La situazione militare e piscologica per Usrael è degradata in pochi giorni, passando dall’euforia e dalla scomposta tracotanza al timore se non alla certezza della sconfitta strategica. In realtà l’amministrazione americana dovrebbe chiedersi prima di ogni cosa come ha fatto a cadere in una trappola così evidente. come abbia potuto sottovalutare l’avversario e soprattutto sopravvalutare i propri mezzi. Ma ad ogni modo, come detto ieri, sia Stati Uniti che Israele sono in preda al panico non solo perché stanno esaurendo le difese, ma perché hanno provocato una crisi energetica che si ripercuoterà anche su di loro e stanno perdendo tutto ciò che avevano costruito in Medio Oriente. Così pensano di dichiarare vittoria e chiudere la partita senza alcuna concessione all’Iran che invece per cessare i bombardamenti e riaprire Hormuz, chiederà esplicitamente una fine delle sanzioni e una liberazione del Medio Oriente delle basi americane.

Il caso Netanyahu

Ma al delirante tentativo di sganciarsi dalla trappola che si sono costruiti da soli si oppongono altre circostante, la prima delle quali è la possibile morte di Netanyahu e di altri importanti papaveri di Tel Aviv. Su questo si addensano inesplicabili misteri resi ancora più inquietanti da video palesemente manipolati e creati con l’intelligenza artificiale, rilasciati e poi ritirati dopo poche ore. Sta di fatto che a una riunione del Gabinetto di Sicurezza israeliano, organo che rientra nelle competenze del Primo Ministro israeliano, era assenti Netanyahu  stesso, il Comandante dell’Aeronautica Militare israeliana Tomer Bar, il Direttore del Mossad David Barnea e il Ministro della Sicurezza Nazionale Ben Gvir  senza che sia stata data alcuna spiegazione pubblica di questa diserzione in uno dei momenti cruciali. In più il 13 marzo, Scott Bessent, segretario al Tesoro è stato inaspettatamente convocato con urgenza da Trump nella  Situation Room, e per andarci ha dovuto interrompere in tutta fretta un’intervista con Sky News. Quando due ore dopo è tornato negli studi per riprendere la conversazione, sembrava così scosso che riusciva a malapena a parlare.

Ovviamente tutto questo lascia un ampio spazio ad ogni tipo di ipotesi e di speculazioni perché sfugge il motivo di questa assenza prolungata, che comprende anche l’improvviso silenzio su X del figlio di Netanyahu che fino a una settimana fa era un prolifico distributore di perle del sionismo più stupido. Si potrebbe pensare che gli israeliani vogliano “tenere in vita” Netanyahu fino a che non riusciranno a dichiararsi vincitori e uscire dal conflitto. È una soluzione chiaramente illusoria e dettata dallo spirito della sconfitta, ma che sarebbe del tutto impossibile con la morte sotto il fuoco iraniano di Netanyahu e di alcuni tra i più alti dirigenti del Paese.

Situazione militare

Anche la situazione militare, non sembra andare bene, nonostante la ferrea censura che aleggia sulle operazioni. Ma di certo le perdite americane cominciano a trapelare: venerdì scorso un aereo cisterna è stato abbattuto sopra l’Iraq e, secondo il  Wall Street Journal , altri cinque aerei cisterna sono stati distrutti o danneggiati in Arabia Saudita. si tratta di aerei vitali per mantenere la pressione sull’Iran e dal momento che sono bersagli abbastanza facili può anche essere che le perdite siano significativamente superiori a quelle citate. Le notizie secondo cui la portaerei americana abraham Lincoln sarebbe stata gravemente danneggiata in un attacco e costretta a rientrare in patria, continuano a circolare  con insistenza, ma ovviamente gli Usa negano qualsiasi cosa.  Ed è ovvio che lo facciano perché se l’Iran riuscisse effettivamente ad affondare una portaerei, o anche solo a danneggiarla, distruggerebbe l’intera aura di superiorità militare americana, con potenziali conseguenze di escalation impossibili da prevedere, visti i personaggi psicopatici che popolano Washington. È già accaduto che una portaerei sia stata colpita, sia pure in maniera non grave: è successo l’anno scorso alla Truman centrata da un drone Houti. tutto è stato smentito dal Pentagono, ma di fatto la portaerei è stata ritirata dal teatro di azione e adesso si trova in cantiere in Usa.

Nel frattempo i missili iraniani continuano a cadere su Israele  le cui difese sembrano sempre più inefficaci. Ma adesso Teheran comincia ad usare le sue armi più recenti e potenti. Nella foto di apertura è mostrata l’esplosione su Tel Aviv di un missile Khorramshahr che trasporta una testata esplosiva di 1800 chili. Vengono lanciati meno vettori, ma molti ormai colpiscono gli obiettivi perché le difese si stanno esaurendo e non si sa come poterle ricostituire, ma anche perché sono diventati molto più precisi, cosa nella quale si scorge lo zampino della Russia e della Cina. Intanto Teheran mantiene salda la presa sullo stretto di Hormuz dal quale possono passare solo le navi russe, cinesi e pakistane. L’India, dopo che quel cretino di Modi è andato ad abbracciare Netanyahu prima del grande attacco sta supplicando l’Iran di fa passare anche le sue navi, ma naturalmente dovrà pagare un prezzo altissimo, visto che gli stessi russi vendono a Nuova Dehli petrolio a 5 – 6 dollari sopra il prezzo di mercato. 

Colpo su colpo

Mentre in una Washington attonita si parla di un’operazione suicida di terra per tentare di sbloccare la situazione, ma si tratta soprattutto di annunci mediatici, l’Iran restituisce colpo su colpo: dopo il bombardamento dell’isola di Kharg , uno dei maggiori terminal petroliferi dell’Iran, Teheran ha reagito duramente anche se non è stato colpito alcun impianto, inviando missili su Fujairah, uno dei terminal petroliferi più grandi del mondo, situato negli Emirati. Questo è un colpo gravissimo perché il terminal non si trova sul Golfo Persico. quindi non è soggetto alla chiusura da parte dell’Iran: la sua distruzione in tutto o in parte dissecca un’altra fonte di oro nero, ormai preziosissima.

Russia 

Questo va detto perché in fin dei conti la guerra in Ucraina è strettamente collegata a quella in Iran: Prima le entrate della Russia derivanti dalla vendita di prodotti energetici ammontavano a 500 milioni di dollari al giorno, adesso questa cifra è aumentata del 20 per cento e potrebbe anche raddoppiare portando gli introiti di Mosca a 30 miliardi al mese. Così i 90 miliardi che faticosamente Bruxelles sta cercando di raggranellare per regalarli a Zelensky, diventano noccioline.