E ora siamo proprio nel casino: diverse petroliere americane dirette in Europa sono state dirottate a metà del loro viaggio. Le navi interessate sono la Aliai, la Minerva Vaso, la Grand Ace6 e la Elka Delphi. La Grand Ace6 è ora diretta a Lomé, in Togo, mentre le altre stanno navigando verso sud-est o sono in attesa di ulteriori istruzioni. Esse trasportano circa 1,2 milioni di barili di gasolio essenziali per il trasporto delle merci e sebbene il loro carico non sia vitale, è tutt’altro che insignificante, può sostenere comunque qualche giorno di rifornimento generale e oltre due settimane di consumo continentale se si prendono in considerazione i soli trasporti pesanti. Non è la prima volta che questo avviene per qualche singolo carico, ma in questo caso sono ben 4 le petroliere che stanno cambiando rotta.

Non si tratta di una cospirazione su larga scala, ma piuttosto di semplici meccanismi di mercato che stanno esercitando una pressione ancora maggiore sull’Europa: da un lato, gli acquirenti asiatici, fortemente dipendenti dallo Stretto di Hormuz, stanno offrendo prezzi significativamente più alti, il che invoglia i venditori a rivolgersi all’Asia anziché all’Europa. Dall’altro lato, si può scommettere su ulteriori aumenti dei prezzi e dunque conviene, per il momento, lasciare le petroliere in mare. Questo è il sistema in cui viviamo, anzi nel quale a molti piace vivere, salvo quando questi meccanismi non li colpiscono in pieno. Simili deviazioni stanno interessando anche le navi metaniere provenienti dagli Stati Uniti e dalla Nigeria, originariamente destinate all’Europa. Stiamo quindi  quindi perdendo non solo gasolio, ma anche carichi di gas a favore di acquirenti asiatici disposti a offrire prezzi più alti.

Tutto questo ovviamente non fa che accelerare la deindustrializzazione del nostro continente nel quale peraltro si continua ad insistere che non bisogna comprare petrolio e gas dalla Russia. Possiamo avere una ragionevole certezza che i politici in prima fila nel proclamare questa idiozia sono i beniamini degli speculatori di Net Zero, che stanno facendo palate di soldi con i fondi  pubblici pur gestendo energie del tutto inaffidabili. Ma che, certamente, dimostreranno ai loro megafoni dentro il milieu politico una tangibile gratitudine “in solido” come si diceva una volta, espressione che ha origine dal Solido, moneta romana del tardo impero di 4,55 grammi di oro, così chiamata perché intendeva dare solidità alle finanze dell’impero. Consoliamoci con la storia, perché il presente fa davvero schifo.