La Bulgaria, improvvisamente, è esplosa come un candelotto di dinamite, mentre tutti pensavano che si trattasse di un cero votivo in onore dell’Ue. La miccia rende inequivocabile il senso di manifestazioni enormi in tutto il Paese che hanno costretto il governo alle dimissioni: il fatto che dal primo gennaio del 2026 questo Paese sarebbe entrato nell’area euro, prefigurandosi già da subito come una seconda Grecia, ma forse ancora più grave, visto che c’è stato un aumento stellare dei prezzi che ha spinto la gente in piazza per disperazione. La legge di bilancio che si doveva approvare, rifletteva appunto la preparazione alla nuova moneta che, come sa molto bene chi non guarda ostentatamente dall’altra parte, forse per non vedere quanto è stupido, è una sentenza di lenta agonia economica. Altro che proteste contro la corruzione, come dicono, con evidente disprezzo di qualsiasi verità o anche plausibilità, i giornaloni e le televisioni del mainstream, impossibilitati a nascondere cosa sta succedendo. Tra l’altro dimenticano che proprio l’Ue vive fenomeni corruttivi serpeggianti in ogni settore, a partire dalla sua capa in testa, protagonista di una trattativa sui vaccini che grida vendetta, ma che è stata soffocata da quella specie di parlamento di peluche che pronuncia una sola parola: “sissignore”, anzi sissignora, perché mica vogliamo sottovalutare il merito di queste eccelse figure femminili. Del resto badano solo ad aumentarsi stipendi d’oro che sono cresciuti del 22 per cento negli ultimi tre anni: commissari e alti funzionari ora percepiscono una remunerazione pari o addirittura più alta di quella del presidente degli Usa.

Il titolo del post va spiegato ai più giovani che non sono vissuti nel tempo in cui l’espressione consenso o maggioranza bulgara era usata per indicare una massiccia adesione. La Bulgaria era infatti il Paese del mondo comunista dove alle elezioni c’era un consenso di oltre il 90 per cento per i candidati espressione del politburo di Sofia. Ops… sì, in Unione Sovietica e nei Paesi ad essa collegati si votava regolarmente, fatto questo che dimostra come il ricorso alle urne è un fatto necessario, ma non sufficiente alla democrazia o alla rappresentanza. Ad ogni modo questa è la prima volta che nel beato giardino europeo un governo è costretto a dimettersi di fronte alla pressione delle piazze. E sono le piazze di tutte le città principali della Bulgaria: decine di migliaia di persone, centinaia di migliaia nella capitale Sofia. Ecco perché parlo di un dissenso bulgaro nei confronti del governo europeista e dunque verso l’Ue. Basta guardare questo breve video, salvatosi dalla censura che stanno attuando i maggiori media, impedendo la riproduzione in rete, per rendersi conto della realtà, soprattutto tenendo conto che il Paese conta appena 6 milioni e mezzo di abitanti scarsi.

Tale dissenso era peraltro già in formazione in tutto l’Est del continente, soprattutto a causa del parossismo bellico che ha preso l’Ue e che certamente impaurisce i Paesi confinanti con la Russia, che sarebbero facilmente sacrificabili dalle oligarchie europee pur di continuare la loro guerra. Ma c’è anche un altro motivo di cui avevo parlato il 25 novembre scorso e riguarda sia la continuazione ad oltranza della guerra, sia la possibile fine del conflitto con la conseguente necessità di ricostruzione dell’Ucraina odi ciò che ne rimarrà. E spudoratamente mi cito: “bisognerà dirottare enormi cifre di denaro verso Kiev e questo significherebbe sottrarle agli altri Paesi dell’Est che finora ne hanno goduto. Romania, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e vari stati balcanici sono molto allarmati e tentati di sottrarsi a Bruxelles nel momento in cui non potrebbero più trarne vantaggi, ma anzi sarebbero chiamati a pagare il conto, Insomma una situazione esplosiva che si ha tutto l’interesse a rinviare il più possibile, anche se il collasso economico è sempre più vicino, con tutto quello che ne consegue”.

Non è certo un caso se l’Ungheria da tempo è in rotta di collisione con Bruxelles e anche la Slovacchia fa sentire il suo no ai piani della von der Pfizer: il premier Fico proprio ieri ha detto che non voterà più finanziamenti al regime di Kiev e non concederà più armi. La stessa Romania è sull’orlo di uno tsunami: sono riusciti a tamponare la situazione, facendo invalidare dalla Corte costituzionale il risultato delle elezioni che aveva in precedenza ratificato e poi ricorrendo a brogli e corruzione che, secondo alcuni notisti, sono costati alla Ue poco meno di due miliardi. Ma il Paese è spaccato, inquieto, pronto di nuovo ad esplodere. Ormai è davvero inutile che ad ogni contestazione i domestici che scrivano sui giornali ormai di imminente proprietà di armatori greci, che in Bulgaria e Romania agisce l’estrema destra. L’unica estrema destra ravvisabile sono proprio loro.