Mentre si sente un Rutte al tavolo della pace di Abu Dhabi, ovvero qualcosa di assolutamente stonato rispetto al raggiungimento di qualche accordo, oltre che alla buona creanza diplomatica, i globalisti tentano di rientrare in partita, riproponendo il loro gioco, sia pure su scala più ridotta, tanto per salvare il salvabile e tenere in piedi quei meccanismi di governance che costituiscono la loro cinghia di trasmissione di affari e distopie. La Ue innanzitutto. Ha cominciato a Davos il primo ministro canadese Mark Carney, ex banchiere centrale e membro autorevole del “Council for Inclusive Capitalism”, un sinedrio di straricchi che si definiscono “Guardiani” e che qualche anno fa andarono da Papa Francesco a proporre “una collaborazione storica di dirigenti e leader globali che lavorano con la leadership morale di Francesco per cogliere sempre le opportunità di business”. I mercanti nel tempio non erano così sfacciati nel tentare di far bere l’acqua santa al diavolo. Questo ritratto minimo, è necessario per comprendere le sue intenzioni: dopo aver detto che l’”ordine fondato sulle regole” non è mai esistito, ora che il maggior azionista di questa impresa, ovvero gli Usa, hanno smascherato il gioco, ha proposto una sorta di alleanza tra le medie potenze occidentali che dovrebbero agire insieme per restaurare le regole del diritto internazionale.

È fin troppo evidente che tutto questo non ha alcun senso perché prima dici che l’ordine fondato sulle regole non è mai esistito, che in sostanza è stato un inganno e ora vuoi ripristinarlo, per giunta all’interno della medesima cornice che ha creato queta situazione. In realtà si è trattato di un richiamo alle armi dell’oligarchia che non vuole sentir parlare di economie nazionali e che quindi vede una speranza di salvezza nei conglomerati di Stati collegati tra di loro da entità sovranazionali, ovvero dal mercato e dal denaro che sovrastano le odiate democrazie. I presenti si sono spellati le mani in un applauso scrosciante. Poi sono venuti, fuori dalla magica cittadina svizzera, gli interventi di Draghi in favore della creazione di una confederazione europea. L’uomo del Britannia capisce che il prezioso strumento per le élite di comando, che si chiama Ue, è in pericolo e allora cerca di salvarlo facendo non un passo indietro, ma un salto in avanti. Presentato come una rivendicazione di orgoglio europeo (ma questo non è forse sovranismo pantografato sulla scala di un piccolo continente?), in realtà si traduce in una congerie di banalità sconclusionate in cui afferma che la Cina ci sta sommergendo perché non ubbidisce alle leggi di Ricardo e baggianate teoriche del genere, ma che l’Europa, con la sua economia integrata, può dire la sua in fatto di tecnologie e quindi può rispondere adeguatamente alla sfida. Insomma le solite cose, le solite mezze bugie e mezze verità mescolate per animare l’afterhours del milieu politico globalista. Il fatto è che, guarda caso, la perdita di terreno dell’Europa è cominciata proprio quando il continente ha cominciato ad essere governato, tramite l’euro, da Bruxelles la quale ha potuto implementare in ogni senso le pratiche e le idee neoliberiste. E a questo declino si è aggiunta prima la delirante rinuncia all’energia a basso costo della Russia e poi la fallimentare religione di Net Zero che di fatto ci ha resi un’appendice della produzione cinese, quella che aveva le tecnologie pronte. Se poi questo drago spompato sostiene che l’economia europea è già integrata, che bisogno ci sarebbe di una Confederazione o Federazione se non per farla finita con gli Stati nazionali nel momento in cui l’Unione vacilla e con essa anche il sistema oligarchico?

Il fatto è che tutto questo serve semplicemente a scippare le capacità decisionali alla gente, rendendo il potere reale sempre più lontano e libero dalla necessità del consenso. Storicamente i federalismi, teoricamente ideali, sono invece serviti proprio a questo. E basta seguire il dibattito che ci fu nei nascenti Stati Uniti proprio sul tema federale, in particolare quello tra Hamilton e Madison, per rendersi conto che si cercava in realtà uno strumento per rendere il potere centrale più forte e meno soggetto all’ oscillazione delle opinioni, degli umori, delle idee e del consenso. I vari Stati infatti non hanno giurisdizione sullo stato federale, ma questo può intervenire sui singoli Stati in molti modi e imponendo comunque la cornice di potere e ideologica in cui si svolgono i rapporti. Non è certo casuale se la discussione principale, sia prima che durante e dopo la nascita degli Usa, si sia concentrata sul tema della Banca centrale che in definitiva è anche stata al centro del progetto Ue. A questo proposito vorrei ricordare che Marx ed Engels puntarono sulle autonomie locali e nazionali in grado di resistere alle tendenze espansive del capitale e al suo sfruttamento, in sostanza di resistere proprio a ciò che propone oggi il globalismo. La sinistra che legge i risvolti di copertina non lo sa e quindi si inginocchia davanti a Draghi e alle sue fiamme spente.