Dispiace dirlo, ma la tragedia di Crans Montana è un po’ l’allegoria dell’Europa e di ciò che l’attende: una folla di adolescenti che stappano champagne a fiumi con i soldi di papà, nella migliore delle ipotesi, ma che nella metafora sono i risparmi di qualche generazione che vengono dilapidati; regole di sicurezza rigide sulla carta, ma che poi – come appunto accade nel Vallese, il Cantone di Crans Montana – sono totalmente affidate alla parola e alla buona fede dei proprietari o dei gestori, che nel nostro caso sono le oligarchie di comando e i relativi milieu politici – con uscite di sicurezza del tutto insufficienti e a quanto sembra nemmeno funzionanti; un’apparenza di modernità che però nasconde soluzioni abborracciate tanto da permettere un incendio esplosivo. E infine un atteggiamento sconcertante: come si può dedurre dai brevi filmati che ci sono giunti, le persone che affollavano il bar non solo non si sono rese conto del pericolo di certe esuberanze capodannesche, ma hanno filmato le fiamme come se si trattasse di un videogioco o di un cartone animato. Cone se nulla potesse davvero metterli in pericolo.

Possiamo dare torto a questi ragazzi, quando i massimi responsabili in tutto il continente non fanno altro che accendere la miccia della guerra? E quando pseudo adulti non si rendono conto del pericolo che questo comporta, come se si trattasse di un gioco? Sembra che davvero tutto sia un trastullo che alla fine non possa avere alcuna conseguenza. E poi in un attimo tutto può prendere fuoco. La distanza dalla realtà è abissale e può essere misurata solo quando è troppo tardi. Durante queste feste abbiamo potuto toccare con mano questo lato ludico che si nasconde dietro la massima serietà e in valori che vengono sempre implicati, specie quando non ce ne sono: lunghissimi convogli di auto, spesso di lusso, ormai fuori portata della maggioranza degli europei, si sono dirette verso l’Ucraina con a bordo i cosiddetti “rifugiati” che andavano a passare Natale nel loro Paese d’origine (qui il servizio della Tv tedesca da cui è tratta l’immagine di apertura). Teoricamente dovrebbero fuggire dalle bombe russe, ma all’occorrenza se ne tornano a casa e di ottimo umore. La stragrande maggioranza di loro ( e sono oltre 6 milioni) infatti campa con i generosi sussidi dei vari Stati, vive gratuitamente in alberghi di fatto requisiti, un atto dovuto secondo i responsabili della Ue che si scontra con la realtà di depliant e siti web che invitano a passare le vacanze in Ucraina perché a quanto viene detto le regioni occidentali hanno “l’atmosfera natalizia più colorata e unica”. Lo potete constatare qui.

Come scrive la giornalista Sonia van den Ende in realtà i veri rifugiati sono le popolazioni del Donbass che da un oltre un decennio si vedono bombardare con missili e droni: “Circa un milione di persone provenienti dal Donbass sono state trasferite e sono ospitate in diverse regioni della Russia. Tra loro ci sono bambini che hanno perso i genitori o li stanno cercando. L’Europa definisce questo “furto di bambini”, un’affermazione assurda. Questi bambini dovrebbero morire se, ad esempio, i droni colpissero Krasnoarmeysk mentre i loro genitori vengono uccisi o dispersi nel caos? L’Ucraina e l’Europa etichettano questo fenomeno come “rapimento di minori” e hanno emesso mandati di arresto tramite la Corte penale internazionale per il presidente Putin e Maria Lvova-Belova, commissaria presidenziale per i diritti dell’infanzia in Russia”.

Ecco quanto viviamo nell’assurdo, tanto che lo stesso Papa, americano come il sacro hamburger che siede alla destra di Dio, ha fatto propria questa sciocchezza dei bambini rubati ed è praticamente l’unica cosa che dice sull’Ucraina. Davvero il nome di Leone sembra una ridicola usurpazione. Ad ogni modo, mentre chiudono le fabbriche, l’industria dei rifugiati è in piena espansione, anche se la loro provenienza è da aree che la guerra nemmeno l’hanno vista, cosa che accade spesso anche con rifugiati provenienti da altri Paesi che le oligarchie occidentali vogliono distruggere. Per fare un esempio banale, se ci fosse una guerra in Sicilia e Calabria sarebbe ben strano che a rifugiarsi fossero in maggioranza trentini o friulani.

Ma tant’è, viviamo in un grande lounge ad accendere stelle filanti e bere lo spumante con le polverine, servite dall’informazione padronale, fino a che non ci sarà più scampo. E, a proposito, si mormora che nel bar andato a fuoco ci fossero anche figli di oligarchi ucraini, i cui nomi sono tenuti segreti. Non so se via vero o sia una delle tante leggende che germinano sul terreno, ahimè fertile, delle tragedie, ma che si tratti di champagne o di più popolari bistecche, il conto lo paghiamo sempre noi.