Così Trump che, in mezzo a tanti difetti, ha il pregio di non nascondere la sua americanaggine, ha ribattezzato il Dipartimento della Difesa chiamandolo Dipartimento dell aGuerra. Era ora, in un certo senso: gli Usa dal 1815 in poi non si sono mai dovuti difendere da nessuno, ma hanno sempre condotto sostanzialmente guerre di aggressione, nascoste sotto vari pretesti  e dunque il cambiamento del nome è storicamente doveroso. Dalle guerre indiane a Cuba, dalle guerre mondiali a quella di Corea, proseguendo con Vietnam, Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen, Somalia, Serbia, Libia, Panama, Ucraina ora si avvicina il momento del Venezuela. Che poi l’intestazione sia ufficialmente cambiata subito dopo il vertice di Tientsin, la dice lunga sulle intenzioni future di impedire ad ogni costo che il Sud del mondo si emancipi dalle grinfie americane, ovvero da quelle dei potentati finanziari che a loro volta determinano la politica di Washington.

Va chiarito che questo non significa che gli Usa vogliano continuare la guerra in Ucraina, anzi la strategia generale di Trump sembrerebbe  quella di portare la Russia dalla propria parte o quanto meno in posizione di neutralità, per poter affrontare l’Asia e il colosso cinese in condizioni di minore inferiorità. Per questo sta appaltando, anzi intestando l’intero conflitto ucraino  agli europei i cui leader sono stati così sciocchi da puntare tutto sulla guerra, illudendosi di poter  raggiungere una facile vittoria. Il Rappresentante Speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff si è alzato e ha lasciato la sala parigina  dove si svolgeva l’incontro dei “volenterosi” dopo soli venti minuti di riunione perché il discorso si stava facendo del tutto irrealistico pernon dire grottesco. Francia, Gran Bretagna e Germania vorrebbero mandare truppe a tutela di un futuro cessate il fuoco, mentre la Russia notoriamente non vuole sapere di truppe straniere in Ucraina.  Dunque non ci sarà mai alcuna tregua ed è questo che vogliono gli europei. C’è solo il piccolo particolare che da soli sarebbero spazzati via e hanno bisogno della riassicurazione statunitense: cianciano di guerra, ma non possono farla, perciò tentano in ogni modo di evitare che gli Usa si sfilino in qualche modo dal conflitto. Anche i ministeri europei dovrebbero cambiare nome e chiamarsi della Guerra, giusto per fare un piccolo bagno di realtà.

Del resto ci sono enormi interessi in gioco a cominciare dal ceto Ue di Bruxelles che si è portato a casa diversi miliardi di quelli concessi all’Ucraina e che teme, nel caso di una caduta del regime di Kiev, che le proprie ruberie vengano scoperte. Poi ci sono gli investimenti nella follia del Net Zero che hanno ricevuto una spinta dal venire meno dell’energia a basso prezzo dalla Russia: benché alla fine i costi delle rinnovabili  siano paradossalmente più alti a causa di vari fattori il primo dei quali è la loro intermittenza e inaffidabilità, una nutrita schiera di profittatori campa riccamente sui contributi elargiti per la produzione elettrica da sole e vento. Il tutto è basato non sulla scienza, ma sulle pratiche di un consenso vaporoso ed ossimorico che vive soltanto sui media e dunque nelle menti della maggioranza delle persone. E che dire degli investimenti in armi che vanno preservati a tutti i costi? Ma alla fine la guerra serve soprattutto a creare le condizioni ideali per l’ingegneria sociale che si vuole imporre, ossia la definitiva perdita di libertà e diritti che sono sopravvissuti alla messa in mora della democrazia reale. Si fa la guerra contro la Russia, ma in realtà la si conduce contro i propri stessi cittadini.

Infine c’è il fatto che senza guerra il milieu politico europeo e quello della maggior parte degli Stati che ne fanno parte, sono condannati: dopo aver  favorito la deindustrializzazione del continente, aver colpito a morte il welfare e provocato ulteriore inflazione, senza il conflitto sarebbero come il re nudo prima ancora di devitalizzato le parti ancora reattive della società. E no, che guerra sia.