Alla fine di agosto del 1944 quando i tedeschi si ritirarono da Parigi il generale de Gaulle supplicò il comandante in capo Eisenhower di far partecipare alla sfilata della vittoria quasi solo i soldati francesi, quelli raccogliticci dopo lo sbarco in Normandia e la sua successiva avanzata, in maniera da dare l’impressione ai parigini che davvero la capitale fosse stata liberata dai francesi. Era ovviamente una totale balla sulla quale il generale costruì la sua successiva fortuna politica: la Francia era stata sconfitta anzi umiliata senza appello in pochi giorni e per tutto il conflitto si divise in una zona occupata e in una, quella di Vichy, ferocemente filonazista. Solo qualche azione della resistenza, comunque assai più flebile di quella italiana, ruppe il buio di quella notte, mentre la piccola pattuglia di gollisti rifugiatasi a Londra era alla totale mercé degli anglosassoni. Ma non basta mettersi la giubba dei falsi vincitori: dopo di allora non c’è stato altro che una serie di sconfitte continue, dall’Indocina all’Algeria che dimostrano la difficoltà di questo Paese ad abbandonare la sua stessa auto mitomania.

Racconto questo episodio per far comprendere in quale psicologia della frustrazione viva la Francia che ha un’immagine di sé ritagliata su Carlo Magno, il Re Sole e su Napoleone, ma la cui realtà internazionale è quella del due di coppe quando briscola è a bastoni. Da molto tempo ormai: l’ultima battaglia vinta da un esercito francese, ma con l’ausilio decisivo delle truppe piemontesi fu Solferin0, dopo venne la terribile batosta di Sedan e poi la prima guerra mondiale, vinta per il rotto della cuffia, ma solo grazie alla Russia  che distolse la metà delle forze tedesche e successivamente per l’intervento degli Usa. I francesi lo sapevano tanto che pensarono di trincerarsi dietro la linea Maginot. Insomma surclassata sul mare dalla Gran Bretagna e sulla terra dalla Germania  la grandeur francese si è annidata solo nelle guerra coloniali.

Certo la Francia era un centro mondiale di cultura e ciò in parte compensava la perdita di peso geopolitico, ma adesso che è stata risucchiata e svuotata dal primitivismo americano ad onta di qualche esprit che tuttavia non fa primavera, questa sindrome si fa irresistibile: ecco perché tenta di essere tracotante verso chi crede inferiore o più docile. In questo groviglio di marginalità e di disillusione nasce la follia di ritenere propria la scalinata di Trinità dei Monti, per qualche spicciolo versato all’inizio del Settecento e per la gestione ottocentesca. E allora dove sono finite le enormi somme mai restituite prestate dai banchieri italiani agli Angioini o allo stesso Carlo VIII che invase l’Italia provocando enormi danni nonostante la sconfitta finale? Dove sono i soldi, quasi tutti italiani, distribuiti dai Papi durante la cattività avignonese?  Si tratta di cifre complessive che tenendo conto del potere d’acquisto odierno corrisponderebbero a centinaia di miliardi di euro. Dove sono le innumerevoli opere d’arte trafugate durante i secoli e le guerre che si sono svolte sui territori italiani? E dov’è il compenso dovuto a Caterina de’ Medici, di gran lunga la più importante regina di Francia, per aver dirozzato un Paese che ora pretende  di aver inventato ciò che ha imparato a fatica?

Tra l’altro la richiesta francese non riguarda nemmeno l’Italia, ma il Vaticano che gestisce le chiese e gli annessi  in questione: per questo esiste un concordato diretto tra Parigi e la Santa Sede. Che caspita vogliono allora questi francesi che hanno tentato di fare la voce grossa anche con la Russia, in uno straordinario crescendo di ridicolo? Forse il neo imperatore Macron vuole qualche compensazione per aver definitivamente perso l’Africa, sbeffeggiato non solo dai sudditi che si sono ribellati dopo due secoli di sfruttamento intensivo, ma anche dagli “amici” americani la cui considerazione dei francesi è di essere solo personaggi di uno scénario turistico.  Certo se dovessimo affidare una risposta a quella venditrice di alici fritte che è a capo del mercato coperto italiano, pardon del governo, altro che la scalinata di Trinità dei Monti potremmo perdere. Ma ci dovremmo chiedere di quale cavolo di Europa si sta parlando, quando anche da queste scempie baruffe, emerge che l’unica cosa autoctona che è stata prodotta, cioè al fuori degli interessi dell’impero e delle sue oligarchie, è quella di un direttivo franco – tedesco, ossia di una egemonia sugli altri dentro un servaggio complessivo.