Di una cosa possiamo essere certi perché risulta evidente: l’attacco israelo – americano è già fallito. Nel momento stesso in cui l’uccisione di Khamenei e di altri personaggi di primo piano del Paese non ha portato ad alcun cambio di regime, anzi ha rafforzato l’unità e la determinazione dell’Iran, il piano di una guerra lampo, ha lasciato il posto ad un conflitto di logoramento che né gli Stati Uniti né tanto meno Israele possono permettersi. E questo al netto della crisi che si annuncia dopo che i rubinetti dello stretto di Hormuz sono stati chiusi. Ma in compenso i due aggressori hanno ancora una volta riempito di orrore e di disonore il piatto della bilancia che la storia sta preparando per loro. I media e i milieu politici occidentali, che ripetono acriticamente spiegazioni e giustificazioni a ciclo continuo, come bambini con i quali la natura non è stata generosa, fanno impressione per la loro capacità di menzogna: cambio di regime in Iran, paura delle armi nucleari in Iran, paura della potenza balistica dell’Iran, attacco preventivo, perché l’Iran avrebbe attaccato Israele, anzi l’Europa, se non gli stessi Stati Uniti, nel prossimo futuro. Le ragioni addotte da Trump, Hegseth, Rubio e prontamente riprese dai più stupidi, tra cui il cancelliere da cancellare Merz, cambiano ogni giorno. Questa è la prova evidente che gli Usa non riescono a raggiungere i loro obiettivi di guerra ufficiali e quindi cercano costantemente di adattarsi alla realtà inaspettata che si è presentata.

Ma questo impasse che poi coinvolge tutti gli Stati dell’area, suona come una campana a morto per il progetto della Grande Israele che è poi lo scopo ultimo di questa aggressione, vale a dire la pretesa di Tel Aviv di impadronirsi di un enorme territorio, di annettersi Libano, Giordania, Iraq, Egitto e una consistente parte dell’Arabia Saudita. Per ottenere questo scopo bisogna prima di tutto sbarazzarsi dell’Iran, cosa che un gruppo di americani, non folli, ma semplicemente prigionieri dei loro incubi e della loro effimera cultura, appoggia con tutte le proprie forze, convinto che Israele sia la chiave della fine dei tempi e il luogo del ritorno del Messia. Così dall’America ci sono stati imposti sia un nichilismo da consumo, sia l’immoralismo del più forte, sia uno scientismo di cartone bagnato nel letame degli interessi padronali e infine un ritorno agli abissi della religiosità più futile e beghina. Tutto e il contrario di tutto, vale a dire il nulla. Su questo ci sarebbe da dire molto, ma adesso mi preme in particolare anticipare la campagna mediatica che, una volta fallito l’assalto all’Iran, ci verrà certamente proposta o imposta: ossia che il progetto della Grande Israele non è mai esistito se non nella mente di complottisti.

Bene, è talmente poco esistito che il territorio da conquistare figura spesso sulle mostrine dei soldati, come è illustrato nell’immagine di apertura. Non c’è bisogno di aggiungere altro.