Le monarchie non hanno mai portato fortuna all’Italia, né quelle istituzionali, né quelle costruite nell’immaginario collettivo. E la caduta dell’ultima dinastia real – industriale è stata quanto di più incredibile si possa immaginare: la devastazione portata prima dagli Agnelli in decadenza e poi dai loro eredi, frutto di un gigolò senz’arte né parte che operava, per così dire, a New York, tale Alain Elkann, che generò John Philip Jacob Elkann e Lapo e Ginevra con Margherita Agnelli, non sarebbe immaginabile in un qualunque Paese. Nell’inerzia totale dei governi di destra e di sinistra, da trent’anni e passa espressione non di idee e prospettive politiche, ma di comitati d’affari, spesso residenti fuori dallo Stivale, questi re e principi hanno ucciso l’industria automobilistica italiana, si sono svenduti la Fiat e le altre marche possedute come Lancia e Alfa Romeo, incorporate in precedenza grazie ai buoni uffici di governi che non osavano dire nulla ed erano capaci solo di graziosi inchini. Hanno distrutto la Maserati, si stanno vendendo a pezzi e bocconi la Ferrari, hanno ceduto agli indiani la più importante azienda mondiale di mezzi di trasporto pesante, la Iveco.
E oggi, perfetta rappresentazione della legge del contrappasso, si stanno vendendo tutti i media che sono stati complici di questa rapina. Repubblica, Stampa, radio private, ultimi pezzi da collezione sulla bancarella che John Elkann ha allestito sulla pubblica piazza degli affari. L’ex quotidiano di Scalfari, da tempo su posizioni reazionarie e belliciste di stampo globalista, finirà in mano a un armatore greco con l’hobby o forse con la necessità di fare disinformazione per mantenere le sue rendite di posizione. Niente paura: l’armatore Kyriakou, perfettamente inserito nella giostra del potere occidentale, non potrà essere più a destra di quanto non sia già il giornale, ma con un tale editore sarà molto difficile l’operazione di fingersi di sinistra in un contesto umano e politico dove l’appartenenza è tutto e le idee sono nulla, questo cambiamento di immagine porterà a un ridimensionamento inevitabile. La Stampa che, dopo la fuga della Fiat da Torino, è ormai un giornale regionale, non si sa chi se lo comprerà, perché pare che Kyriakou non lo voglia, ma è difficile pensare a personaggi peggiori di quelli attuali. Personaggi che finora hanno rifiutato qualsiasi offerta o cordata italiana, per preferire gruppi stranieri. Forse sarà questione di offerta o forse sarà che John Elkann non sopporta proprio questo Paese e vuole realizzare subito per poi andarsene in America o magari a Parigi dove l’agonizzante Stellantis produce Peugeot rimarchiate Fiat. Tanto più che le sue evasioni fiscali gli hanno procurato una lieve condanna a servizi socialmente utili, un vero disonore per uno che sa essere solo un pallido distruttore. E un disonore per l’Italia che con i potenti viene sempre a patti, anche laddove la colpevolezza è al di là di ogni ragionevole dubbio.
Del resto il fatto stesso che l’impero degli Agnelli sia finito in queste mani, testimonia del fatto che lo stesso Avvocato, re d’Italia per grazia di Dio e volontà del popolo – come si diceva per Francisco Franco – aveva da tempo maturato l’intenzione di abbandonare l’industria per dedicarsi alla finanza: la situazione di carenza creatasi dopo l’introduzione dell’euro, rendeva sempre più difficile accedere a fondi pubblici per finanziare di fatto la Fiat e per mantenere una sorta di posizione di quasi monopolio in un mondo che cambiava rapidamente. In principio la famiglia reale ha preteso che tutte le altre aziende automobilistiche del Paese fossero incorporate dalla Fiat, ufficialmente per conservare integra l’industria italiana, poi avuto l’intero mazzo, si è venduta tutto. Marchionne, uomo della finanza e del tutto digiuno del settore industriale, è stata la prima avvisaglia di questa mutazione: rimarranno celebri i suoi piani industriali di una cartella e mezzo a corpo dieci, che erano un capolavoro di presa in giro.
Ma avendo gli Agnelli – Elkann una posizione dominante nei media, molti amici nel governo e nei sindacati, potevano far passare questi scherzi come “solide realtà”. Adesso che tutto è stato alienato i megafoni non servono più e tutta una stagione italiana viene gettata al macero o meglio caricata su una bananiera greca per destinazione ignota. Come disse Verdone in Borotalco ” feci due volte il giro del mondo, ma non riuscii mai a capire cosa trasportasse quella nave”. Ma forse un giorno lo capiremo. Dopo aver perso la Repubblica italiana, ormai gestita privatisticamente, adesso diamo l’addio al quotidiano che ne aveva preso il nome e che fu salvato in un certo senso da Berlusconi, la cui comparsa nel panorama politico permise di nascondere all’inclito e al colto la progressiva democristianizzazione del quotidiano e poi la sua corrività nei confronti del neoliberismo: in un certo senso è stato davvero il quotidiano di un’Italia che non riusciva più a comprendere se stessa e che golosamente assaporava la sua ipocrisia. Simbolicamente la Repubblica non fu in edicola, il giorno in cui i Ds si trasformarono in Pd, sebbene il suo editore del tempo, De Benedetti, avesse la tessera numero 1 del neonato partito. Poi venne John Elkann, venne Molinari e la Gedi e uno spaventoso crollo economico e di posizioni. Adesso il giornale vende 20 mila copie in meno dei suoi stentati inizi. In definitiva la Repubblica, soprattutto dopo Scalfari, è stato il giornale delle illusioni, ovvero quella di essere progressista, stando invece a destra.


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John Elkann, figlio di Alain nato da padre francese e madre italiana. Il padre, Jean-Paul Elkann (1921-1996), banchiere, industriale e rabbino, è stato presidente del concistoro ebraico di Parigi 1967-1982; di Francia dal 1982 al 1992 La madre, Carla Ovazza, discende dalla nota famiglia di banchieri Levi Fubini di Torino. Come si può intuire ha avuto le spalle ampiamente coperte nel suo lavoro, programmato ai vertici superiori, di smantellamento dell’industria automobilistica italiana.
El_cane, prima si tolgono dai c0glioni meglio sarà per gli itaggliani, di questi pedersionisti ne facciamo volentieri a meno,
Basta guardarlo in faccia, ha tutti i segni del profittatore seriale, un debosciato figlio di debosciati.
Bisognerebbe poi aprire dibattito… su che problema psichico abbiano… coloro che quotidianamente continuano acquistare Repubblica… perché sono pochi pochissimi… ma ci sono… garantiamo noi per avere visti con nostri occhi (stupefatti)!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/