Forse di questi tempi non dovremmo festeggiare la nascita di Gesù, ma piuttosto le imprese di Erode che sono così vicine al modo di sentire sionista e occidentale. E tuttavia i Re magi sono in viaggio per portare a Trump e Putin un regalo che si chiama Ucraina. A tutti e due? Ma certo… lo dimostra il fatto che in mezzo al bailamme di possibili trattati di pace, che vengono prodotti sia da guerrafondai per sabotare i colloqui, sia chi vuole davvero farla finita con questo inutile massacro, entrambi i contendenti non mettono in discussione che ciò che rimarrà del reame di Kiev possa entrare a far parte della Ue, anzi questo è visto quasi come un obbligo. La cosa dovrebbe allarmare Mosca, specie nel momento in cui si parla di esercito europeo, ma non è così per una ragione  precisa ed evidente a chi non abbia gli occhi foderati di prosciutto: l’Ucraina è una bomba che ci esploderà in mano.

Si tratta di un Paese quasi completamente distrutto, totalmente fallito, dove per molti anni ci sarà tutto da ricostruire e dove la vita sarà davvero misera per l’arco di una generazione. Bruxelles ha già faticato a reperire prestiti per 90 miliardi al fine di continuare un conflitto già perso, ubbidendo ai dettami delle sue élite finanziarie e questi soldi peseranno come un macigno sui ceti popolari dell’intero continente. Ma quando l’Ucraina dovesse entrare nella Ue, queste cifre, ancorché gigantesche, non sarebbero che noccioline di fronte alle necessità del Paese che nel 2026, secondo i calcoli dell’Fmi, avrebbe bisogno di almeno  156 miliardi solo per la mera sopravvivenza. Tutta la ricostruzione – quella che i cagnolini di Rothschild ci hanno presentato come un enorme affare per ingolosire i citrulli – sarà a spese nostre e senza alcuna possibilità di restituzione, verrà pagata con  sanità sempre più scadente e sempre più privatizzata, scuola che va di male in peggio, blocchi salariali, precarierà assoluta, pensioni al palo, tutele ghigliottinate, diritti, compreso quello di opinione, triturati da un milieu politico davvero infame.

A questo si aggiunga che gli ucraini non vorranno vivere in um Paese distrutto e miserabile, pretenderanno le perline di vetro che sono state loro promesse per fare la guerra e secondo alcuni studi, almeno 10 milioni di loro, incazzati perché finalmente consapevoli di essere stati usati come carne da cannone, si trasferiranno negli altri Paesi dell’Unione. Gli impegni finanziari saranno tali che le nazioni dell’ dell’Est europeo faranno ciao ciao e tutto il meccanismo brussellesco finirà per implodere sotto il peso della questione ucraina. Tanto più che ciò avverrebbe in un periodo di impressionante declino economico dovuto alle sanzioni che avrebbero dovuto uccidere la Russia e che invece hanno distrutto noi. Mosca non teme un esercito europeo alle sue porte, semplicemente perché non ci sarà: la bomba ucraina finirà per scardinare tutto.

D’altro canto anche agli Usa la Ue non interessa più. Ne sono stati i tessitori quando questo faceva loro gioco e permetteva un più facile controllo dei singoli Paesi, dove le imprevedibili democrazie avrebbe potuto rompere le uova nel paniere americano e perciò c’era bisogno di sottrarre loro sovranità, ma adesso, in un mondo non più unipolare o bipolare, ma multipolare, la diversità degli interessi, delle economie e delle aree di azione dei diversi Paesi europei, permetterà agli Usa una gestione molto più elastica ed efficace attraverso rapporti bilaterali che non con un unico organismo, ancorché così debole da essersi fatto imporre dazi assurdi senza fiatare. La Ue però rappresenta il covo di una certa visione del globalismo che Trump e una maggioranza dell’America, vogliono combattere e dunque per riprendere la frase di Vittoria Nuland “Fuck the Eu”.

Insomma la guerra ha destabilizzato la Ue e la pace la distruggerà definitivamente. Ecco perché c’è tanta incertezza o meglio patologico bipolarismo, con Macron che agita la spada di latta e poi chiede un incontro a Putin o con un ministro tedesco della Difesa, Pistorius a novembre diceva che l’estate appena trascorsa era l’ultima di pace perché la Russia voleva invadere l’Europa e a dicembre dice che invece Mosca non ha nessuna intenzione di farlo. Si vive alla giornata, cercando in qualche modo di uscire dalla trappola in cui ci si è cacciati e dove ogni mossa in un senso o nell’altro, può essere fatale.