Forse qualcuno comincia a comprendere il teatrino che si è svolto in questa settimana, con tanto di falso bombardamento e successiva tregua, assolutamente necessaria perché Israele stava esaurendo le difese. Un ennesimo gioco di prestigio occidentale per evitare una sconfitta manifesta del regime sionista, ma anche un’allarmante dimostrazione della realtà parallela nella quale viviamo. Il discorso della vittoria fatto da Trump è stato assolutamente inquietante non solo per la vanagloria delirante e bugiarda di cui era intessuto, ma anche per il contesto in cui si è inserito non soltanto nella debacle etica di Gaza, ma anche nella perdita di terreno sul piano materiale: il fallimento sostanziale della superbomba da 13 tonnellate usata nel raid contro l’Iran che ha prodotto danni assai meno rilevanti rispetto a quelli promessi e l’ennesima esplosione della Starship con cui gli Usa vorrebbero riconquistare lo spazio, ancorché attraverso la società privata SpaceX di Elon Musk. Dopo 9 fallimenti consecutivi diventa chiaro che mancano le competenze di base per questa impresa e che l’intero sistema comincia a collassare. Tutto insomma si svolge su un piano di irrealtà, di illusioni e illusionismi.
Ma forse questo è un destino americano. Già quasi due secoli fa Alexis de Tocqueville, cui in parte si deve il mito della democrazia statunitense, scrisse un intero capitolo nel suo “La democrazia in America” sul perché la vanità nazionale degli americani fosse più irrilevante e allo stesso tempo più cattiva di quella degli inglesi:
“Gli americani, nei loro rapporti con gli stranieri, sembrano insofferenti della minima censura e insaziabili di lodi. L’elogio più striminzito è loro gradito; quello più elevato raramente li appaga; vi assillano incessantemente per estorcervi lodi e se resistete alle loro suppliche, si limitano a lodare se stessi. Sembrerebbe che, dubitando del proprio merito, desiderino averlo costantemente esibito davanti ai loro occhi. La loro vanità non è solo avida, ma irrequieta e gelosa; non concede nulla, mentre esige tutto, è pronta a mendicare e a litigare allo stesso tempo.
Se dico a un americano che il paese in cui vive è un bel paese, “Sì”, risponde, “non c’è nessuno come esso al mondo”. Se elogio la libertà di cui godono i suoi abitanti, risponde: “La libertà è una bella cosa, ma poche nazioni sono degne di goderne”. Se osservo la purezza morale che distingue gli Stati Uniti, “Posso immaginare”, dice, “che uno straniero, colpito dalla corruzione di tutte le altre nazioni, rimanga stupito dalla differenza”. Alla fine lo lascio alla contemplazione di se stesso; ma torna sull’argomento e non desiste finché non mi fa ripetere tutto ciò che avevo appena detto. È impossibile concepire un patriottismo più problematico o più loquace; stanca persino coloro che sono disposti a rispettarlo”.
Certo ora libertà e purezza sono molto relative, mentre la corruzione è diventata regola generale, ma secondo alcuni, Michael Brenner in particolare, questa forma di narcisismo insicuro e la mitologia che ha creato, sono stati un fattore di sviluppo nel passato, però oggi è diventato un pericoloso allucinogeno che intrappola gli americani in una distorsione temporale sempre più lontana dalla realtà. Non è questione di Trump che è solo più disinibito degli altri perché più insicuro, ma di un’intera società e di élite desiderose di adulazione e di auto gratificazione, Ora che il più alto, il più profondo, il più lungo, il più veloce e il più potente sono altrove, debbono inventarsi un mondo immaginario. Lo hanno già fatto nel secolo scorso, anche in maniera clamorosa, ma avendo una maggiore consapevolezza dei limiti.
Adesso invece tutto è possibile con il trascinamento nel dramma degli spezzoni dell’impero. Forse non è un caso, ma uno scherzo del destino, che proprio ieri la Nato abbia approvato l’aumento delle spese militari al 5% per compiacere il presidente americano ein funzione antirussa: si tratta del 213esimo anniversario dell’invasione della Russia dal parte della Grande Armée di Napoleone composta da contingenti militari di tutte le nazioni europee, per non dire che il giorno prima, il 22 giugno del 1941, la Germania nazista invase l’Unione Sovietica. Naturalmente chi ha convocato il vertice dell’Alleanza e chi vi ha partecipato erano ignari di queste coincidenze e di questa maledizione di giugno. Ma appunto è ormai il non sapere che tiene dritti i fantocci e gonfia le illusioni come manicotti nel vento.


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SONO ZINGARI
.GLI AMERICANI SONO DEGLI ZINGARI
Qualcuno mi spiegherà cos ac’entra la UE in questo caso…misteri di internet
Chi qui scrive, le osservazioni di DeTocqueville, a proposito dell’intolleranza della censura, le ha osservate in generale e anche un po’ vissute “in corpore vili,” come si diceva una volta. L’argomento richiederebbe un trattamento piu’ lungo di quanto sia possibile in un commento a un articolo (articolo peraltro molto interessante).
Mi permetto le seguenti osservazioni.
1. Non tutta l’America è tale ma, in differenti momenti storici e anche durante i miei lunghi anni passati in questo paese, la prevalenza dell’intransigenza della censura (in nome della maggioranza) è palpabile.
2. Il fenomeno, accuratamente osservato da Tocqueville, varia di intensità nel tempo ed è anche funzione del momento politico-filosofico dettato dalle prevalenti condizioni politico-culturali.
3. La ‘chiave’ del sistema, che porta alla pratica “intolleranza della censura,” va cercata in due concetti fondamentali (universali, ma accentuati all’eccesso in questo paese). Il primo e’ la ‘politica delle apparenze’ – ben documentata per esempio nel testo di G. Debord, “The society of the spectacle”. Il secondo è che “pecunia non olet”. Ergo chi manovra la baracca ha capito da tempo che la democrazia consiste nel far credere che la ‘maggioranza’ creda nelle palle proclamate – urbi et orbi – da chi paga il menestrellame di turno.
4. Pensare richiede energia e, ceteris paribus, le idee semplici hanno la meglio su idee che richiedono se non sforzo almeno un po’ di meditazione. Esempio molto recente è la saga del Covid.
5. Cito un esempio autobiogrtafico, tra (probabilmente) innumerevoli altri di contenuto simile. Molti anni fa il mio ufficio era adiacente a quello di un’associazione finanziata da quelli che volevano imporre una ‘sales tax’ (equivalente alla VAT europea) nell’Oregon tramite un’imminente voto sul progetto. C’era un continuo via-vai negli uffici dei promotori della VAT, nonché echi di discussioni etc. Durante la campagna precedente al voto mi è capitato tra le mani uno dei documenti ‘confidenziali’ prodotti dal suddetto ufficio. Il documento aveva a che fare con le strategie per ‘informare’ la gente su come e perché la VAT andava a vantaggio dei cittadini. Il titolo, che mi è rimasto in mente dopo tanti anni, era “Come far credere alla gente che pagando la VAT risparmiano.” Ovvio, era una fandonia, condensata in quel “come far credere.” E, per fortuna, l’Oregon, insieme al Maine credo sia ancora l’unico stato senza la VAT. Ma l’aneddoto, adesso relativamente remoto nel tempo, conferma la veridicità dell’osservazione di DeTocqueville.
JM http://www.yourdailyshakespeare.com
Penso che oramai si sia detto tutto e di più sullo stato mafioso di questa associazione a delinquere denominata Europa, un Europa sostenuta anche da chi si spaccia progressista e pacifista o meglio, pacifinto,
Un Europa gestita da LGBT++ e zucche vuote senza un briciolo di orgoglio e morale pari a zero.
Fan culo Ue. Mica è il dogma dell’ Immacolata Concezione. Italexit dal cesso puzzolente
Vent’anni di furti ed ora ci porta la disgrazia.
Una truffa peggio del Risorgimento
Meglio nascere keniota che I..diota.
Corsetto può darsi andar in guerra con la zappa. Referendum solo per le cazzate
Nessun tema. San Xi e San Vladimir li spazzeranno come cenci. Matematico.
Nulla ci tocca, sarà solo un cambio di padrone. Chi è stolto da crepare per i cani? 🐕
Ecco saremo stringati più che solito… “civiltà americana”… sin da più tenera infanzia e allora senza precisa motivazione… ci ha sempre e solo… fatto schifo!… in toto!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Son accattoni , al pari dei loro servi europei.