La tentazione di comprendere la situazione in cui siamo, circoscrivendola a Trump sia nel bene che nel male, è l’ennesimo trucco o illusione visiva per evitare di prendere atto della realtà: la violenza che il declino dell’impero sta mettendo in luce o meglio sta liberando da ogni formalità. Violenza interna e violenza esterna che corrispondono come le facce di una medesima moneta: gli orribili omicidi da parte dell’Ice, sebbene amplificati dal sistema mediatico, non sono una novità negli Usa, basti pensare al caso di Bryan Malinowski, direttore esecutivo dell’aeroporto di Little Rock, ucciso a bruciapelo dagli agenti del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (Atf) nel 2024, in piena era Biden. Ma di casi abbastanza simili ce ne sono tantissimi, anche se emergono nella cronaca solo quando possono avere un qualche sfruttamento politico mediatico. E infatti due anni fa i democratici difesero gli agenti, come fanno ora i repubblicani. Non si fa fatica a trasportare tutto questo sul piano geopolitico con i bombardamenti effettuati o minacciati, le pretese di acquisire territori altrui, i rapimenti di presidenti eletti.
Qualcosa si è spezzato nel meccanismo che consentiva di conservare una patina di correttezza, anche se sostanzialmente falsa come quel “sistema basato sulle regole” grazie al quale è stato fatto passare ogni imperialismo, perché la paura che tutto il meccanismo finisca per crollare è troppo forte. Non si tratta soltanto del declino dell’impero e della insostenibilità di un sistema che si basa ormai su un debito garantito esclusivamente dalla posizione del dollaro, è anche il terrore che venga meno tutta l’innervatura degli ideologismi neoliberisti e globalisti che hanno permesso a un pugno di persone di diventare non solo straricche, ma anche di condizionare in maniera determinante le scelte pubbliche, di essere in sostanza il governo reale dei Paesi occidentali, alterando in maniera sostanziale la dialettica democratica. Ecco perché 400 miliardari, hanno presentato a Davos una lettera a dir poco grottesca in cui questi feudatari del nuovo potere chiedono più “giustizia sociale”. Di fatto una deprimente e patetica sceneggiata messa in atto da chi prima ha colpito a morte i diritti del lavoro, sia esternalizzando la produzione di beni materiali, sia spingendo enormi eserciti di riserva verso i Paesi occidentali, in maniera da mettere in crisi i salari e disgregare le società stesse con i diritti tradizionalmente intesi che vi si accompagnavano. Il tutto condito da buone intenzioni e da mere petizioni di principio. Infine, tanto per andare sul sicuro, hanno puntato tutto su tecnologie sostitutive del lavoro culminate nell’ intelligenza artificiale.
Sebbene quest’ultima si sia rivelata inferiore alle aspettative e finora non abbia prodotto significative riduzioni dei posti di lavoro se non in alcuni ristretti settori, ha cominciato ad intaccare le facoltà cognitive delle generazioni più giovani. Un rapporto completo del Center for Universal Education della Brookings Institution, un think tank statunitense, mette ora in guardia contro l’uso dell’IA nelle scuole e nelle aule: “Quando i bambini usano l’intelligenza artificiale generativa che fornisce loro le risposte, non pensano con la propria testa. Non imparano a distinguere la verità dalla finzione o a riconoscere le argomentazioni valide”. Uno studente lo ha riassunto in modo succinto: “È facile. Non c’è bisogno di usare il cervello”. Del resto proprio a Davos abbiamo visto squadernarsi l’inquietante alleanza tra la Big tech e la grande finanza simboleggiata dal duo Palantir – BlackRock.
L’insieme di tutto questo era a ben vedere insito in quella “fine della storia” che era stata come l’urlo di vittoria del neoliberismo. Ma quell’urlo era rivolto all’intero pianeta, perché il capitalismo nella sua forma finanziaria non poteva vivere del solo Occidente, doveva legare alle sue prassi l’intero mondo, il quale si doveva adeguare con le buone o con le cattive. Però le cattive non hanno funzionato e in Ucraina si sono prese un bel calcio in culo e anzi hanno messo in luce una certa arretratezza occidentale proprio nel campo delle armi e hanno mostrato la capacità di resistenza di società basate sulla produzione di beni reali, rispetto a quelle sedute su una piramide di soldi che produce altri soldi. La difficoltà ad ammettere la sconfitta ucraina deriva proprio da questo: dal fatto che essa coinvolge in un unico punto tutti i fallimenti del progetto globalista, quello economico – che poi ha dato le ali al progetto Brics – e quello tecnologico. Del resto, con l’avvento dell’era neoliberista e dei suoi modelli di vita i laureati in materie tecnico scientifiche sono enormemente calati in Occidente, mettendo a forte rischio quella presunta superiorità che ora non esiste nemmeno più e si va trasformando in inferiorità.
La violenza che vediamo sgorgare dal sottosuolo psicologico e politico americano, senza più alcun ritegno, è tanto più manifesta, quanto più accelera il declino. Anzi ne è proprio l’acceleratore principale.


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Di che sorprenderci… considerando una nazione emblema stesso di violenza e sopraffazione… dove oltre sessanta per cento di cittadini fa uso abituale di psicofarmaci da decenni!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Cosa c e da raccontare ?
Chi semina vento , raccoglie tempesta !
il bello verra appena iniziera il crollo del dollaro e gli ebrei dovranno rendere conto di 120 anni di falsita, menzogne e crimini oltre ogni immaginazione .
Finche non si pulira quel popolo o l umanita da quel popolo non ci sara mai pace nel mondo !