Come sappiamo un ucraino che stava facendo le vacanze in Italia, è stato arrestato con l’accusa di aver partecipato alla distruzione del North Stream 2, ma, sebbene la cosa sia clamorosa, la notizia non è certo questa, ma il fatto che l’oliato meccanismo del potere Ue continua imperterrito nella sua opera di depistaggio, coprendo il fatto che l’operazione sia stata condotta dagli Usa con la collaborazione della Norvegia. E oggi si sa anche con quali mezzi. Si tratta di salvare la faccia o sarebbe meglio dire la parte anatomica che opportunamente la sostituisce, non solo del verminaio di Bruxelles dove parecchi dei soldi concessi a Zelensky girano nelle tasche di burocrati e politici, ma soprattutto del milieu tedesco che ha accettato di affondare la propria economia e a cui la distruzione del gasdotto era stata praticamente annunciata: Biden a suo tempo lo aveva detto a Scholz quasi in via ufficiale durante un colloquio a Washington di cui si hanno i resoconti. Se questo non bastasse, ci sono decine di documenti dei servizi americani che lo dicono quasi apertis verbis, oltre ad essere ben noto già da parecchi anni che gli Usa avevano fatto sapere a Berlino che non gradivano affatto la realizzazione di quest’opera e che l’avrebbero ostacolata.

Secondo alcuni analisti la famosa guerra fatta alla Wolkswagen sulle emissioni truffaldine delle sue auto, prodotta da un istituto legato alla Cia e che non si è mai sognato di analizzare le emissioni di vetture americane, era in sostanza un avvertimento trasversale. Abbastanza evidente perché in realtà, come si è ben presto scoperto, tutti i costruttori baravano esattamente come oggi imbrogliano sulle auto elettriche che nei test standard rivelano un’ autonomia pari solo ai due terzi di quella dichiarata, ma che a velocità autostradali fanno meno della metà dei chilometri per le quali sono state vendute. E c’è di più: solo gli Usa o forse anche la Gran Bretagna, avevano i mezzi per far saltare in aria i tubi del gasdotto senza lasciare chiare tracce, altro che la barchetta affittata da ukronazi con cui si diceva o probabilmente ancora si dirà, era stato fatto esplodere uno dei tubi del gasdotto.

Ma di questo non si parla, l’uomo della strada rimane del tutto all’oscuro di tali fatti che pure vengono dibattuti con una certa frequenza nell’informazione internazionale. Però un noto e acclamato direttore di un giornale, non certo antagonista, ma diciamo anti convenzionale rispetto alla narrazione del conglomerato di bugiardi, guidato da Corriere, Repubblica e Stampa, se n’è uscito con un pezzo in cui si dice che con questo arresto finalmente viene smantellata la tesi secondo cui la Russia stessa avrebbe distrutto una sua proprietà, tra l’altro appena realizzata in mezzo alle complicazioni e alle trappole politiche poste da Paesi come la Danimarca. Tuttavia questa non era un’idea, nemmeno una congettura per quanto poco credibile, ma soltanto una clamorosa cazzata, usata per confondere le menti più deboli. Se la Ue pensava di colpire la Russia con le sue sanzioni su gas e petrolio, era mai possibile che i russi stessi avessero tagliato le vie di rifornimento, sanzionandosi da soli e provocando, tra l’altro, miliardi di danni alla maggiore azienda del Paese? Tutto ciò potrebbe persino servire da rapido test sul QI: se ci credi sei un cretino patentato.

Certo, decostruire questa leggenda metropolitana dopo due anni dal fattaccio, deve aver comportato un profondo sforzo intellettuale, ma di fatto ammettere ora che una fesseria non sia vera, con l’aria di chi le suona al mainstream, non fa che aderire alla strategia di copertura di Washington, così sono tutti contenti. E soprattutto l’Europa allontana da sé l’amaro calice del servaggio. O meglio, allontana il pericolo di mostrare urbi et orbi a quale punto di asservimento al potere tecno – feudale degli Usa, sia arrivata. Assieme a tutta l’informazione.