150 ppmv, nel quale le piante non potrebbero più sopravvivere. E quel basso livello di CO2 ha rappresentato un rischio per tutte le forme di vita sulla Terra.
  • L’efficacia del riscaldamento dovuto all’aggiunta di anidride carbonica nell’atmosfera diminuisce in modo logaritmico con l’aumentare della concentrazione: questo fatto è, paradossalmente, pienamente riconosciuto nei rapporti dell’Ipcc – ovvero dalla burocrazia climatica incistata all’Onu sulla quale si riversano abbondanti fondi privati – che più di ogni altra spinge verso il catastrofismo: potete trovare la documentazione digitando nei motori di ricerca “IPCC AR5 WG1 (2014)” e “IPCC AR6 WG1 Ch5 (2021)”. Cosa vuol dire diminuisce in modo logaritmico? In sostanza che già oggi la CO2 esprime il 72% di tutta la sua potenzialità di gas serra. Qualora si arrivasse a una concentrazione doppia di quella attuale, cioè 840 ppmv, questo causerebbe un piccolo ulteriore riscaldamento, pari a circa l’1% dell’effetto serra totale ovvero ~0,33 gradi Celsius.
  • Le emissioni complessive di CO2 prodotte dall’uomo ammontano solo a circa il 3,4% dell’ anidride carbonica totale emessa dalla biomassa, una percentuale, già marginale, che si riduce più o meno allo 0,4 per cento se si tengono in considerazione i Paesi che aderiscono al Net Zero, in pratica l’Ue più la Gran Bretagna. Ne consegue che tutti i tentativi dell’umanità di limitare o addirittura riassorbire ulteriori emissioni di CO2 o di altri gas serra, non soltanto sono inutili, ma non avranno alcun effetto significativo sul controllo della temperatura globale che deriva principalmente dalla quantità di radiazione solare e dalle variazioni dell’orbita terrestre. Anzi, qualsiasi azione volta a ridurre le emissioni di CO2 non può che essere dannosa per la biosfera e dannosa economicamente per qualsiasi Paese partecipante.

Questo vale per tutti i gas serra, compreso il vapore acqueo che costituisce il 95% di tutti i gas serra, come potete leggere qui in un lavoro scientifico di ampio respiro. Ma c’è di più: poiché una maggiore concentrazione di anidride carbonica favorisce la vita vegetale, tanto che si è constatato un aumento della superficie fogliare del 12% negli ultimi sessant’anni, ciò vuol dire avere un’agricoltura che potrebbe diminuire in maniera decisiva l’uso di fertilizzanti e di pesticidi che avvelenano e rendono sterili i terreni. Ciò permetterebbe una maggiore produttività, anche senza gli Ogm che oggi costituiscono il principale tentativo di privatizzare l’agricoltura lasciandola in mano solo a grandi gruppi a loro volta controllati dai centri finanziari. Che è un modo per lasciarci esposti al ricatto del cibo.

Inoltre l’elettrificazione totale – per le leggi della termodinamica che oggi vengono completamente nascoste sotto il tappeto – aumenterà in maniera esponenziale la produzione di energia necessaria, finendo per aumentare a sua volta, stante l’inaffidabilità delle cosiddette energie alternative, la produzione di CO2 e/o la nuclearizzazione del mondo. Senza contare le devastazioni ambientali e sociali necessarie per procurarsi i materiali tecnologici necessari: la foto in apertura è una testimonianza del nuovo schiavismo da litio.  Insomma stiamo assistendo, in un Occidente ormai disfunzionale, alla distruzione ambientale (oltreché sociale come vero obiettivo) che paradossalmente viene attuata in nome di un immaginario salvataggio dello stesso.  Perché? Chi avesse letto i dialoghi tra Bill Gates ed Epstein che si chiedevano come ridurre all’impotenza le classi popolari e i ceti medi, ha la risposta.