Mentre l’Italia ha conseguito la sua grande vittoria contro l’Europa delle lobby che è poi l’unica che esista, salvando per cinque anni i suoi spaghetti alle vongole, anzi con i lupini che si usano sulla costa veneto romagnola, la Francia sta affogando la sua grandeur nel delirio macronista. Dopo le dimissioni di Lecornu, a diciotto ore dalla formazione del governo, probabilmente un record mondiale a partire dal neolitico, il presidente ha convocato all’Eliseo tutti i partiti tranne quelli che contano, ovvero la France Insoumise di Mélenchon e il Rassemblement di Bardella. Il risultato è che a Lecornu è stato nuovamente affidato l’incarico di formare un governo che rischia di durare altre 18 ore visto che, se Macron non riuscirà a convincere i socialisti ad entrare in un esecutivo destinato a colpire duramente le pensioni e il welfare, non ci sarà speranza e il premier in pectore sarà ancora cornu e battu, ovvero cornuto e mazziato. La cosa è ancora più difficile perché ormai a Macron, che sarebbe il garante del massacro sociale, restano due anni, dopo di che non potrà più essere rieletto e dunque non potrà più coprire con il manto presidenziale queste operazione di scasso sociale.

E qui viene la cosa interessante che collega con chiarezza inequivocabile le politiche reazionarie volute dalle oligarchie continentali, alle fanfare di guerra che dovrebbero ammorbidire le opinioni pubbliche e spingerle ad accettare ancora più sacrifici in nome della possibilità di una invasione russa completamente inventata. Dunque dopo le dimissioni di Lecornu e lo choc politico che ne è derivato, a Macron è venuta l’idea di coinvolgere ancora di più la Francia nella questione Ucraina ed ha offerto alla Polonia una sorta di scudo atomico, proponendo di spostare nel territorio di Varsavia missili e testate atomiche. Si trattava ovviamente di un mero bluff, anche perché Parigi non ha queste possibilità, ma ad ogni buon conto due giorni dopo un sommergibile nucleare russo è emerso in Atlantico vicino alle coste francesi. Nessuno ne aveva rilevato la presenza ed è stata un gran brutta sorpresa per l’intera Nato. Il messaggio era chiaro: possiamo incenerire la Francia prima ancora che possa accorgersi del pericolo. Nonostante l’ Alleanza Atlantica abbia biascicato in modo totalmente non credibile di avarie al sottomarino, che è emerso quel tanto da essere finalmente notato per poi tornarsene tranquillamente nelle profondità del mare, l’impressione è stata fortissima e Macron ha immediatamente cessato i suoi colloqui con i polacchi.

Questo episodio ha mostrato chiaramente come le prospettive di guerra, che fra l’altro l’Europa non è in grado di combattere, siano un mero puntello strumentale ai governi continentali, che non hanno più un appoggio popolare. Tuttavia anche da questo punto di vista le cose si mettono malissimo quantomeno in prospettiva: il fallimento di Zelensky a Washington e il prossimo incontro di Trump con Putin a Budapest, che è di per sé un sonoro ceffone alla Commissione Ue, la situazione militare ucraina ormai disperata, stanno cominciando ad erodere anche questa via di scampo per le élite europee le quali vanno via via esaurendo la loro ragion d’essere. Del resto ormai inviano al regime di Kiev solo ferraglia da rottamare, mentre i contributi finanziari sono diminuiti del 57%: la Ue o meglio le oligarchie che ne detengono il potere reale, non ce la fanno più e pensano di poter impedire la pace con operazioni terroristiche, come se l’intero continente fosse diventato un gigantesco Honduras. Stimolano Zelensky a colpire centrali nucleari, fanno sapere in giro che preparano clamorosi attentati, compresi quelli contro Putin. Sono come giocatori falliti che si aggrappano all’idea di una mano vincente.

Il fatto è, tanto per tornare alla Francia, che i problemi economici del Paese semplicemente non possono essere risolti all’interno delle logiche Ue, delle sue assurde prescrizioni e della moneta unica. o meglio non possono essere risolti senza la completa mattanza dello stato sociale. Questo vale ovviamente per tutti gli Stati dell’Unione, persino per quei Paesi dell’Est che negli ultimi vent’anni sono stati una delle mete della delocalizzazione e che grazie a questa sono ingrassati non poco. Ma adesso hanno capito che non c’è più trippa per gatti. Potrai anche riuscire a manipolare le elezioni in posti dove la corruzione è endemica, come è successo in Romania e Moldavia, ma anche questa capacità si sta esaurendo. L’Ue non è più un punto di forza dei Paesi che la formano, ma la loro principale debolezza.