Chi non lo ha visto? La vita è meravigliosa di Frank Capra era il film di Natale per eccellenza e quando ero bambino la Rai lo mandava in onda regolarmente tutti gli anni, con uno zelo coloniale invidiabile. C’è da dire che almeno evitava i topoi di Babbo Natale, degli elfi, del polo Nord, della ricerca di un fidanzato all’ultimo minuto, insomma tutta quella noiosa robaccia paganeggiante che ci viene servita nelle festività e che tuttavia ha svolto un suo ruolo nell’imperialismo culturale americano. Tuttavia anche il celebre film con James Stewart ha in realtà un retroterra ideologico di un certo rilievo, quasi il manifesto del passaggio dal capitalismo produttivo a quello del debito che poi si trasformerà in capitalismo finanziario; della trasformazione di un paradigma di risparmio a quello del godi subito e paga dopo che alla fine sta travolgendo l’economia statunitense e delle sue colonie. Se il debito federale Usa è arrivato a 38 trilioni di dollari, quello complessivo dei cittadini è giunto a 100 trilioni, qualcosa che va vivere gli Usa sempre sul filo del rasoio.
Basta non farsi prendere troppo dal meccanismo narrativo, dagli angeli, dalle vite possibili, per vedere lo schema della trama centrata sul proprietario di un’azienda di mutui ipotecari, George Bailey, uomo integerrimo, volto al bene delle persone e della sua cittadina, che deve pagare 8 mila dollari (una cifra notevole a quei tempi, il film è del 1946) per onorare una scadenza di pagamento, ma i soldi affidati a un parente incaricato di versarli, vengono rubati intenzionalmente all’interno della banca il cui proprietario è anche uno speculatore immobiliare, nemico giurato di Bailey e della gente in generale. Alla fine gli amici e i cittadini, grati a Bailey ,riescono a mettere insieme i soldi per salvarlo dalla bancarotta. Una storia edificante, con tanto di intervento divino, che esalta la figura di un prestatore di soldi. Il contesto è quello di un sistema bancario che lavorava di massima con i gruppi imprenditoriali, essendo restio a concedere prestiti immobiliari che invece erano in mano a piccole società, spesso collegate ad aziende costruttrici, chiamate Building & Loan Association, specie di cooperative dove confluivano i risparmi di chi voleva una casa. Insomma gestivano i risparmi incoraggiando a passare ad una mentalità speculativa sulle condizioni economiche future (capacità di pagare, flusso costante di nuovi investitori, aumento perpetuo dei prezzi delle case e via dicendo). Il che fu condensato negli anni ’30 con l’espressione “sogno americano” che prima praticamente non esisteva nel discorso pubblico, qualcosa destinato a creare la ontologica convinzione che l’America fosse il migliore dei mondi possibili e poi esportata verso l’Europa,dove una vasta platea di tonti sono fermamente convinti che da noi si stia comunque meglio che altrove.
Il film di Capra si proponeva appunto di rilanciare e quasi beatificare questo meccanismo che presto sarebbe stato assorbito e regolamentato in America e subito dopo in un Europa, dal sistema delle Casse di Risparmio. Si trattava essenzialmente di una questione politica: allestire la vetrina economica occidentale facendo accedere una platea molto più vasta al mondo del consumo, permettendo così di avere una sorta di avere un asso nella manica da giocare contro il nemico sovietico. Ma di là di questo era anche un gioco di potere evidente: quando le persone hanno debiti sono molto più facilmente controllabili e ricattabili, mentre il risparmio consente loro una certa capacità di resistenza. Ancora oggi il capitalismo finanziario è decisamente contro il risparmio e fa di tutto pur di invischiare le persone in questo meccanismo anche a costo di creare crisi come quella del 2008 dei subprime, ossia dei prestiti fatti anche a persone che non potevano ripagarli. E ormai ne va della tenuta stessa del sistema.
Intendiamoci, in un primo momento questo assetto ha permesso una certa emancipazione dei ceti popolari che hanno potuto accedere a beni prima loro preclusi se non dopo una vita di risparmi, come la proprietà della casa o dell’auto, ma a lungo andare la mentalità del godi subito, paghi dopo, ha finito per instaurare un consumismo insensato, un enorme spreco di risorse e creare un problema di dipendenza dell’intera società e dello stesso sistema politico dai poteri finanziari. Nonostante l’enorme debito complessivo creato, si va avanti e il prossimo obiettivo è concedere a credito quelli che una volta erano diritti nelle democrazie: ovvero sanità, scuola, pensioni. La vita è meravigliosa? Dipende .


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Minuto 1,53: quello sei tu.
La vita è meravigliosa? Certo che no… ma a renderla ancor meno meravigliosa è questa insensata corsa a soddisfacimento materiale appagante… piaceri che durano attimi… e lasciano desolazione in anime. Fortunato chi vive bene con poco!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/