In mezzo alle follie della guerra ce ne sono altre che fanno pienamente parte di un mondo in declino e che sono state il carburante che ha incendiato il mondo. Ideologismi, scientismi da shampiste che diventano credi, illusioni pompate attraverso i media, orrori sanitari, insomma tutto un mondo dell’ingiusto profitto che ora è in guerra per sopravvivere. Di tutto questo fanno parte anche le favole climatiche e catastrofiche dirette a giganteschi investimenti privati con soldi pubblici e a mettere in piedi nuovi sistemi per il controllo della popolazione. Certo così come la guerra in Ucraina ha fatto sparire il Covid, il nuovo confitto ha del tutto tacitato gli allarmi climatici, visto che la guerra è la cosa più insostenibile che esiste sia per gli umani che per l’ambiente. In un mondo orientato alla verità e all’onestà avrebbe dovuto essere il contrario, ma in quello che vive di bugie che possono essere dette o taciute a seconda delle occasioni, è l’esatto contrario.

E proprio a riguardo della sostenibilità, qualcuno è andato a fare un po’ di ricerche e ha scoperto che ogni anno, nella foresta pluviale amazzonica, vengono abbattuti illegalmente oltre mezzo milione di alberi di balsa per soddisfare l’enorme domanda di turbine eoliche. La balsa è un legno leggero ma resistente, come sa chiunque si sia dedicato al modellismo aereo, e viene utilizzato per la struttura interna delle pale delle turbine eoliche. Può costituire circa il 7% della pala e per ogni mulino a vento, possono essere necessari fino a 40 alberi, ovvero 10, 5 metri cubi di legno. Questo si aggiunge all’enorme impatto ecologico che le turbine eoliche “verdi” stanno avendo sull’ambiente naturale: questi mostri inefficienti, inaffidabili e antiestetici, richiedono un’enorme superficie terrestre e marina, uccidono milioni di uccelli, decimano le popolazioni di rapaci, spazzano via dall’aria quadrilioni di insetti e alterano l’ecologia locale sia sulla terraferma che in mare, aumentando le temperature nella loro area. Senza dire che, intercettare in maniera massiccia le correnti aeree più vicine al suolo, non è precisamente una manna per gli equilibri climatici e anzi li può alterare in maniera decisiva e con conseguenze imprevedibili. In ogni caso il livello costo – beneficio è tale che nessuno installerebbe uno di questi mostri in un libero mercato, quindi essi necessitano di ingenti sussidi finanziari per produrre elettricità a costi altissimi.
La maggior parte della balsa commercializzata viene esportata dall’Ecuador, che dal 2020 ne ha prodotto circa 500.000 metri cubi all’anno, pari a circa 80.000 tonnellate e si stima che il 55% della produzione sia destinato alle turbine eoliche. Prima del boom dell’eolico c’erano piantagioni, queste sì, sostenibili, ma adesso occorre aggredire la foresta vergine e abbattere oltre mezzo milione di alberi all’anno come testimonia una ricerca dell’ l’Environment Investigation Agency (Eia). Naturalmente di tutto ciò si sa poco o niente perché, benché l’Eia sia un organismo stimato e di riferimento, per i media maistream, abituati a una narrazione preconfezionata, questo tipo di notizie è semplicemente troppo scottante da gestire. Ci sono ovviamente altri materiali sintetici che potrebbero sostituire la balsa, ma ahimè hanno un costo ben superiore e dunque abbiamo qui due caratteristiche del capitalismo produttivo e finanziario che si saldano: da una parte i profitti ad ogni costo e dall’altra le speculazioni con i soldi pubblici, cioè di tutti.