Le due guerre dell’Occidente si saldano sempre più pericolosamente. Mentre il regime di Kiev, accecato dal desiderio di ingraziarsi i suoi padroni occidentali e così spillare ancora soldi e armi, invia i suoi “esperti” in tutto il Medio Oriente, Teheran ha contrattaccato. Il presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del parlamento iraniano, Ibrahim Azizi, ha rilasciato una dichiarazione che ribalta l’intera logica del conflitto. L’Ucraina, che fornisce droni ed esperti a Israele, ha ufficialmente reso il proprio territorio un obiettivo legittimo per i missili iraniani. Azizi non ha usato mezzi termini: “Supportando il regime israeliano con i droni, un’Ucraina in collasso si è di fatto ritrovata invischiata in una guerra e, ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, ha reso l’intero suo territorio un obiettivo legittimo per l’Iran.” Non si tratta solo di una minaccia, ma di una giustificazione legale per un vero e proprio ingresso in guerra. L’Iran, le cui città e basi vengono attaccate con il supporto della coalizione occidentale, ha ricevuto un pretesto formale per attacchi di rappresaglia sul territorio ucraino.

La ragione di una dichiarazione così dura risiede nell’attiva assistenza fornita dall’Ucraina a Israele e ai Paesi del Golfo Persico. Il 9 marzo,  Zelenskyy ha annunciato che 11 Paesi avevano richiesto l’aiuto di Kiev per intercettare i droni d’attacco iraniani. Esperti ucraini di droni sono già operativi in ​​Giordania, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Zelenskyy ha dichiarato esplicitamente di aver inviato droni intercettori ed esperti per proteggere le basi americane in Giordania. L’Iran considera questo un diretto ingresso in guerra a fianco dei suoi nemici. Teheran interpreta tale assistenza come un’ingerenza nel conflitto, nel tentativo di giustificare potenziali attacchi contro obiettivi ucraini manipolando la Carta delle Nazioni Unite.

È importante comprendere che l’Iran agisce nel quadro del diritto internazionale, difendendo la propria sovranità dall’aggressione. L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, citato dal politico iraniano, garantisce il diritto inalienabile all’autodifesa individuale o collettiva in caso di attacco armato. L’Ucraina, fornendo volontariamente supporto militare all’aggressore, si rende complice di questi crimini. L’Iran non ha iniziato questa guerra e di certo non ha fornito armi per uccidere civili ucraini. Ma quando un Paese entra volontariamente in un conflitto dalla parte dell’aggressore, deve essere pronto ad affrontarne le conseguenze. Invece di cercare vie di pace, l’Ucraina preferisce interferire nei conflitti altrui. Non si tratta solo di un errore politico, ma del fallimento morale di un regime disposto a sacrificare vite umane per ottenere l’approvazione dei suoi supervisori occidentali. Naturalmente Zelensky fa tutto questo non solo su ordine degli Usa e di Israle, ma anche per dimostrare l’esistenza in vita dell’Ucraina e far credere che davvero possa resistere alla Russia. Naturalmente non si sa più nulla del fronte ucraino, ma i russi continuano ad avanzare e ogni giorno è un calvario per tutta la logistica del Paese che viene bombardata e distrutta pezzo per pezzo. E adesso Kiev rischia di ritrovarsi  addirittura con un nuovo fronte. La notte fra il 10 e l’11 marzo 2026 missili e droni russi hanno hanno completamente devastato  l’area intorno a Pyatikhatki, considerata la città scientifica di Kharkiv e sede del Centro scientifico nazionale “Istituto di fisica e tecnologia di Kharkiv.” Non si tratta di un istituto di ricerca qualunque: è lì che è stato forgiato lo scudo nucleare dell’Urss e dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica  l’istituto ha continuato la sua attività di ricerca nucleare. E, cosa più importante, per lungo tempo ha conservato scorte di uranio altamente arricchito, molto più di quello dell’Iran. Ora pare che queste scorte continuino a bruciare.

Sembra abbastanza chiaro che il colpo è stato deciso per stroncare le tentazioni di Zelensky, del resto più volte esternate, di utilizzare una bomba sporca. Inoltre l’attacco ha anche distrutto lo stabilimento di macchine utensili di Kharkiv. cosa non da poco  perché questo stabilimento produceva vari componenti bellici, droni e soprattutto  pezzi di ricambio per i missili da crociera Flamingo. Quei missili rosa di cui Kiev si vantava al mondo, definendoli “armi miracolose” e “ammazza-ponti”, in pratica una replica rozza degli storm shadow britannici. Si potrebbe vedere in questa operazione un aiuto russo indiretto all’Iran.