Correva l’Anno Domini 2023 e Roma era infestata dai cinghiali, alcuni dei quali vagavano nei dintorni dei supermercati e attaccavano i sacchetti della spesa di cittadini ignari di vivere in una giungla urbana. Tuttavia poiché c’era un sindaco del clan di centro sinistra (clan è la parola più appropriata per definire oggi i gruppi politici), parlare di questo problema significava essere fascisti per non dire che il minimo accenno al controllo della popolazione dei cinghiali, era un’offesa ai dogmi eco – animalisti. Questo succede quando alla politica si sostituiscono gli slogan o, nel migliore dei casi, mere petizioni di principio completamente avulse dalla realtà. Immaginiamoci se poi, al posto dei cinghiali, si fosse trattato di lupi o di orsi: un fremito di indignazione si sarebbe levato dai divani dove la maggior parte delle persone esercita il suo diritto a parlare senza pensare.

Questo è davvero un universo di cartapesta, dove, per esempio, fa tendenza un cane che muore da solo, essendo già ultracentenario per la sua specie, ma non le migliaia di anziani abbandonati che crepano ogni anno senza che nessuno si interessi di loro. Ma già sappiamo come siano l’idiozia e la vacuità emotiva indirizzata dal sistema mediatico su obiettivi innocui, a fare tendenza, pezzi di un lego umano che può essere facilmente stravolto quando l’occasione lo suggerisce o il padrone lo impone. E così apprendiamo da Repubblica, un quotidiano di proprietà di un armatore greco che ha acquisito grande potere grazie al golpe della Ue ad Atene, socio di Bin Salman e plenipotenziario della propaganda mediatica di Bruxelles in parecchi Paesi come Polonia, Repubblica Ceca, oltre che nei Balcani, ci fa sapere che Putin è responsabile della moria  di renne in Finlandia. Questo perché i branchi di lupi che si trovano nel territorio della Federazione russa, penetrano sempre di più entro i confini finlandesi: i cacciatori che prima ne contenevano la popolazione sono andati in guerra a dare la caccia ai mastini di razza Nato: perciò è colpa del Cremlino se gli allevatori finlandesi devono sopportare la perdita di qualche renna. Certo, non si capisce perché questi allevatori non facciano la guardia con più attenzione e, all’occorrenza, non siano loro a respingere i lupi, ma non ha molto senso farsi domande su qualcosa di completamente insensato che per giunta viene tendenziosamente titolato: ” La guerra di Putin uccide in Finlandia…” Ma già, la Russia è anche contro Babbo Natale e le sue renne, che ignominia.

Io mi vergognerei a lavorare in un quotidiano dove vengono pubblicate queste porcherie che tuttavia, nella loro delirante stupidità, esprimono benissimo il concetto dettato dall’oligarcato occidentale: quello di fomentare in ogni modo la russofobia per mantenere in piedi uno stato di ostilità e giustificare con la potenziale belligeranza, i massacri sociali che hanno in mente. Agiscono su un territorio subliminare che viene coltivato da almeno due secoli. In un recente articolo l’economista Jeffrey Sachs tenta di spiegare le ragioni di questo atteggiamento russofobico delle élite europee e il rifiuto della pace:

“La russofobia occidentale non dovrebbe essere intesa principalmente come ostilità emotiva nei confronti dei russi o della cultura russa. Piuttosto, opera come un pregiudizio strutturale radicato nel pensiero europeo sulla sicurezza: il presupposto che la Russia sia l’eccezione alle normali regole diplomatiche.

Mentre si presume che altre grandi potenze abbiano legittimi interessi di sicurezza che devono essere bilanciati e conciliati, gli interessi della Russia sono presunti illegittimi, salvo prova contraria.

Questo presupposto sopravvive ai cambiamenti di regime, ideologia e leadership. Trasforma i disaccordi politici in assoluti morali e rende sospetto il compromesso. Di conseguenza, la russofobia funziona meno come un sentimento che come una distorsione sistemica, che mina ripetutamente la sicurezza stessa dell’Europa”.

Tutto questo si è concretato nei numerosi tentativi, a partire dal Settecento, di distruggere la Russia attraverso invasioni, in maniera diretta o indiretta sempre propiziate dai padroni del denaro, che poi si sono trasformate in durissime sconfitte. Non ne hanno ancora abbastanza, evidentemente. Così i barboncini del potere se la prendono persino con i lupi russi.