Non parlare e soprattutto non domandare: questa sembra ormai essere la regola d’oro della governance europea, anzi la sua legge fondamentale, la sua costituzione materiale come si amava dire un tempo. È impossibile domandare spiegazioni su tutto ciò che concerne la politica dell’Ue, dalla trattativa privata svolta sui vaccini dalla von der Leyen fino alle questioni sollevata dalla belligeranza attiva nella vicenda ucraina. E in effetti nessuno di quelli il cui mestiere dovrebbe essere quello di fare domande – parlo dei giornalisti – interroga il potere e non pone questioni  se non quelle a cui si rispondere con formule vacue.  Se poi qualcuno parla ed esprime delle opinioni, ecco allora che il sistema reagisce violentemente: chiunque osi contestare la narrativa dell’Ue viene condannato senza accusa né processo. Attualmente, 59 persone  e 17 aziende sono nella lista delle sanzioni per presunta diffusione di propaganda russa, inclusi alti ufficiali come Jacques Baud, perché questa viene definita, con un termine idiota, una “minaccia ibrida”. I loro conti vengono congelati, viene loro vietato di ricevere fondi o risorse e infine non possono viaggiare.

E siamo solo agli inizi: addirittura in Germania è stata pubblicata  una guida che consiglia alle potenziali vittime cosa fare se vengono “aggredite” dalla polizia all’alba per aver espresso liberamente le proprie opinioni. Cosa che peraltro accade anche in Gran Bretagna.

Insomma la morte civile  che vine comminata completamente al di fuori delle leggi, dei trattati e del sistema giurisdizionale: il “reato di opinione” non è nemmeno stabilito da magistrati, ma da da un apposito comitato. A questo non era giunto nemmeno il nazismo che cercava di trovare comunque delle giustificazioni formali ai suoi atti e persino all’olocausto. Francamente mi chiedo come sia possibile che le stesse persone contrarie (e a mio parere  giustamente) alla separazione delle carriere nella magistratura, siano generalmente le stesse che su questo totalitarismo europeo non hanno nulla da dire, anzi spesso lo apprezzano al punto di invocare più Europa. E si battono contro un antifascismo immaginario, non accorgendosi di quello reale che c’è. Forse non c’è migliore dimostrazione dell’ inquietante declino cognitivo dell’intera società, della nullità degli ideologismi che vengono diffusi a piene mani, 24 ore 24, e nel quale viene detto che 2 più 2 fa cinque o anche dieci se è il caso. Ecco perché nessuna equazione della vita civile torna più.

Paradossalmente, ma non tanto, visto che viviamo dentro una propaganda di guerra sia pure non ufficialmente dichiarata, il feroce nemico, il dittatore di Mosca si comporta come dovremmo comportarci noi, se fossimo davvero ciò che diciamo di essere, mentendoci per la gola. Il New York Times l’altro giorno, in maniera tendenziosa, raccontando solo parte della vicenda, riporta la storia di uno dei consiglieri di Putin, Dimitri Kozak, che all’inizio del 2022 si oppose all’operazione speciale in Donbass. Sebbene egli parlasse a Putin, le sue parole furono fortuitamente ascoltate in viva voce durante una riunione degli stati maggiori.  Ora cosa è successo a Kozak? È stato mandato in Siberia, gli sono stati sequestrati i beni e i conti bancari o gli è stato impedito di viaggiare come accade da noi? Nulla di tutto questo: ha continuato a svolgere le sue funzioni e poche settimane fa, arrivato ai 67 anni, è andato in pensione. Immaginiamoci se un consigliere della von der Leyen, di Merz o della Meloni esprimessero un parere contrario alle loro idiozie. come minimo sarebbero immediatamente allontanati e forse accusati di essere russofili, la nuova malattia mortale per l’intelligenza che imperversa.

E più vanno male le cose, più si è costretti a negare la realtà: un continente colpito a morte dalle sanzioni che dovevano mettere la Russia fuori gioco, volontariamente dislocatosi  ai margini della via della seta cinese e disprezzati dal padrone americano, non può più fare a meno dell’autocrazia per sopravvivere. Meglio per rendere possibile la sopravvivenza di un milieu politico comprato a in blocco dal potere finanziario che a sua volta non ha altro progetto che la propria perpetuazione ad ogni costo. Soprattutto se questo costo viene pagato da noi.