Mentre gli ukronazisti metropolitani che plaudono ogni giorno alla gentrificazione del nostro Paese, pretendono che un atleta ucraino squalificato, venga compensato con una medaglia di pasta frolla da Mattarella, diligente sfoglina del globalismo, a Monaco si è aperta la Conferenza per la sicurezza, chiamata la Davos armata. La definizione per questa kermesse che si svolge fin dagli ’60 è senza dubbio la più azzeccata per questo osceno baraccone che da una parte è una sfrontata manifestazione dell’imperialismo occidentale e dall’altra una passerella dei poteri reali che pretendono di comandare con il pretesto della “sicurezza”. Quest’anno, sotto l’infuriare di una sconfitta la cui ammissione si avvicina a grandi passi è stata concepita con il titolo ambivalente di “Sotto distruzione… Il mondo è entrato in un periodo di politica demolitrice”. Dentro c’è di tutto e di più, sia la demolizione di quell’estensione della Nato, sia la distruzione nei fatti di quello scenario di cartapesta chiamato ordine internazionale basato sulle regole, sia il disfacimento etico e morale prodotto dal caso Epstein, sia il tentativo di tradurre la violenza esercitata come “sfida alla sicurezza”. Insomma Il vecchio disco che suona sul grammofono, anzi no, la noiosa orchestrina che da troppo tempo ci intrattiene con le sue distopie e i suoi inganni.

A Monaco ci sono praticamente tutti quelli che c’erano anche a Davos: i produttori di armi occidentali, come Boeing, Lockheed e Rheinmetall, nonché banche europee e di Wall Street, come JP Morgan, Goldman Sachs e Commerzbank, grandi aziende tecnologiche come Microsoft e Palantir, la fondazione Gates, la Fondazione Rockefeller e l’Open Society di Soros. L’insieme di questo mondo dominante, in pratica formato da oligarchie del denaro, si trova di fronte al disperato tentativo di impedire l’ascesa dei Brics e di un mondo multipolare, che di fatto è la conseguenza fallimentare del capitalismo finanziarizzato e convinto di poter dettare legge ovunque sul pianeta. Che poi è anche l’unica condizione di sopravvivenza per un meccanismo di disuguaglianza che o si estende al mondo intero per sopravvivere qualche decennio in più oppure è destinato ad affogare nella sua stessa acqua. Di qui l’esplosione di violenza cominciata ormai da due decenni, ma che con Trump ha raggiunto l’apice perché il tempo non lavora più per gli adepti della fine della storia e l’enorme debito statunitense pesa come un macigno.

Bisogna ormai impadronirsi di beni reali per non far saltare tutto il meccanismo di dominio fondato sul dollaro e allora si tenta di rubare il petrolio venezuelano, di sfruttare le risorse dell’Artico, di impedire una riscossa della Libia, di tenere fuori dal mercato l’Iran, l’arcinemico di Israele e di una consistente, se non prevalente, fetta di centrali finanziarie di rito sionista. Insomma di dare un qualche sottostante al dollaro che naviga nell’aria e rischia di precipitare. La novità è che l’illegalità dell’imperialismo statunitense è ormai diventata trasparente e non più camuffata da pretesti di “difesa della democrazia e del mondo libero” e altri illusionismi e oltretutto persino gli alleati occidentali sono minacciati dalla corsa americana a consolidare il suo potere globale in rapido declino: la demolizione degli assetti ereditati dalla seconda guerra mondiale e dalla successiva caduta del muro di Berlino stanno venendo al pettine e l’élite cerca affannosamente un via d’uscita, tanto più che alla diffusa delusione nelle istituzioni democratiche, non più propriamente tali e alla generale perdita di fiducia in molte società, si cerca di porre rimedio attraverso l’alta tecnologia, l’intelligenza artificiale, la robotica. Insomma attraverso qualcosa che funga da manovratore occulto o da pilota automatico.

Perciò la domanda che dobbiamo farci è: sicurezza per chi? Da un lato vediamo un mondo occidentale frantumato nel quale la presunta sicurezza degli Usa è la rovina per l’Europa, dall’altro ci troviamo di fronte a un mantra securitario che è servito ormai da decenni per ridurre le libertà delle persone. Prima è stato il terrorismo a sopprimere gli spazi di azione, poi è venuta la lunga serie di guerre con cui si sta tentando di militarizzare le società e adesso si tenta attraverso l’euro digitale di aumentare l’ossessiva e pervasiva mania di controllo. Di fatto una presunta sicurezza viene usata come moneta di scambio per la libertà. Non mi resta perciò che terminare con una considerazione di Karl Popper, filosofo della scienza originariamente marxista, poi liberale e infine angosciato negli ultimi anni dal fatto che proprio il liberalismo stava sviluppando al suo interno meccanismi totalitari: Dobbiamo pianificare per la libertà, non per la sicurezza. Per nessun altro motivo se non quello che solo la libertà può garantire la sicurezza.