Tutto il mondo occidentale si è ficcato in una strada senza uscita dal punto di vista etico, economico e geopolitico che appare irreversibile: tenta in qualche modo di uscirne, ma la sua hybris lo ha indotto a fare scelte dalle quali è difficile, anzi impossibile tornare indietro. Trump sta tentando di sedurre in qualche modo Putin con la promessa di una pace in Ucraina per poter frantumare l’asse Mosca – Pechino che è un osso troppo duro per Washington e nello stesso tempo ottenere mano libera in America Latina, ma ciò che può offrire è in definitiva ciò che la Russia ha già conquistato sul campo, mentre non può concedere la futura neutralità dell’Ucraina, sia perché ciò avrebbe troppo il sapore della sconfitta, sia perché la Ue rema disperatamente contro. Questo accade perché i destini delle sue élite e delle sue oligarchie sono strettamente legate alla continuazione del conflitto o, quantomeno, alla riproposizione di una nuova guerra fredda perché ciò permetterebbe di militarizzare la società europea e contrastare così la rabbia delle persone per le condizioni di vita sempre più difficili a causa dei clamorosi errori commessi. Insomma la politica del divide et impera che ha sortito effetti straordinari nel lungo secolo americano, non funziona più in un mondo strettamente collegato che gli stessi Usa hanno incentivato con l’intenzione e la speranza di poterne essere a capo.

Il documento di strategia e sicurezza nazionale, varato il 4 dicembre scorso, è in sostanza poco più di una narrazione che cerca in qualche modo di nascondere il vero e proprio terrore della Cina e la conseguente intenzione di avviare uno sfruttamento ancora più intensivo dell’America Latina per poter far fronte all’ex celeste impero. Ma le cose non stanno in piedi. Intanto perché il Sud del continente americano non è più quello di una volta: come dimostra la vicenda venezuelana dove i ceti parassitari legati agli Usa non sembrano più in grado di prevalere così facilmente come nel secolo scorso. Nonostante quasi trent’anni di tentativi di scalzare il bolivarismo di Chavez, Washington non è riuscita nell’intento. Ha usato tutti i consueti mezzi delle rivoluzioni colorate: terrorismo indotto e pagato, corruzione, tentativi di assassinio dei leader, sia di Chavez che di Maduro, creazione di falsi governi ombra, come quello di Guaidó, finanziamento senza limiti dei partiti e dei media contrari al governo, persino premi Nobel che gridano vendetta. Ma tutto senza successo e ora non rimane che minacciare la guerra nella speranza che il pueblo spaventato si arrenda. Davvero non sono più i vecchi tempi: per un pitecantropo con sega come Milei che sono riusciti a piazzare in Argentina a un costo di mantenimento politico che si aggira sui 3 miliardi di dollari l’anno, c’è il Brasile di Lula che naviga verso altre sponde ed è un membro a pieno titolo dei Brics.

E poi c’è quel conglomerato dell’Europa che sta in effetti prendendo il posto di un’America latina sempre meno controllabile: un territorio da sfruttare appieno vendendo gas di pessima qualità a prezzi quattro volte superiori a quello russo, risucchiandone le industrie e i cervelli sempre più rari in patria e terrorizzando i governi dei singoli Paesi con i dazi e soprattutto la possibile fine della Nato. Ciò che è accaduto nella vicenda ucraina dove prima l’Ue si è piegata a tappetino nei confronti degli Usa e oggi, fingendo di voler recuperare un’autonomia che non è mai esistita nel mondo reale, sta creando tensioni che finiranno per disgregare sia l’Unione – che dopo la Cee è sempre stata poco più di un’agenzia bancaria – sia la stessa Alleanza atlantica che non ha più senso di esistere. Ha provato a dare scacco matto alla Russia, ma nel momento in cui non ci è riuscita deve necessariamente ridimensionarsi, a meno che non scelga la strada del conflitto nucleare in cui – ad onta delle baggianate che circolano – è largamente in stato di inferiorità. Per paradossale che possa apparire, proprio l’Europa che avrebbe dovuto essere la protagonista di un mondo multipolare, ne è oggi la grande esclusa a causa della sua stessa struttura e degli interessi che si agitano dietro l’interfaccia politica: adesso non può fare un passo indietro, né un passo in avanti. Sebbene i folli inglesi, dopo aver perso centinaia di uomini in gran segreto, ora celebrano un loro parà morto al fronte, per fomentare la russofobia, di certo la Gran Bretagna non può fare la guerra alla Russia, nemmeno collegandosi a Francia e Germania. Ormai i regimi dei vari Paesi scorgono in un conflitto che non possono permettersi di fare, la loro chance di sopravvivenza. Però nemmeno possono arrendersi alla realtà e ammettere di fronte ai propri cittadini, ormai al limite della sopportazione, di aver perso una guerra e di aver rubato loro il futuro. Devono far finta che si tratti di sacrifici per un conflitto esistenziale con Mosca. Ma non basterà per uscire dal vicolo cieco dove una congrega di imbecilli di destra e di sinistra, di sopra e di sotto, ci ha cacciato.

Insomma l’appello a un patriottismo europeo, incongruo da ogni punto di vista, è solo un espediente di sopravvivenza di ceti politici fallimentari e del tutto incompetenti che facevano finta di guidare un autobus che aveva invece il pilota automatico della finanza. Nessuno li rimpiangerà. Guardateli nella foto in apertura, sembrano vivi, ma sono già morti.