Il ministro Maroni, fra le sue tante virtù invisibili, ne ha però una che spicca come un faro in una notte senza luna: la faccia tosta. Ha il coraggio di attribuirsi il merito per l’operazione anti ‘ndrangheta portata avanti da Ilda Boccassini, il magistrato che ha fatto condannare Cesare Previti e che è stato per anni bersaglio prefrito del centro destra.

Un gioco al massacro cui anche la Lega si è prestata, magari non tanto con dichiarazioni furibonde alla Berlusconi contro le toghe rosse, ma con i fatti. Fu proprio l’ex guardasigilli leghista, l’ indimenticato e indimenticabile Castelli, a promuovere Arcibaldo Miller a capo degli ispettori ministeriali, per meriti speciali: quello di essersi prestato a un’ispezione punitiva nei confronti della Boccassini e Gherardo Colombo al tempo del processo Previti. Sempre su ordine di Castelli.

Maroni abituato a combattere la mafia mettendo dentro vecchi boss ormai fuori gioco, adesso si attribuisce il merito di una vera azione antimafia che non ha condotto e che non avrebbe mai condotto visto che vi  finiranno i mezzo anche parecchi amministratori padani. Di quelli che ai bambini vogliono far imparare il dialetto locale, ma che poi in privato si dilettano col calabrese.

Il ministro si merita il detto  “cu arta nci teni, nta mmerda cadi”. Chi fa il fenomeno cade nel letame.