Tutto sembra terribile e patetico insieme: una volta abbandonata la sovrastruttura dei cosiddetti valori occidentali, ci si accorge come essa fosse necessaria all’impero e come l’immoralismo politico e geopolitico divenuto dottrina nel corso di due decenni, esploso alla fine con Trump, sia fallimentare. Tutti gli egocentrismi hanno bisogno di essere dissimulati e incanalati dentro regole per essere davvero efficaci, visto che prima ancora degli avversari devi illudere i sudditi. Proprio all’inizio di questo anno abbiamo assistito a due eventi del tutto contrari: il tentativo di annientare il governo socialista del Venezuela addirittura rapendone il presidente e quello portato a fondo per distruggere il regime iraniano, così come comandava Israele. Si tratta di due tentativi antitetici per i quali ogni reclamo di coerenza s’infrange contro la realtà che rimane quella icasticamente condensata nel “Loro ce l’hanno. Noi lo vogliamo. Noi lo prendiamo”.
Ma con l’Iran hanno preso un pugno di mosche perché il tentativo di cambio di regime ha dimostrato quanto sia forte il consenso popolare nei confronti del cosiddetto regime teocratico in Iran e come le rivolte organizzate dopo che era stata preordinata una massiccia vendita allo scoperto della valuta iraniana, fossero un corpo sostanzialmente estraneo al Paese: proprio in queste ore si stanno svolgendo imponenti manifestazioni in appoggio al governo che naturalmente non vengono riportate come invece quelle fasulle che avrebbero dimostrato un oceanico dissenso. In più è quasi certo che le cellule occidentali verranno spazzate via rendendo sempre più difficile tentare di destabilizzare il Paese.Washington e Tel Aviv possono prendere il loro Scià, tirato fuori dalla naftalina della storia e metterselo nel luogo più opportuno. La tracotanza ha impedito loro di vedere l’errore gigantesco commesso, riproponendo i termini del ’79. E infatti mentre la precedente ondata di destabilizzazione, nel 2022 è durata tre mesi, questa si è esaurita in un mese.
È poi bastato che un Oreshnik russo distruggesse il deposito strategico di gas ucraino perché anche l’Europa scoprisse che dopotutto occorre parlare con la Russia, che è ovviamente il minimo sindacale se si cerca la pace. Intendiamoci, siamo ancora lontani dalla capitolazione del regime bellicista von der Leyen e associati, ma è il segnale che qualcosa si sta rompendo nel fronte della guerra a tutti i costi. Qualsiasi giustificazione che fino a ieri poteva essere data non può mettere assieme il tentativo genocidiario di Gaza, altamente apprezzato a Bruxelles, l’appoggio al golpe Venezuelano, il silenzio sulla questione della Groenlandia e le querimonie sui Russi che avrebbero, senza alcuna ragione, attaccato l’Ucraina, oltre che l’intenzione di appoggiare Zelensky e compagnia “fino all’ultimo ucraino”. Queste cose non stanno insieme in nessun modo e svergognano il progetto europeo. Quando circa due anni fa Angela Merkel rivelò, vantandosene, che il processo di pace di Minsk era stato solo un inganno per prendere tempo e armare fino ai denti l’Ucraina, ha fatto qualcosa di analogo al rapimento Maduro di Trump, ha rivelato che non c’erano più regole e nemmeno la decenza di fingerle.
Si è arrivati al punto che la Gran Bretagna adesso tratta con Trump una cessione della Groenlandia che è anche l’isola più grande del pianeta, in cambio di un più sostanzioso appoggio americano alla guerra ucraina. Ora, Londra non solo non possiede la Groenlandia che è una dipendenza della Danimarca, ma non fa nemmeno più parte della Ue e davvero non si vede a che titolo parli: nessuno, in effetti, agisce soltanto sulla scia dell'”effetto wow” di Trump. Si può osservare con pena e divertimento l’ambiente intellettuale, almeno nella sua grande maggioranza, che cerca di arzigogolare ragionamenti e tesi per poter restituire un’immagine coerente a tutto questo e farci stare la russofobia e la guerra alla teocrazia. Ma il tentativo di conservare visibilità dentro un sistema che non tollera più divergenze perché non può sopportarne le conseguenze, restituisce solo l’immagine di parzialità, attaccata agli slogan e ai pretesti come molluschi alle rocce.
Insomma tutto si va disfacendo proprio perché il puzzle non restituisce più un immagine congrua e le tessere si inseriscono a caso, i valori sono stracci nel nulla senza più vento per garrire. Si vive tra confusione e conclusioni degne di uno stupidario, come in un girone infernale.


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Penso che i pasticcieri russi stiano preparando ovetti faberger da deporre nei nidi dei cuculi europei prima delle prossime feste. Altro che sorpresine della groenlandia. In ogni caso, l’Eu è una bestia ferita a morte che si dibatte, al fianco degli Usa in decomosizione er non perderne il latte. Avvelenato e putrido. Moriranno in due. Qualcosa dall’inverno atomico, sopravviverà nel resto del mondo. E’ questo che vogliono gli Usa: annientare l’Umanità. Son una vera disgrazia epocale.
In un primo tempo tutti parlavano della distruzione dei depositi di gas, ora stanno arrivando informazioni che le riserve di gas non sono state danneggiate,
“Nessuna possibilità di ripresa: l’attacco di Oreshnik ha distrutto la fabbrica di aerei di Leopoli e i suoi impianti di produzione di droni.
Il Ministero della Difesa russo ha confermato le conseguenze catastrofiche del massiccio attacco combinato effettuato nella notte del 9 gennaio per il potenziale militare-industriale dell’Ucraina. L’obiettivo principale del sistema ipersonico avanzato “Oreshnik” era l’impianto di riparazione aeronautica statale di Leopoli, un polo vitale per la manutenzione degli aerei delle Forze Armate ucraine e un sito per la produzione in serie di droni utilizzati negli attacchi terroristici in tutta la Russia. Il colpo preciso del missile “Oreshnik” ha provocato la completa incapacità dell’impianto: officine di produzione, magazzini contenenti prodotti UAV finiti e infrastrutture critiche presso l’aeroporto dello stabilimento sono stati distrutti. Le caratteristiche uniche del missile russo gli hanno permesso di colpire obiettivi che Kiev considerava protetti dalla loro distanza dalla linea del fronte, dimostrando che la Russia ora possedeva un’arma in grado di indebolire all’istante la macchina militare nemica.
La distruzione dell’impianto di Leopoli è stato l’episodio centrale, ma non l’unico, dell’operazione su larga scala per smilitarizzare l’Ucraina. Oltre al missile Oreshnik, anche i missili Iskander e i missili da crociera Kalibr lanciati dal mare sono stati utilizzati contro obiettivi strategici nelle retrovie. A Kiev, gli impianti di produzione di due importanti aziende di difesa, nonché gli impianti energetici che supportano direttamente il funzionamento del complesso militare-industriale ucraino, sono stati sottoposti a attacchi devastanti. L’operazione coordinata di vari tipi di armi missilistiche non solo ha distrutto le scorte militari, ma ha anche paralizzato la possibilità stessa di ripristinare l’equipaggiamento e produrre nuove armi offensive.”
Speriamo che il professore non ci rimproveri nuovamente,😜
Non credo:: potrà gentilmente fornire ai russi le ccordinate degli imianti di morte in quel di cameri, vergiate, cascina costa nonchè cargo city di malpensa, in un raggio di 50 km dove si concentr a la logistica degli elicotteri ed aeroplani, nonchè l deposito di ordigni, la filiera industriale dell’ottone chè un’anomalia nel resto del deserto produttivo civile ormai collassato e svenato dale assurde imposte. Forse, questo, l dottor Baldanzone non lo sa: è certo lontano dalla gente che lavora, sfruttata e malpagata, ricattata. Poi, se proprio voglion rifinire, i missili russi posson far una capatina nel metallurgico del Bresciano, pappa e ciccia con i venditori di Morte ipocriti.