Proprio qualche giorno fa dicevo che un’operazione di terra in Iran è quasi impossibile da pensare perché anche se si volesse accettare il rischio militare, quello politico sarebbe letale: ormai da decenni in Occidente, la percentuale di persone disposte a fare la guerra vera è minima e non per amore della pace, ma per quel solipsismo e narcisismo che sono le caratteristiche peculiari di questi anni di declino. Certo ci sono persone attratte da stipendi raddoppiati in cambio di un rischio appena superiore a quella di lasciarci le penne in un incidente stradale e magari con la possibilità di fare soldi con la droga (vedi Afghanistan), ma quando si tratta di fare sul serio e non semplici operazioni di polizia coloniale, le cose sono ben diverse e allora si comprano e armano truppe mercenarie o terroriste oppure ci si avvale della carne da cannone dei Paesi che si vogliono “aiutare”, modus operandi di cui l’Ucraina è un esempio perfetto. Questa esternalizzazione della guerra è un grande vantaggio perché così non si deve badare a perdite, come accade per gli avversari: gli uomini possono essere sacrificati per un titolo di giornale che il giorno dopo finisce al macero.

Anche la truppa delle basi Nato, americane o finte nazionali, è abituata ad agire senza molte resistenze da parte degli avversari che vengono dichiarati tali e quando invece la situazione cambia, si assiste a spettacoli sconcertanti che denunciano lo smarrimento che si prova a trasformarsi da cacciatori in prede. Così mentre il personale britannico delle due basi di sua maestà a Cipro chiedeva maggiore protezione contro i droni iraniani e il cacciatorpediniere Dragon era bloccato in porto, tanto che sono dovute intervenire una nave spagnola e una italiana, a tutti i soldati in servizio è stato chiesto se pensavano che gli uomini potessero truccarsi e portare i capelli come le donne. Sono stati intervistati sui cambiamenti “senza genere” che potrebbero vedere gli uomini truccarsi, portare i capelli lunghi o le extension, unghie smaltate e orecchini. La consultazione del quartier generale dell’esercito ad Andover ha chiesto ai soldati se erano d’accordo che “le regole sul trucco dovrebbero essere indipendenti dal genere”, spiegando che “ciò significa che uomini, donne e personale di servizio non binario possono tutti truccarsi allo stesso modo”. Alla truppa è stato anche chiesto se le politiche in materia di capelli e gioielli “dovrebbero essere le stesse per uomini, donne e personale non binario”, il che significa che gli uomini potrebbero acconciarsi i capelli come le donne e indossare orecchini a bottone. Questo cambiamento suggerisce inoltre di stabilire per la prima volta delle regole per l'”estetica del viso”, come filler e microblading (manco so cosa significa), oltre a “periodi di recupero” per tatuaggi e piercing, il che immagino stia terrorizzando sia Putin che gli iraniani.

Non domandatemi un parere su questa spazzatura così insensata da essere politicamente corretta, francamente mi interessa molto poco la sensibilità estetica di questa gente che butta bombe sui civili, ma il fatto che la questione si ponga proprio nel momento in cui il personale militare non ha più sotto tiro gli altri, ma è sotto tiro, rappresenta chiaramente un modo di rimozione della realtà e di esorcizzare il passaggio da predatori a prede. Se qualcosa si rompe nel delicato equilibrio piscologico, allora bisogna trovare un rimedio e distrarre i soldati con qualcosa che li riporti nel beato mondo di Alice, dietro lo specchio in cui ci hanno cacciato e in cui vediamo la realtà deformata. Gli zaini militari con dentro creme e belletti non si sono mai visti, anche a prescindere dalle percezioni personali, ma è un modo di ancorare questa gente alla irreale normalità nella quale vive e nella quale non è nemmeno concepibile essere quelli che non vincono e non prevalgono.