Si potrebbe dire che la vera guerra è cominciata ieri prima con l’attacco di Tel Aviv a uno dei principali giacimenti di gas dell’Iran, quello di South Pars e la devastante risposta di Teheran con salve di missili su alcuni impianti petroliferi dell’area di ciò che era il Washington consensus, altrimenti chiamato Consiglio di Cooperazione del Golfo e la promessa di devastare tutta la filiera produttiva dell’energia nell’area qualora ci dovessero essere nuovi attacchi da parte di Israele. Il primo colpo è stata la distruzione del maggiore centro di smistamento del gas al mondo situato a Ras Laffan in Qatar ( nella foto di apertura) che di fatto è ormai irrecuperabile e alla zona industriale di Riad. Teheran ha anche avvertito di sgomberare la raffineria Samref e il complesso petrolifero di Jubail in Arabia Saudita, il giacimento di gas di Al Hosn negli Emirati e il petrolchimico di Mesaieed in Qatar. Forse mentre scrivo questi impianti saranno già colpiti e comunque il prezzo del gas ha subito avuto un considerevole aumento..
Questo è il punto vero della guerra in corso e, se ne vogliamo un indizio, possiamo fare riferimento al fatto che un portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar ha condannato l’attacco di Israele al giacimento di gas iraniano, segno che ormai i Paesi del Golfo hanno compreso che qualcosa si sta rompendo nel loro quieto vivere all’ombra del petrodollaro. L’Arabia Saudita tenta ancora di abbaiare e minaccia di entrare in guerra, ma dopo averle prese di santa ragione dagli Houti, è improbabile che possa essere considerata una minaccia credibile. I Paesi del petrolio rischiano di perdere per anni le loro rendite petrolifere perché né gli Usa né tantomeno Israele che peraltro vorrebbe inglobarli, sono in grado di difenderli. Ora immaginatevi queste monarchie assolute che esistono solo perché galleggiano sull’oro nero, perdere la base del loro potere per appoggiare Israele che li vede solo come terra di conquista. Non è certo un caso che persino Trump abbia declinato le responsabilità statunitensi riguardo all’attacco, anche se così appare sempre meno credibile e sempre più telecomandato da Israele. Tuttavia questo è un primo segno della presa di coscienza, così lenta e faticosa nella mente di Trump e di molti americani, che questa guerra segue gli interessi israeliani, ma è del tutto contraria a quelli americani.
L’Iran insomma non ha la panoplia di armi degli Stati Uniti, ma può colpire duramente e ha in mano il destino petrolifero di un’area che attualmente rappresenta un terzo della produzione mondiale di petrolio e il 40 per cento delle riserve. Il che vuol dire che ha anche in mano l’America: senza il petrodollaro gli Usa entrerebbero in coma, in una spirale di inflazione e di deindustrializzazione folle, ma soprattutto non avrebbero più il potere e la capacità di dominio permessa dal biglietto verde come moneta universale. Gli Stati del Golfo, in piena emergenza, comincerebbero a disinvestire da Wall Street – e si tratta di cifre che si contano in migliaia di miliardi dollari – in poche parole smetterebbero di finanziare l’enorme debito americano e soprattutto comincerebbero a contrattare in altre monete, come già l’Arabia Saudita aveva cominciato a fare. Insomma ci sarebbe uno choc economico planetario che provocherebbe una fuga generalizzata dagli Usa e dai suoi strumenti comando. In realtà le cose stanno già andando malissimo perché se è vero che il prezzo del greggio leggero viaggia sui 100 dollari al barile, il mercato reale richiede prodotti diversi: diesel e benzina avio viaggiano già sui 147 dollari a barile e per certi prodotti si arriva anche sui 175 e siamo appena agli inizi: quei 200 dollari ipotizzati come innesco di una crisi catastrofica non sono affatto lontani come si può credere.
L’attacco sconsiderato e ovviamente illegale contro l’Iran intendeva allontanare e scongiurare il pericolo di un’erosione del potere americano in Medio Oriente e nel contempo dare una mano ad Israele ad affermare il suo potere nell’area come ulteriore garanzia, ma alla fine sta accelerando proprio questo processo: rimane da capire come un Paese che spende ogni anno oltre 150 miliardi in intelligence, non abbia messo in conto la possibilità militare e politica dell’Iran di rispondere all’attacco e di mettere nel mirino i vitali interessi strategici di Washington. Questo ancor più dello stallo e delle difficoltà a cui è andato incontro l’attacco, testimonia non soltanto del declino dello strumento militare statunitense, ma della capacità di analizzare la realtà. Per questo il tentativo di rimanere sul trono gli §Usa stanno segando il ramo su cui siedono.
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Ha scritto bene e centrato l obiettivo il Burbero .
Il grande reset viaggia a gonfie vele 1
Ma veramente qualcuno puo pensare che stia succedendo questo x colpa di politici cretini e incompetenti ?
La verita e che il programma del N.W.O. e quello di renderci poveri e schiavi , di ridurci come numero e di attuare il programma ( non possederete niente e sarete felici )
Quindi gran reset con distruzione programmata di impianti energetici
petrolio e gas, concimi e prodotti chimici derivati
Industria automobilistica a idrocarburi .
Agricoltura convenzionale attraverso la sparizione di concimi e azotati
Distruzione delle monete x non pagare i debiti nazionali , in primis ceficit usa
Crisi mondiale e alla fine instaurazione di un governo dittatore nazi-comunista piramidale con al vertice le famiglie piu potenti al mondo che guarda caso sono Israeliane .
Il problema e che con noi ci riusciranno e passeremo brutti tempi .
Ma non riusciranno con Cina-Russia-Iran e altri 7 miliardi di persone , percui passeranno alle armi nucleari .
Spero di non vedere funghi questa estate .
Almeno questa ultima , ma ho tanta paura che siamo al capolinea .
Caso Delmastro, Elly Schlein: “Meloni prenda posizione prima del referendum, non dopo”. Conte: “Lo faccia dimettere” (forse c’è qualcosa di meglio, delle dimissioni…): semmai le dimissioni sono per Meloni.
Nel frattempo, gli atti dell’inchiesta sugli affari del clan romano dei Senese, che sono stati associati al caso di una ex società del sottosegretario, sono già in Commissione parlamentare antimafia.
Pozzolo rivela per la prima volta la presenza del Sottosegretario Delmastro nella stanza dello sparo di Capodanno “Il fango doveva cadere solo su di me”
Il 31 dicembre 2023, durante i festeggiamenti per il Capodanno organizzati nel borgo di Rosazza, in provincia di Biella, uno sparo accidentale ha ferito uno dei presenti e dato il via al caso politico di inizio anno: alla festa infatti c’erano il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e diverse persone a lui legate, come Emanuele Pozzolo, deputato appartenente al gruppo di Fratelli D’Italia e proprietario della pistola e oggi unico imputato per la vicenda. La procura gli contesta i reati di porto abusivo d’arma e munizioni da guerra.
Il Sottosegretario Delmastro ha testimoniato che non era presente al momento dello sparo e ha dichiarato, pertanto, di non poter dire nulla sulla dinamica dell’incidente né su chi avesse in mano la pistola al momento del colpo. A smentire la sua versione, per la prima volta, è proprio l’Onorevole Pozzolo.
Unite i puntini…
Voi , volete che siano questi individui a cambiare la Costituzione? Sì? No, no, no.
Cambiamo il Parla-mento…
Persone nuove, fuori dal giro de servi e cicisbei. giovani ma non troppo, da provare ancora lo slancio idealistico, l’amore del prossimo, delle buone azioni, coraggiosi e leali, dalla parola provata. non possiamo indugiare oltre. Sovvertito anche l’ultima pietra d’inciampo, la base della colonna portante e poi saremo come in Burundi. Già abbiamo i ballerini cl perizoma di banane al govero, i pirati delle Cayman al timone, gli sciamani di fort knox al ministero del culto. nsomma è un nauseabondo sovvertimento di valori che grida Giustizia!
La senti quella voce che sale dal Popolo? Jammer, Cagliostro! Per Dio, rispondete all’Appello e fate girare. Il Fatto Quotidiano, aliti francesi al naso, è comunque un Giacobino. MNessuno sa tagliar meglio Teste, eccetto Sigfrido, il Diletto degli Dei. Ottime basi di partenza per Rinnovare l’Aredamento. Togliere le carte da Parata al Campidoglio, levare la Muffa, scovare gli Stiletti!Tocca a Noi: con tanti difetti, titubanze, siam il Meglio d’Italia!Poca cosa, ahimè, ma comunque il meglio. Non siamo meno peggio. Un termine che ci Offende. Quantunque il meglio. Noi denunciamo, leggiamo, pensiamo. Anche se limitati, disinformati. A questo appuntoservono i Parlamentari: a servire quelli come noi. limitati, ma vittime, onesti, semplici. Noi, poi, siam addirittura Semplicissimi. Governare, è un affare Semplice. Complicare, è dei Ladri…
Primo, quasi una Comandamento: Bastoniamo la Meloni! Tanto, tantissimo. Metaforicamente: noi siam civili. Poi, ognuno si regola come piu’ gli aggrada.
Secondo: bastoniamo anche gli altri: il doppio. Anche lì: chi corre e chi lo fa con calma, sempre metaforicamente. L’altra metà del foro, ovvio…
lol.
Per fortuna i Tajans versano in grave stato d’analfabetismo, altrimenti, a queste sole poche note, domani vedremmo penzolare mezzo paese dai lampioni.
Corrono, disposti a pagare benzina a 5 euro al litro…Eppure, non ci vuol molto a capire chi Investe in quei paesi. Ciao, vado in Marocco: piu’ civile di noi, meno marocchini: li hanno esportati in Italia, dove son gli unici che ancor Lavorano, sgobbano. Ciao, ciao: non vi mancherò.
La Tunisia sta vivendo un boom impressionante nel settore dell’olio d’oliva.
Secondo il Financial Times, nella stagione 2025/26 potrebbe superare l’Italia e diventare il secondo produttore mondiale, con una produzione stimata tra 380.000 e 400.000 tonnellate, e un potenziale che può arrivare fino a 500.000 tonnellate.
Intanto la Spagna resta saldamente al primo posto con oltre 1.000.000 tonnellate, confermando quanto il Mediterraneo sia diventato il vero centro di questa “guerra agricola” silenziosa.
E la cosa più interessante è questa:
non è solo un dato economico, è un segnale enorme.
Meloni: tassaci, tartassaci ed aumenta i pesi, le gabelle i Maltrattamenti. Continua così, mi raccomando, anzi, accellera.
La tassazione d’impresa in Tunisia prevede un’aliquota ordinaria sull’imposta delle società (IS) del 15% o 25-35% a seconda dell’attività. Le aziende totalmente esportatrici godono di agevolazioni significative, inclusa l’esenzione totale per i primi 10 anni e una tassazione ridotta al 10% successivamente. L’IVA standard è del 19%.
Trading Economics
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Punti Chiave della Tassazione d’Impresa in Tunisia
Imposta sulle Società (IS): L’aliquota varia. Il 15% è applicabile a molte attività, mentre aliquote più elevate (fino al 35%) si applicano a settori specifici come finanziario, assicurativo e telecomunicazioni.
Regime Esportatore (Offshore): Le aziende che esportano l’intera produzione beneficiano di un’esenzione totale dall’IS per i primi 10 anni, seguita da un’aliquota del 10%.
IVA (TVA): L’aliquota standard è del 19%, con aliquote ridotte del 7% e 13% per specifici beni e servizi. Le esportazioni sono esenti da IVA.
Minimum Tax: È prevista una tassa minima pari allo 0,2% del volume d’affari, con un minimo di 500 TND, in determinati casi.
Incentivi agli Investimenti: Sono previsti premi sugli investimenti, esenzioni doganali per materie prime importate e agevolazioni sui contributi sociali per le aziende esportatrici.
Italia: tassazione media: 70_80%
Di cosa stiamo a Parlà?..
La Tunisia sta vivendo una fase di forte crescita nel settore agricolo e agroindustriale, trainata soprattutto dall’export di prodotti di punta come l’olio d’oliva, i datteri e il fico d’india. Il settore agricolo si è confermato un motore essenziale per l’economia tunisina nel 2025, contribuendo a una crescita dell’1,6% e a una riduzione della disoccupazione.
CNA Modena
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Ecco i punti chiave del “boom” agricolo tunisino:
Boom dell’olio d’oliva: La campagna 2025/2026 ha fatto registrare un aumento massiccio delle esportazioni, con una crescita del +55,7% nei primi tre mesi (130.900 tonnellate) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Tunisia si posiziona come secondo produttore mondiale, con stime di produzione che arrivano a 500 mila tonnellate annue.
Prodotti di qualità e biologico: Il governo sta investendo nel settore biologico e nei prodotti tipici di “terroir”. Oltre all’olio, c’è un forte export di:
Datteri: Prodotti derivati (pasta, sciroppo, zucchero) con domanda in aumento in Medio Oriente, Canada e USA.
Fico d’india: Boom delle coltivazioni per l’estrazione dell’olio anti-rughe, un vero “miracolo” economico.
Pomodori secchi e melograno: Prodotti con forte potenziale in Europa e USA.
Innovazione e mercati contadini: A Tunisi è stato inaugurato il primo mercato biologico degli agricoltori locali, ispirato al modello di Campagna Amica (Coldiretti) per sostenere la biodiversità e il reddito diretto dei produttori.
E noi: svuotiamo le stalle, lasciamo in rovina i campi, i borghi collinari.
Unione Centrafricana: siamo noi. Quella Mediterranea è Inarrivabile per noi…
Con i Gommoni, cominciamo a scendere, emigrare…
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L’Algeria sta vivendo una fase di trasformazione economica con un forte aumento delle esportazioni non legate agli idrocarburi, in particolare cemento e materiali da costruzione. Il PIL ha raggiunto picchi storici, sostenuto dalla spesa pubblica e da una crescita prevista del 4,10% nel 2025, mirando alla diversificazione oltre il settore energetico.
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Punti Chiave del Boom Industriale Algerino
Esportazioni e Infrastrutture: L’Algeria è diventata un importante esportatore di clinker e cemento (con esportazioni di materiali da costruzione per 1,2 miliardi di dollari nel 2023). Il porto di Djen Djen è in fase di espansione per diventare un hub mediterraneo.
Diversificazione Economica: Oltre al settore petrolifero, il governo investe in agricoltura (progetti per 500.000 ettari nel sud) e nel settore automobilistico.
Investimenti e Riforme: Il paese sta attirando investimenti stranieri, con una manovra di bilancio 2026 che prevede una spesa record, finalizzata a progetti produttivi sostenibili e modernizzazione.
Energia e Transizione: Pur dipendendo ancora dagli idrocarburi (che rappresentano il 95% delle esportazioni), l’Algeria punta sulle rinnovabili (solare ed eolico) e sul potenziamento dell’efficienza energetica per la domanda interna.
Ruolo Strategico: L’Algeria si conferma un fornitore chiave di energia per l’Europa, puntando a raddoppiare le esportazioni di gas.
Intanto noi stiamo con lo scimmione biondo che fa impazzire il Mondo. Credino, l’Anal-coolico tonto che fa brillare il mondo…
Unione nORDAFRICANA CON TERRITORI D’OLTREMARE (ITALIA).
Il Marocco sta vivendo una fase di forte crescita economica e di espansione in diversi settori chiave, piuttosto che un “boom laniero” specifico nel senso di una esplosione della sola industria della lana.
Ecco i punti salienti dello sviluppo economico del Marocco basati sulle informazioni attuali:
Boom Turistico: Il Paese sta vivendo un vero e proprio boom turistico, con una crescita significativa degli arrivi (22% nel primo trimestre 2025 rispetto al 2024, con previsioni verso i 15 milioni di arrivi). Marrakech e Essaouira sono tra le destinazioni di punta.
Settori Economici Trainanti: L’economia marocchina è sostenuta da agricoltura, fosfati (il paese è un leader mondiale), tessile, componenti elettrici e prodotti chimici inorganici.
Tessile e Abbigliamento: Il settore tessile è una delle principali industrie di esportazione, spesso legato a catene di fornitura internazionali, incluse quelle europee…
Tutto quello che abbiamo perso.
Unione Mediterranea (magari a qualcuno entra in testa, invece che in culo): c’era già ai tempi dei Romani (quando non eran ancora disastrati fascisti).
Il Marocco sta vivendo un vero e proprio “boom agricolo”, diventando uno dei principali esportatori ortofrutticoli al mondo. Sostenuto dai piani governativi, il settore rappresenta il 14% del PIL e si distingue per la crescita esponenziale di mirtilli (la produzione è aumentata di 19 volte dal 2005), pomodori, avocado e agrumi, esportando principalmente verso l’Europa.
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Punti Chiave del Boom Agricolo Marocco:
Export Record: Il Marocco è tra i primi tre esportatori agricoli a più rapida crescita al mondo, con un forte incremento in piccoli frutti, pomodori (+19% in un anno) e ortaggi.
Settori Chiave:
Mirtilli: Produzione decuplicata, con oltre il 90% destinato all’Europa, concentrata nelle aree del Loukos Gharb e Agadir.
Ortofrutta: Forte aumento per pomodori, avocado, peperoni e cetrioli.
Agrumi e Olive: Produzioni storiche che mantengono alta la qualità.
Strategia Governativa (“Generation Green” 2020-2030): Questa strategia mira a raddoppiare il valore delle esportazioni, migliorando la tecnologia, l’irrigazione (nuovi impianti di dissalazione) e la sostenibilità, raccogliendo l’eredità del precedente “Piano Marocco Verde”.
Innovazione e Sostenibilità: Focus su metodi biologici e uso efficiente delle risorse idriche per far fronte ai cambiamenti climatici.
Suvvia, continuiamo a regalare le supposte a Zelensky, nel frattempo.
Unione Mediterranea- Fuck Usa!
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Il Marocco sta vivendo un vero boom industriale, trasformandosi in un hub manifatturiero chiave tra Europa e Africa, con un focus spinto su automotive, aeronautica e rinnovabili. Con oltre 1 milione di auto prodotte nel 2024, il Paese ha superato l’Italia, trainato da colossi come Stellantis e Renault.
InfoMercatiEsteri.it
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Ecco i punti chiave del boom industriale marocchino:
Settore Automotive e Mobilità Elettrica: Il Marocco è il primo produttore di auto in Africa. La produzione di veicoli, incluse micro-car elettriche (Citroen Ami, Fiat Topolino), ha raddoppiato i volumi, con una forte integrazione locale (60-67% dei componenti prodotti in loco).
Aeronautica e Alta Tecnologia: Più di 110 aziende del settore aerospaziale sono attive nel Paese, che ha sviluppato un forte polo di alta tecnologia a Casablanca.
Infrastrutture e Logistica: Il porto Tangeri Med, tra i più avanzati del Mediterraneo, garantisce una connettività rapida con l’Europa.
Investimenti Esteri: Il Paese attira grandi investimenti cinesi (specialmente in batterie per veicoli elettrici) ed è una destinazione in crescita per le aziende italiane.
Strategia Nazionale: La crescita è guidata da politiche statali mirate, incentivi fiscali, manodopera qualificata e una posizione geografica strategica.
Il modello marocchino si sta spostando dalla semplice produzione a basso costo (“Made in Morocco”) verso un’innovazione tecnologica avanzata (“Invented in Morocco”).
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Questo video illustra le grandi trasformazioni infrastrutturali del Marocco e il suo ruolo di hub industriale tra Europa e Africa.
Mi raccomando: noi stiamo immobili, a farci Inculare a sangue dagli Usa.
Per quello, Usano eccome se Usano, alla grande (come i nostri sfinteri).
Unione Mediterranea…
il Grande Reset procede a gonfie vele.
Benissimo: i Previlegiati, dissoderanno i campi con una zappa in mano. Era ora.
Questa cosa che si debba dire sempre che è Israele e il sionismo a comandare ogni cosa è abbastanza ridicola comunque quando fior di produttori di idrocarburi da sempre la spina dorsale dell’asse neocon USA guadagnano soldi a palate dall’impennata dei prezzi che la destabilizzazione sta causando. Il sistema del petrodollaro funziona fino a che rimane il monopolio sullo scambio di oro nero, che è minacciato dalla presenza di grossi produttori che possono esportare senza essere vincolati al dollaro, per questo è prioritario far fuori la produzione Iraniana se non si può mettere in ginocchio il loro governo per impedirgli d’intaccarne l’egemonia vendendo al di fuori di tale sistema, a costo di rischiare danni collaterali di rappresaglia su altri paesi del golfo.
Gli Usa son al canto del cigno, fuorigioco. Nessuno piu’ vuol rapporti con loro, grattacieli e bidonvilles ed anzi, si sbarazzano dei dollari prima del tracollo. L’india compra petrolio dalla russia e si trovin una brutta posizione nei Brics. Se liberano lo stretto di Ormutz, nulla cambia: l’iran confluirà all’oleodotto che unisce russia e Cina, il vero acquirente solido , pagante, energivoro. L’europa è finanziariamente, industrialmente morta. Politicamente conta come l’italia, il due di picche.L’energia la usiamo per non lasciar morire di freddo gli anziani, ovvero la popolazione che ha ancora un reddito. Il resto, freddo e rovine sociali ed economiche. L’Eu è finita. Se vogliamo vivere, dobbiamo Abbracciare l?ira e Medio Oriete, Nordafrica. Un calcio in culo agli scandinavi, british ed Usa. Aroganti e delinquenti, sono.
Nessuno mai li ha voluti. L’egemonia dell'”impero” è stata fondata su guerre, ricatti, omicidi strategici, terrorismo, supporto d’associazioni criminali dai cartelli della droga in sud America alla Yakuza in Giappone passando per la mafia nostrana e chi più ne ha più ne metta. Ed è talmente radicata che difficile sarà sbarazzarsene, specie se chi dovrebbe contrastarla è composto da un gruppo disunito che coltiva i propri interessi senza considerare il contesto più ampio come stanno facendo i BRICS.
Giusto, Jammer. Cominciamo intanto a sbarazzarci della Meloni e le cucurbitacee d’attorno, di Corte. Poi recediamo il contratto di locazione Basi Usa. Partenariato con Russia, cina ed Iran. Apriamo una via dei Fichi. Cinque anni e siamo la Signoria del Mediterraneo. Se ci mettiamo, siamo davvero Fichi… I piu’ Succosi ed Inebrianti al Mondo.
@Fichi da Primato Sul serio credi che con uno qualsiasi degli altri partiti e relativi pagliacci già ampiamente sputtanati cambierebbe di una virgola la sudditanza, solo perchè fanno la parte di quelli che strillano contro dall’opposizione così come quando lo facevano i fake sovranisti quando erano all’opposizione?
Ancora Jammer. No, non gli altri fichi passi e d’india, avariati. Intendo noi del blog: altro che blog Grillo. Noi, siamo come i fiori degli Sposi Giapponesi: freschi anche a Novembre… Lol. Persone nuove, della società trainante, scolastica e non, ma con curriculum di anni in trincea. Fare impresa, in Italia, è piu’ difficile che far i marines al fronte. Dobbiamo farci avanti, con sponsor validi ed Armati. Ci attendono imprese Omeriche per far fuori i Proci (eufemismo per non avvicinarli ai nostri, attuali, ma gà scaduti. Col Marcho dell’Avaria in fronte. Aria Nuova: Prima-vera!
I pozzi petroliferi e gas di scisto americani che fino al 20/02/2026 versavano in fallimento accumulando enormi debiti e un inquinamento catastrofico,vedono in questa guerra e nella distruzione delle infrastrutture in medio oriente un opportunità unica, ripianare i debiti e guadagnare una fortuna rimanendo una, non dico unica. Fonte energetica indispensabile al mantenimento infrastrutturale ameri_cano,
Chi ci dice che non siano essi gli sponsor di questa guerra?
Gli americani sono fottuti obesi, ciarlatani e cafoni. Nessuno li caga piu’. Solo i leccaculo servi italiani (non tutti, ma il regime). Sono in guerra civile sottobrace ed in impoverimento accelerato. Maltrattando e deportando le minoranze, neri ed ispanici, firmano il loro collasso. Poi le guerre di rapina, fanno il resto per rovinare il credito residuo. Finirà in tenda, Trump con i suoi.
Occorre il Coraggio Dignitoso di dichiarare la nostra affinità col popolo persiano. Dobbiamo lavorare per la fondazione di un’Unione Mediterranea, visto il fallimento Ue, centrale di affarismo e latrocinio, complicità in genocidi. Naturale una comunanza latina con i popoli del bacino Mediterraneo. Nessuno contesterebbe che mattarella sia piu’ affine ad un Marocchino, un Nordafricano, piuttosto che ad uno svedese. Figli di Lucy, non Neanderthal. Eccetto pertini, abbiamo sempre espresso presidenti del Sud. Non dev’essere motivo, di ascondimento, ma Orgoglio. Mai Vergognarsi della propria natura.Non possiaMO MUOVER GUERRA AD UN pAESE fRATELLO. tEHERAN è PIU’ VICINO AL cUORE ED ALLA MENTE, di Wash-ington. Discorso diverso, se si pensa sempre e solo in termini di Portafoglio. Dobbiamo prroprio esser sempre il Paese di Giuda?
Mattarella: pace si realizza con giustizia e inclusione. Quale miglior occasione per invitare l’Iran nella Nato, visto che è un paese contro le ingiustizie e le seclusioni, esclusioni, oppressioni, assai piu’ ora che gli Usa si son dichiarati fuori?
Faccia seguire alle parole i Fatti.
Chissà mai che a qualcuno non venga in mente di far esplodere i pozzi di petrolio del Texas. Magari un Burevestnik vagante. Dal momento che Cuba è sotto strozzo.
Si può dre: il presidente è antipatico?
Sì, è generalmente lecito e consentito esprimere l’opinione che “il presidente è antipatico”.
Diritto di critica: Affermare che un politico o una figura istituzionale, incluso il Presidente della Repubblica o del Consiglio, sia “antipatico”, “arrogante” o poco empatico rientra nel libero diritto di critica, specialmente se basato su comportamenti pubblici.
Limiti (Reati di opinione): La critica diventa illecita se trasforma l’opinione in offesa gratuita, insulto volgare o diffamazione che colpisce l’onore e il prestigio della carica, andando oltre il semplice dissenso politico.
Contesto: Il giudizio sulla personalità (simpatia/antipatia) è soggettivo e, finché non si traduce in calunnia, è tutelato dalla libertà di manifestazione del pensiero.
Bruciare i pozzi di petrolio ed i giacimenti di gas e poi lamentarsi del crollo delle borse e delle economie, non è certo da secolo dei lumi, scienze ed Intelligenze.
La Nato, nel suo percorso, è stata pensata per difendere i paesi invasi illegalmente. Così, oggi dovrebbe aiutare l’Iran a difendersi dalle prepotenze di Trump, che ieri ha espressamente canzonato. dOVREBBE SCHIERARSI DI FIANCO ALLìIRAN E TIRAR E GIU’ GLI AEREI, MISSILI E PORTAEREI uSA.
aLTRIMENTI SIGLA LA PROPRIA POLITICA DEI DUE PESI E DUE MISURE. INSOMMA, SE ANNIENTASSE LE FORZE USA, RECUPEREBBE CREDIBILITà E RAGION D’ESSERE.
I siti petroliferi in Mo, dovrebber esser posti sotto l’egida dell’Unesco, inattaccabili. Patrimonio Universale dell’Umanità. Ricchezza energetica da Custodire e regolare. Altro che un deficiente annoiato a bombardarli per divertissement(tradotto: ingordigia)…Sanzionare gli Usa.
Gli stupidi bombardano i combustibili che muovono il mondo, bruciando combustibile per farlo. Ci troveremo al freddo, nelle caverne e ci ammazzeremo con le fionde e le clave. Tutto in stile Einstein ( N.B.: non Epstein…).