Qualche giorno fa il quartier generale della Nato a Kiev è stato centrato da un missile ipersonico e tra le macerie del bunker, a prova di missili occidentali, ma non di quelli russi, ci sono molti alti ufficiali francesi: Macron, impegnato in una riunione, è sbiancato quando ha ricevuto la notizia e per un faccia di bronzo come lui non dev’essere facile. Non c’è alcun dubbio, il dio degli eserciti ha abbandonato la Nato: gli ucraini nonostante i colossali apporti di armi, di denaro e anche di uomini sotto mentite spoglie, sono irrimediabilmente sconfitti, si arrendono ogni giorno a centinaia e il generale inverno farà il resto. Questo a Washington l’hanno capito e hanno prodotto un piano di pace che seppure inattuabile in tutti i 28 punti in cui è articolato, costituisce tuttavia una base di discussione che riconosce in qualche modo alla Russia una vittoria parziale e nasconde sotto il tappeto la sconfitta occidentale. I russi dal canto loro si sono dichiarati disposti ad intavolare trattative su questa base, anche se fanno intendere che molto dovrà essere cambiato. Ma ogni ombra di realismo è lontana dai deliranti europei, ormai in preda a una sindrome di Tourette geopolitica e così tutti insieme appassionatamente hanno messo a punto un contropiano in 24 punti. Anzi no. non è un piano, è solo un grido di dolore, qualcosa che somiglia al celebre “merde!” del generale Cambronne.

In pratica gli europei accorsi al capezzale di Zelensky, anche dopo la rivelazione della corruzione consustanziale al regime di Kiev, chiedono un cessate il fuoco incondizionato, solo dopo il quale comincerebbero le trattative, dando per scontato che anche sui territori conquistati e già annessi alla Federazione russa tramite referendum, si debba discutere. È abbastanza inutile rilevare che questo non è accettabile da Mosca e che rassomiglia tanto al trappolone dei trattati di Minsk, primo e secondo, che servirono solo a prendere tempo e ad armare fino ai denti l’Ucraina, come sia la Merkel che l’ex presidente francese Hollande hanno apertamente rivelato. La scansione degli eventi è praticamente identica – visto che a Minsk si arrivò dopo la sconfitta dell’esercito ucraino da parte delle milizie del Donbass – e adesso si tenta di mettere una pezza negoziale al disastro militare che incombe. La follia della governance europea consiste appunto nel pensare che la Russia ci possa ricascare, ma per quanto pazza e in preda a un delirio, i suoi vaneggiamenti non sono poi così assurdi come sembrano: il piano in 24 punti è pura carta straccia che nasconde quello vero in un solo punto, ovvero tentare in qualche modo di far vivere il conflitto Ue – Russia in modo da poter in qualche modo militarizzare le società europee e sdoganare una nuova era di autoritarismo.

Questa non è una mera ipotesi, è semplicemente la logica delle cose: i Paesi europei hanno di fatto concesso all’Ucraina quasi tutte le armi di cui disponevano; le sanzioni si sono rivelate inutili e anzi si sono abbattute come un terribile boomerang sull’economia del continente, già peraltro logorata dalle farneticazioni assurde su Net Zero; la tecnologia militare della Nato si è rivelata ampiamente obsoleta e lo è sempre di più; le enormi cifre necessarie per un conflitto non ci sono se non abbattendo gli ultimi diritti, distruggendo le ultime vestigia dello stato sociale e tassando a più non posso; la produzione industriale di armamenti è solo una frazione di quella russa. Con quali mezzi si potrebbe fare una guerra? E con quali uomini, visto che ormai la carne da cannone ucraina scarseggia? Ma l’oligarchia europea non vuole una vera e propria guerra dalla quale uscirebbe totalmente sconfitta: va alla ricerca di ogni mezzo e pretesto per tenere in piedi uno stato ambiguo di belligeranza, formalmente indiretta, che consenta di attuare i piani sociali che ad essa si accompagnano. Ecco perché tenta in ogni modo di conservare la carcassa dell’Ucraina che ha cinicamente macellato nell’assurda idea che davvero potesse sconfiggere la Russia, quantomeno nella parte di controfigura della Nato. Quindi tutti a difendere Zelensky e i suoi cessi d’oro, comprati con i nostri soldi, nella speranza che la sua permanenza al potere e il suo rifiuto del piano Trump, possa impedire la conclusione del conflitto. La fine della guerra infatti sarebbe anche la fine della governance europea perché, da una parte non ci sarebbero più pretesti per soffiare sul fuoco di uno spirito bellico che tanto piace ai ceti parassitari, dall’altra la gente si troverebbe a vagare tra le macerie sociali ed economiche provocate da questi signori.