Non so davvero fino a quando sarà possibile continuare a dare vita a questo blog, vista l’aria che tira e le sanzioni verso giornalisti o scrittori considerati russofili: una decina di loro sono già stati messi alla gogna e un’altra dozzina sono quelli del mirino della Ue per “reati di opinione”. Certo si comincia dalle persone più in vista e poi si passerà ai pesci piccoli di cui faccio orgogliosamente parte, avendo rinunciato al ritorno involutivo dell’oralità e della vista, tutte forme emotivamente rilevanti, ma povere dal punto di vista della comunicazione: sono sistemi sequenziali lenti ed elusivi, mentre la scrittura è ad accesso casuale e in cinque minuti si può dire più che in un’ora di video, permettendo inoltre di andare al punto che interessa con molta rapidità. Ma tornando al tema, la nuova ondata di censura non mi sorprende affatto: sono ormai anni che la democrazia è divenuta un’utopia e solo una massa di lotofagi con il cervello lobotomizzato attraverso i bisturi indolori della comunicazione, riesce valorosamente a non rendersene conto: per il globalismo la stupidità è una virtù eroica.

Le censure sono cominciate all’epoca dei vaccini a mRna, delle segregazioni e delle mascherine, dove occorreva nascondere i problemi di un’operazione sanitaria di sconvolgente cinismo e di cui ancora adesso molti subiscono le conseguenze. Non starò qui ad elencare le numerose manipolazioni di dati e di ricerche che hanno consentito a tutto questo di avere una patina di scientificità, ma di fatto la minaccia biologica ha dei limiti di tenuta psicologica che rende problematica la riproposizione a breve di questi strumenti volti non alla cura, ma all’ingegneria sociale. La stessa cosa accade con il culto climatico che è stato preparato addirittura servendosi di una vergine sacralizzata, uno dei topoi delle religioni mediterranee, che tuttavia suscita, accanto alle adesioni acritiche indotte da uno sciocchezzaio seriale, un sano scetticismo che ha persino costretto gli aspiranti despoti di Bruxelles a rinviare la loro intenzione di vietare i motori termici a partire dal 2035. Insomma le gigantesche speculazioni e gli ideologismi creati per sostenerle, hanno una durata limitata e suscitano col tempo sempre più domande. Per esempio quelle sulla condizione della ricerca e la salute morale della scienza, costretta a torsioni autoritarie.

Al contrario la russofobia o comunque la creazione di una sindrome del nemico, hanno la possibilità di durare più a lungo e di consentire più agevolmente l’ingegneria sociale e la creazione di quella nuova età feudale che si va delineando con chiarezza ed è peraltro stata già tematizzata dai maggiori centri del globalismo. La volontà di rimanere in uno stato di belligeranza con la Russia, non è soltanto un grazioso dono nei confronti dell’industria della morte che dovrebbe fare da placebo mentre incombe la deindustrializzazione del continente, ma è l’ultimo trucco per la sopravvivenza del capitale finanziario. Niente come la contrapposizione riesce nell’intento di riorientare la società: la russofobia che è ormai la dottrina ufficiale dell’Ue è l’analogo dei nazionalismi del secolo scorso e poi della guerra fredda con cui fu possibile da una parte creare l’impero americano e dall’altra sterilizzare l’attrazione verso un diverso sistema economico, ancorché il cosiddetto socialismo reale, almeno in Occidente, si sia configurato come “degenerazione termidoriana” per dirla come gli storici, soprattutto sulla scia della riflessione gramsciana, ma che in pratica si può esprimere con maggiore incisività come degenerazione nel burocratismo, in qualcosa che insomma ha pochi punti di contatto col socialismo che del resto per lo stesso Marx non era un’utopia, ma nondimeno un grenz Begriff kantiano, un concetto limite da raggiungere dopo la dittatura del proletariato. Ne parlò infatti pochissimo .

Nel momento in cui le promesse del neoliberismo terminale si vanno sfaldando e un numero sempre maggiore di persone guarda le vetrine rutilanti del capitalismo come la piccola fiammiferaia, completamente esclusa dai giochi, l’esistenza di un nemico esistenziale che oggi si incarna nella russofobia, diventa centrale per il controllo della società. Ecco perché si fa credere nell’assurdità che la Russia voglia invadere l’Europa. Ce lo dice la stessa venerata intelligenza artificiale che interrogata sulla questione dice (Gemini): “La russofobia è un sentimento di paura e ostilità irrazionale verso la Russia, la sua cultura e il suo popolo, che si manifesta come una forma di psicosi collettiva, specialmente in Occidente, alimentata da propaganda e da percezioni storiche, che la vedono come un “altro” barbaro e minaccioso, un contrappeso all’identità occidentale “civilizzata”, evolvendo da un’antica diffidenza etnica e ideologica. Come “stato della mente”, implica un rifiuto del contraddittorio, una demonizzazione e una generalizzazione che ignora la complessità, trasformando il dissenso in una forma di malattia mentale collettiva, un sintomo delle tensioni geopolitiche e della crisi delle democrazie”.

Ma gli scemi naturali sanno che questo è proprio ciò di cui hanno bisogno: suscitare un’irrazionale paura, affinché le persone agiscano irrazionalmente contro i loro interessi e il loro futuro.