Il modus operandi è sempre quello, ormai codificato: prima si mettono sanzioni del tutto unilaterali e illegali a un Paese che si vuole dominare, dicendo che è canaglia con i più vari e talvolta grotteschi pretesti e si aspetta che il degrado dell’economia, susciti malumore nella popolazione, dopodiché si interviene per fare degli oppositori più radicali, un nucleo estremista, sostanzialmente  estraneo al sistema politico, che possa agire come forza d’urto per un cambio di regime e di fatto agli ordini dei servizi occidentali. Talvolta, anzi quasi sempre, tali gruppi contengono anche forze terroriste armate, all’occasione rafforzate dall’esterno. Politicamente rappresentano poco o nulla, ma in compenso riescono a mantenere rovente l’atmosfera. A tutto questo si accompagnano campagne di stampa che deformano le realtà dei Paesi nel mirino e ingrandiscono gli eventi, dando l’impressione di rivolte popolari laddove al contrario si tratta di eventi del tutto guidati dall’esterno, completamente al di fuori delle prospettive interne e spesso di modesta entità. Adesso la stessa intelligenza artificiale permette di creare immagini e video di rivolte in luoghi in cui non si sono mai verificate.

È per questo che in Iran ogni due anni si accendono “rivolte” praticamente gestite dai servizi occidentali e dal Mossad, ma formate da poche decine di migliaia di persone, però ben organizzate e dirette, pronte a sfruttare qualsiasi occasione e qualsiasi crisi interna nel tentativo di mettere al potere un burattino dell’Occidente. Ma l’ultimo tentativo di cambio di regime in corso da Natale e sviluppatosi attorno ai malumori popolari per l’inflazione, presenta alcune novità. La prima è che gli Usa non fanno nemmeno più finta di non essere al centro di questi accadimenti. Il portavoce non ufficiale della Cia, David Ignatius, scrive sul Washington Post : la questione più difficile per Washington è se introdurre clandestinamente i terminali Starlink per invertire il blackout di internet imposto da Teheran venerdì. L’amministrazione Biden ha valutato questa strategia durante le proteste del 2022 e del 2023, ma ha deciso di non farlo, temendo che avrebbe messo a rischio cruciali rotte di contrabbando utilizzate dalla Cia e dall’intelligence israeliana. Forse questa volta, i benefici superano i costi.” Si tratta dell’ammissione che quei terminali sono già lì e servono per coordinare la cosiddetta rivolta.  Nel frattempo, la Russia ha sviluppato apparecchiature che consentono di rilevare i terminali Active Starling dall’alto. L’Iran ha già ricevuto alcuni di questi sistemi e presto ne produrrà in quantità sufficienti per coprire tutte le sue città.

Il secondo elemento, molto significativo, è che in questa occasione è stato presentato una specie di candidato alla successione e si tratta nientemeno di Reza Palavi, figlio dello Scià detronizzato nel 1979, proprio quello così caro alle shampiste per le sue avventure galanti e così odiato per i suoi i suoi torturatori. Lo Scià fu un’invenzione dei servizi inglesi che misero sul trono il generale Reza Shah  Palavi nel 1925, per mantenere la presa del petrolio ed evitare l’influsso della confinante Unione Sovietica; poi  insediarono nel 1941 il figlio 22enne che di fatto è stato il dittatore assoluto del Paese per 38 anni. E adesso tocca al figlio del figlio che rappresenta appieno le vere intenzioni occidentali, nella sua assoluta nullità. Il tutto oggi è sponsorizzato dal governo sionista di Tel  Israele. Come riportato nell’ottobre dello scorso anno da Haaretz, una delle più importanti testate israeliane: All’inizio del 2023, Reza Pahlavi ha effettuato la sua prima visita ufficiale in Israele. Alla domanda sulle reazioni alla sua visita in un Paese, acerrimo nemico dell’Iran, ha affermato che le reazioni sono state ampiamente positive. Ha anche rimandato i giornalisti ai suoi account sui social media. Non fidarti solo della mia parola, cerca sui social media… su Twitter, Instagram, su qualsiasi piattaforma”.

Una risposta significativa visto che lo stesso Haaretz fece notare che era in corso una campagna di influenza digitale su larga scala in lingua persiana, gestita da Israele e finanziata da un ente privato che riceve sostegno governativo. La campagna promuoveva e promuove  l’immagine pubblica di Palavi e amplifica le richieste di ripristino della monarchia. La campagna si basa su “avatar”, falsi profili online che si spacciano per cittadini iraniani sui social media. Sono stati scoperti per la prima volta da ricercatori di social media in Israele e all’estero.

Insomma uno scenario di cartapesta, completamente costruito ad hoc, per cercare di destabilizzare l’Iran. Ma il Paese è abitato da oltre 90 milioni di persone la maggioranza delle quali appoggiano il governo e non saranno poche migliaia di adolescenti o pochi gruppi armati, messi fino a pochi anni fa, nell’elenco delle formazioni terroriste, a rimettere sul trono un Palavi, ma al massimo possono essere il pretesto per nuovi bombardamenti. Altro che governo al collasso, come dicono tutti giornaloni Finisco spiegando la foto di apertura che sembra  fuori posto, ma che si inserisce perfettamente in questo contesto: vediamo Ursula von eccetera che saluta il terrorista Al Jolani portando la mano sul cuore orgogliosa del fatto che questo jihadista stia facendo strage di alawiti, cristiani e curdi. Proprio, come si diceva un tempo nella bassa, la merda che si rivolta nel badile.