La questione della Groenlandia che Trump vorrebbe mangiarsi in un sol boccone è davvero grottesca sotto ogni punto di vista, eppure ha un merito: quello di mostrare anche ai più ciechi volontari, ai miopi e agli astigmatici che l’Ue non esiste come soggetto geopolitico, non è mai esistita come tale e mai esisterà, quand’anche andassero avanti piani per una federazione o confederazione. Rimanere in silenzio davanti alla rapina annunciata di un territorio appartenente alla Danimarca, membro dell’Unione (e anche della Nato per rendere ancora più paradossale la vicenda), significa soltanto non avere alcuna voce in capitolo, ma non poterla e non volerla avere. Del resto Bruxelles sembra apprezzare l’imperialismo americano e si è stupidamente compiaciuta per la vicenda del rapimento di Maduro, nonostante i mugugni espressi da anni sul “fascista” Trump. Sarebbe interessante sapere cosa direbbe se i russi rapissero Zelensky, ma questo farebbe comunque parte della doppia morale in cui vive l’Ue, le cui petizioni di principio sono costantemente contraddette in un intrico di contraddizioni ormai da decenni e la cui aspirazione alla libertà è solo lalibertàdi esprimere concetti normalizzati.

Mi viene da ridire quando i soliti idioti parlano e accusano di “comunismo” le istituzioni europee, perché non sanno davvero quello che dicono, si aggirano in una selva di arcaismi pseudo politici come se il mondo fosse il bar sotto casa. Al contrario  siamo in presenza di un meccanismo elitario e reazionario il cui unico scopo, magnificamente raggiunto con l’euro, è di sottrarre sovranità ai Paesi che compongono l’Unione e di conseguenza forza alle democrazie  che affondano il loro consenso nei singoli Stati. Il resto è solo messa in scena, trompe l’oeil destinato a confondere le idee, come la presenza di un falso Parlamento che non può legiferare e che può essere completamente scavalcato, come sta accadendo proprio in questi giorni con l’accordo con Mercosur che, oltre a distruggere l’agricoltura europea, ci arricchirà di oltre 3600 nuovi veleni, mentre intanto facciamo una strenua lotta contro la Co2 che è alla base della vita vegetale. Ancora più grave è che questo è una resa agli interessi di una Germania disperata  che cerca di vendere i suoi prodotti industriali in Sud America, sacrificando gli interessi di tutti gli altri Paesi dell’Unione. Anzi dell’ormai conclamata disunione.

Oltretutto si è sempre trattato di un’integrazione forzata perché in questa forma di democrazia – etichettata come “liberale” proprio per nascondere l’erosione sistematica degli interessi popolari – non c’è mai stata la elementare decenza di chiedere ai cittadini se accettassero l’incorporazione del Paese in un blocco internazionale che implicava la perdita di elementi fondamentali della sovranità nazionale. E quando alcuni referendum sono stati fatti, con esiti negativi, sono stati cassati e riproposti per ottener la risposta giusta. Poi, con gli accordi di Lisbona, si è adottata una forma sfuggevole che permette ai milieu politici nazionali, ma al contempo apolidi, di evitare del tutto l’espressione popolare. Queste perdite di sovranità sono state nascoste  o avvolte in epiche narrazioni manipolatorie, compresa l’illusione di entrare in una nuova età dell’oro, la promessa che i soldi europei sarebbero piovuti su tutti e avrebbero trasformato ognuno di noi in un beneficiario, se non in un piccolo vincitore.

Adesso tutto questo si va frantumando perché la vicenda della Groenlandia e l’arroganza sconsiderata di Trump, fanno cadere tutte le mascherature e rivelano in cosa consiste davvero il sistema occidentale, anzi il sistema americano che ne è al comando. Jeffrey Sachs, l’eminente studioso statunitense di relazioni internazionali, ha dichiarato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in un discorso tenuto questa settimana, che il problema non è ciò che Washington e i partner europei affermano e vogliono, ma piuttosto il primato della Carta delle Nazioni Unite e il rispetto del diritto internazionale basato sull’inviolabilità della sovranità nazionale. Vedete, le oligarchie capitaliste sono molto pragmatiche: quando stavano prendendo il potere nella seconda metà  dell’Ottocento si servirono dei vari nazionalismi per combattere le lotte di emancipazione dei ceti popolari, oggi che sono molto più forti combattono la sovranità degli Stati per medesimo scopo nel quale sono ormai pienamente le classi medie urbane, finora sostenitrici di un progetto che non avevano capito e ancora non capiscono.  

Pazienza saranno avvolte da un freddo artico, mentre ingenuamente si aspettano che gli oceani ribollano e si vantano di essere coscienziosi amici del pianeta, che fa tanto figo.