C’era una volta in un Paese tanto lontano che sull’atlante si vedeva a mala pena e per giunta ricoperto dalle cacchette delle mosche, un ministro della difesa grande e grosso, lento come quegli erbivori del Giurassico che brucavano l’erba al rallentatore, anzi no, le felci perché l’erba era ancora nella sua fase primitiva, si trovava solo ai limiti delle foreste e attendeva la fondamentale mutazione che le permetterà un giorno di diffondersi su tutto il pianeta. Certo quel ministro della difesa brucava pure lui, ma nel vasto mondo dei favori, do ut des, commesse che costituiscono una specie di neolitico della moralità pubblica, un habitat che si chiama complesso militar – industriale ed è l’eco sistema più perverso che si possa immaginare. Ma ogni tanto, sollevandosi sulle due zampe posteriori, lanciava rauchi avvertimenti e moniti contro i nemici, pur non avendo né unghie, né zanne, né capelli e quanto all’anima bisognerebbe fare un referendum. È veramente difficile lasciar perdere l’andamento favolistico perché questo ministro della difesa di nome Crosetto Guido – che a me, ragazzino di molti anni fa, ricorda il Cerutti Gino – , avrebbe dovuto essere informato delle segrete cose militari e comunque avere un po’ di sale in zucca, perché nel pieno della crisi iraniana, mentre si addensava la macchina bellica del despota planetario, ha pensato bene di mandare la famiglia in vacanza proprio nelle zone dove si preparava la tempesta.

Qualunque persona con un minimo di giudizio non avrebbe scelto quella meta di vacanza a meno che gli emissari di Donald l’Arancione non gli avessero mentito per la gola dicendo di non voler dare inizio all’ennesimo scontro con Teheran e lui, con tutta la sicumera dello scemo atlantico, ci ha pure creduto. O, versione ancora più inverosimile, ha pensato che comunque tutti si sarebbero guardati dal dare inizio alle ostilità mentre era in zona la famiglia del potente Crosetto che tremare il mondo fa. Perciò quando nel rotondo cranio ha capito di aver fatto una fesseria e che nessun essere vivente al mondo, tranne i fabbricanti di armi, è disposto a dargli credito, si è precipitato pure lui a Dubai, rimanendo a sua volta intrappolato. Purtroppo temo che alla fine ce lo restituiranno. Così integro che con un passaggio di mutande in lavatrice tutto sarà dimenticato. Almeno ci resterà la prova provata che non contiamo un piciu e più ci inchiniamo, meno contiamo.

Ma che possiamo aspettarci da un governo così sottomesso a Israele che adesso vuole fare una legge contro un presunto antisemitismo, che si sostanzierebbe in qualsiasi critica al governo di Israele e alle tesi del sionismo? Ormai scarseggiano i tappetini sui quali inchinarsi a questo o a quello e si direbbe che la Meloni debba soffrire del ginocchio della lavandaia o quanto meno essere la protagonista di quel proverbio piemontese che dice: “La cativa lavandera a treuva mai la bona pera”.Certo identificare l’antisionismo o comunque la critica perfettamente legittima alla condotta del governo di Tel Aviv con l’antisemitismo non è soltanto una stupidaggine, ma è anche ideologicamente piuttosto pericoloso perché fa un tutt’uno della cultura ebraica e delle azioni di Israele e dunque apre la pista a intendere le malefatte di Netanyahu e compari come fattore intrinseco di un’etnia e di una cultura. È il medesimo concetto del nazismo, solo ribaltato. Ma non si può sperare che il Crosetto liberato, o la sua premier pescivendola, ora kosher, possono capire queste sottigliezze grandi come travi e tanto meno ci riescono le cosiddette opposizioni che voteranno entusiaste, con appena qualche piccolo distinguo che consenta loro di apparire diversi, come in quel gioco, trova la differenza. Per fortuna che c’è il Crosetto che la fa fuori dal vasetto.